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 2026  maggio 26 Martedì calendario

Venezia resta al centrodestra. Già eletti dodici sindaci

Il centrodestra riesce a sorpresa a vincere a Venezia, dove il Campo largo addirittura puntava al successo al primo turno. E riconquista Reggio Calabria grazie alla corsa trionfale del forzista Francesco Cannizzaro – risultato che dopo 12 anni chiude definitivamente l’era di Giuseppe Falcomatà (Pd, sindaco uscente nella città calabrese, decaduto a gennaio dopo l’elezione in Consiglio regionale) —, mentre fra i successi del centrosinistra spicca la riconquista di Pistoia. Il primo turno delle elezioni amministrative che hanno chiamato al voto quasi 6,5 milioni di italiani in 749 Comuni è stato l’ultimo test (in attesa dei ballottaggi) prima delle Politiche del prossimo anno.
In una tornata elettorale che ha segnato l’ennesimo calo di affluenza (il dato si è attestato al 60,06% rispetto al 64,9% delle precedenti consultazioni), fra i 18 capoluoghi al voto (Venezia l’unico di regione, tutti gli altri di provincia) finisce con 5 sindaci di centrosinistra già eletti, oltre a Salerno e Enna dove Vincenzo De Luca e Vladimiro Crisafulli hanno vinto senza il simbolo del Pd; mentre la coalizione di centrodestra ne ha ottenuti 3. Altri due sono stati eletti con altre liste. Si partiva da 8 sindaci uscenti di centrosinistra, 5 di centrodestra e 5 civici.
La sfida più attesa era quella di Venezia. E alla fine, nonostante i numerosi sondaggi sfavorevoli, è stato eletto Simone Venturini (51,1%), assessore nella giunta del sindaco uscente Luigi Brugnaro che ha guidato l’amministrazione per 11 anni consecutivi. Andrea Martella, senatore del Pd sostenuto dal Campo largo, ha fatto un buco nell’acqua della laguna (39,1%). Il successo a Venezia è stato bissato dall’altra importante piazza di questa tornata elettorale, Reggio Calabria. Qui le dimensioni del successo del centrodestra sono andate ben oltre il previsto successo: Cannizzaro è volato al 66,3%, Domenico Battaglia è stato più che doppiato.
Ora i riflettori si sposteranno sui ballottaggi di giugno per scegliere il nuovo sindaco in 6 capoluoghi, con il centrosinistra in vantaggio dopo il primo turno a Chieti (con Giovanni Legnini 46,9), ad Agrigento (con Michele Sodano (38,3%) e a Trani (con Marco Galiano 40,8%), mentre il centrodestra è avanti ad Arezzo (con Marcello Comanducci 43,8%), Macerata (Sandro Porcaroli 49,9%) e a Lecco (con Filippo Boscagli 48,6%). Il centrosinistra al primo turno ha strappato alla maggioranza di governo Pistoia con Giovanni Capecchi (54,4%) e ha vinto a Enna (senza il simbolo del Pd) con Vladimiro Crisafulli (63,7%) e ad Avellino con Nello Pizza (54,2%), città entrambe governate da indipendenti civici. Lo schieramento progressista ha inoltre ottenuto la conferma a Prato (con Matteo Biffoni 54,7%), ad Andria (Giovanna Bruno 76,9%), a Salerno (il ritorno trionfale dell’eterno Vincenzo De Luca 58,2% senza Pd e M5S) e a Mantova (Andrea Murari 69,9%). Il centrodestra, oltre a Venezia e Reggio Calabria, si è imposto al primo turno a Crotone (con Vincenzo Voce 62,4%), strappando la fascia tricolore ai civici, che invece si sono confermati a Fermo (Alberto Maria Scarfini 53%) e a Messina (Federico Basile 57,5%).
Per quanto riguarda l’affluenza, l’Umbria è la regione più virtuosa: ha partecipato al voto il 70,7% degli aventi diritto. Maglia nera invece al Molise, dove si è presentato ai seggi meno del 47,7%. Fra le regioni con l’affluenza più alta, la Campania (67,9% trainata dal 69,8% registrato ad Avellino), il Lazio (64,8%) e l’Abruzzo (63,9%). Decisamente più bassa la partecipazione in Emilia-Romagna (54,4%), Lombardia (52,7%, in calo di ben 9 punti rispetto alle precedenti elezioni), Sicilia (58,8%), Liguria (53,5%) Piemonte (54,5%) e Friuli-Venezia Giulia (51%).