Corriere della Sera, 26 maggio 2026
Reggio Calabria, vittoria di Francesco Cannizzaro
«Pensare di essere il sindaco della mia città mi fa accapponare la pelle. È una cosa che sognavo sin da bambino». Ha stravinto Francesco Cannizzaro, detto «Ciccio», il candidato di centrodestra divenuto virale sui social promettendo: «Con l’aiuto di Dio e della Madonna della Consolazione, Reggio Calabria risorgerà e sarò il miglior sindaco che la città abbi mai avuto». Sul soccorso celeste non ci sono evidenze, ma è certo che per il deputato di Forza Italia, coordinatore del partito in Calabria, hanno votato almeno sei elettori su dieci. L’avversario più temibile, il candidato di centrosinistra Domenico Battaglia, fino a tarda sera era dato sotto il 25%.
Una vittoria «schiacciante», «straordinaria», «impressionante», hanno festeggiato, galvanizzati, i colleghi di Forza Italia che incassa il bis, anzi il tris, nella regione guidata da Roberto Occhiuto, legato politicamente al neo-sindaco a doppio filo. C’era Cannizzaro accanto a Occhiuto quando il governatore finito sotto indagine annunciò le dimissioni e la ricandidatura a presidente della Calabria. C’era sempre «Ciccio» quando Roberto opzionò la successione ad Antonio Tajani nella leadership del partito. E ieri c’era ancora il governatore accanto a Cannizzaro che definiva il suo «risultato storico, assieme alla doppia conferma di Occhiuto, una vittoria straordinaria mai accaduta nel regionalismo calabrese. Un impianto che ha portato FI al 32% trainando un centrodestra che è coeso e compatto».
Ecco perché Cannizzaro invita la coalizione, «e in modo particolare FI, a valutare la città come laboratorio politico». Perché, rimarca «avevo detto dall’inizio di voler presentare una coalizione il più larga possibile». Undici liste che hanno incluso da Fratelli d’Italia alla Lega, a Noi moderati, all’Udc, fino ad Azione di Carlo Calenda, Democrazia cristiana, Azione popolare, Ogni giorno Reggio Calabria, Insieme si può, Reggio protagonista e Reggio futura.
Quarantatré anni, perito elettrotecnico laureato in Scienze del servizio sociale, prestato alla politica da quando ne aveva venti, Francesco Cannizzaro ha iniziato come consigliere comunale di Santo Stefano in Aspromonte, paesino di mille persone che guarda dall’alto Reggio. Poi l’ascesa. Nel direttivo del Parco dell’Aspromonte, entra in Consiglio provinciale e quindi viene eletto alla Camera nel 2018 nel collegio uninominale di Gioia Tauro. Riconfermato nel 2022 diventa poi vicepresidente del gruppo forzista a Montecitorio. Dal 2023 è coordinatore regionale del partito.
«Io insieme a voi scriveremo la storia che i bambini di oggi e gli adulti di domani leggeranno e potranno dire questa cosa l’ha realizzata il sindaco Cannizzaro con la sua squadra», aveva detto nei comizi elettorali conclusi in stile trumpiano, con l’invocazione «Dio benedica Reggio Calabria, la Calabria e i calabresi». E proprio dalla «squadra» ha annunciato di voler ripartire.
Ma è evidente che il suo orizzonte non si fermerà alla vista su Messina (che vorrebbe vedere unita a Reggio dal ponte di Matteo Salvini). Del resto nessuno nel partito e nella coalizione ha dimenticato il suo sfogo, riportato da Augusto Minzolini: «Giorgia sta sbagliando tutto. Non capisco perché non faccia un rimpasto visto che il referendum è stato una sconfitta politica. Se andiamo avanti così perdiamo le prossime elezioni. Tant’è che penso di candidarmi come sindaco a Reggio Calabria. Non stiamo gestendo la sconfitta né come governo né come FI. Fanno fuori Gasparri per mettere la Craxi ma d’impulso, senza un disegno». C’è da credere che quel disegno, da oggi, Cannizzaro, Occhiuto e qualcuno che c’era al suo comizio finale (come il ministro Paolo Zangrillo), provino ad abbozzarlo.