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 2026  maggio 26 Martedì calendario

Il profilo di Venturini, nuovo sindaco di Venezia

Fa professione di modestia, Simone Venturini. Il «ragazzo di Marghera», come si definisce prosaicamente, a soli 38 anni può sedersi sulla poltrona più importante di Ca’ Farsetti con la leggerezza di chi, alla vigilia di una sfida in cui molti lo davano perdente, si concede il lusso di temperare l’improvviso caldo estivo con un tuffo nelle acque del Lido.
Lo spirito del neo sindaco, che festeggia l’elezione nel giorno del suo secondo anniversario di matrimonio con la moglie Carolina, è quello dello scout di formazione cattolica. Una persona impegnata per la comunità fin da ragazzo. Pronto a candidarsi, e farsi eleggere, in Consiglio comunale a Venezia a 21 anni (come il suo sfidante Andrea Martella). Un debutto con l’Udc, dentro una coalizione di centrosinistra, per poi virare verso una dimensione civica con l’approdo nella squadra di Luigi Brugnaro, che lo chiama subito nella sua prima giunta, affidandogli il ruolo di assessore alla Coesione sociale, e lo conferma nella seconda, aggiungendogli l’onere di occuparsi di Casa e Turismo, materie di primaria importanza in Laguna.
Si definisce un pragmatico. Assicura, come si dice spesso in questi casi, che vuole essere «il sindaco di tutti». Ma mette subito in chiaro che non userà Venezia «come trampolino per un ruolo nazionale». Sotto la galleria Matteotti, nel centro di Mestre, i suoi sostenitori lo portano in trionfo chiamandolo per nome, come l’amico di famiglia. E forse il suo approccio semplice, da giovane della porta accanto, è tra le caratteristiche che lo hanno differenziato dallo sfidante che con cinque legislature in Parlamento è stato vissuto da molti come un professionista della politica.
Venturini predica continuità, parla di completare opere e infrastrutture varate dalla giunta di cui faceva già parte, ma lancia anche l’idea di creare un board internazionale per attirare a Venezia le risorse di cui una realtà così importante ma bisognosa di cure ha assoluta necessità. Fa appello perché la città «sia più unita». A Martella, che lo ha chiamato per congratularsi, manda a dire che si aspetta che a Roma si faccia sostenitore delle istanze di Venezia.
Il neosindaco si è presentato in piazza intorno alle 19,30, quando la vittoria non era ancora sicura. «Non sono scaramantico. Ma poi c’era tutta questa gente che mi aspettava». In campagna elettorale i leader del centrodestra non si erano fatti vedere, salvo Matteo Salvini (e visite dei ministri Piantedosi e Crosetto). Non se n’era fatto un cruccio, anzi. La politicizzazione della contesa probabilmente non gli avrebbe giovato. Ma quando il successo è certo fioccano i complimenti e le chiamate da Roma. A partire da quella di Giorgia Meloni: «Aspettami, vengo a trovarti. Sono molto contenta, davvero». Ma è arrivato a congratularsi anche il governatore Alberto Stefani. La paura di perdere è passata. Adesso tutti a far festa a Ca’ Farsetti.