Domenicale, 24 maggio 2026
E lo scoglio furioso si trasformò in Eden
Clizia che segue Apollo con il suo nuovo volto di girasole, la ninfa Anemos sferzata dal vento di fine inverno, i tulipani eccitabili di Sylvia Plath, le mimose democratiche scelte dall’8 marzo 1946 per festeggiare le donne al posto delle violette, amate dalle suffragette ma troppo costose per la classe operaia. Per fortuna la corrispondenza donna-fiore spesso supera una certa estetica da Sanremo anni Cinquanta, e diventa ancora più interessante quando la relazione si estende in un giardino: è il caso di Susana Walton con La Mortella, una sorta di scoglio furioso trasformato in Eden nella punta più settentrionale di Ischia, spazio multiforme come il suo accento, nel quale l’arioso inglese britannico incontrava l’italiano e si addolciva di consonanti sudamericane.
Esattamente 100 anni sono trascorsi da quando Susana Gil Paso nacque a Buenos Aires, che nel 1926 superava i 2 milioni di abitanti quando Roma ne toccava a malapena uno, in un giorno d’agosto e due mesi dopo la conferenza di Filippo Tommaso Marinetti alla Facoltà di Scienze Esatte. Il suo destino di figlia dell’alta borghesia, che aveva imparato l’inglese prima dello spagnolo, si scontrava con l’indole anticonformista e uno spirito curioso e impavido, che la condussero a velocissime nozze con Sir William Walton, uno dei più noti e apprezzati compositori del Novecento. Si incontrarono a una conferenza stampa a Buenos Aires, dove pare che sir William (46enne) incontrò nella folla gli occhi verdi e guizzanti di Susana (22enne); spirito audace anche il suo, poco dopo essersi presentato le avrebbe detto «You will be very surprised, Miss Gil, to hear that I am going to marry you». Due mesi dopo, la profezia era realtà. Né i lividi cieli britannici né quelli infiniti dell’Argentina facevano per loro, ed ecco l’idea di trasferirsi nel golfo di Napoli, che a Walton in una precedente visita aveva già ispirato il Concerto per violino per Jascha Heifetz. Era il 1949 e in quell’isola, che a differenza di Capri non era un gran magnete per intellettuali e mondanità, abitarono in affitto fin quando non decisero di comprare – con una mossa che dovrà essere sembrata bizzarra agli isolani – un terreno nell’area del monte Zaro, colata lavica di diecimila anni fa dove il mare si incastrava fra le rocce austere sputate dalle viscere della Terra.
E lì, mentre William componeva, Susana diede vita a uno dei giardini più belli e amati del mondo, per i quali scelse il nome dato dagli ischitani alle piante di mirto che erano state fino a quel momento uniche abitanti della zona. All’inizio fu affiancata dal principe dei garden designer, Russell Page, ma fu poi lei a dar loro forma nel corso di 50 anni, secondo quella dei suoi gusti e desideri. Le rocce coperte di vegetazione mediterranea, ma anche di una collezione di piante esotiche in dialogo con giochi d’acqua, sentieri, sculture, fiorivano sotto il perenne sorriso di Susana, che fioriva anch’essa nella sua personalità. Il suo stile flamboyant era alimentato dall’amicizia con Edith Louisa Sitwell, poetessa d’avanguardia (Walton musicò alcune opere della sua raccolta Façade) di cui amava e riprese i cappelli piumati e colorati, facendoli realizzare da Philip Treacy e ai quali associava abiti di Fortuny, caftani dalle favolose stampe comprati nei suoi viaggi in Oriente e i gioielli-sculture di Andrew Logan. Sette anni dopo la morte di William, nel 1990 Susana Walton decise di condividere la bellezza creata insieme e aprì i giardini al pubblico, creando una fondazione che oggi li cura e gestisce e celebra i 100 anni della nascita della loro creatrice con un nuovo percorso esperienziale e un ricco programma di eventi, fra Italia e Gran Bretagna, che si svolgerà fino a novembre.
Oltre alle visite al giardino, da non perdere saranno come sempre i concerti, nella sala realizzata nella casa dei Walton, che ospita anche un piccolo quanto commovente museo dedicato alla coppia (stupendi i bozzetti di Lele Luzzati per le opere di Sir William e i ritratti di Cecil Beaton sul paravento), e d’estate anche nell’area del “Teatro Greco”, dove la musica si diffonde sotto la luna del golfo e fra il profumo del timo. Un café offre una sofisticata selezione di tè, immancabilmente britannica, insieme a chicche come il rucolino, liquore a base di rucola selvatica di Ischia. In questo scrigno multimediale e multisensoriale Susana Walton riposa, dopo aver terminato il suo giardinaggio demiurgico, nel ninfeo, dove l’acqua scorre e una incisione ricorda che nel primo giorno di primavera del 2010 è passata all’immortalità in cui credeva, non prima di aver donato al mondo il sogno di un caos tellurico addestrato con il profumo della lavanda e i colori di camelie e orchidee.