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 2026  maggio 24 Domenica calendario

Formelle INA Casa in cerca di autore

Api, tartarughe, rondini, scoiattoli e molti altri elementi naturali, ma non solo, che richiamano il tema della casa e dell’abitare, accompagnati soprattutto dall’iconica scritta INA CASA. Sono le targhe ceramiche, policrome e decorate, che identificano gli edifici realizzati nel secondo dopoguerra (1949–1963) con il Piano INA Casa, noto anche come Piano Fanfani. Piccoli segni d’arte diffusi in ogni angolo delle grandi città, ma anche nei più sperduti comuni del territorio italiano, a testimoniare il più importante programma di edilizia residenziale popolare a scala nazionale, capace di dare un’abitazione a oltre 360 mila famiglie.
Le targhe venivano collocate come segno identificativo, pur con tante eccezioni, sulle testate principali degli edifici e in corrispondenza degli ingressi delle abitazioni.
Oltre 120 diversi motivi grafici schedati, senza conteggiare le varianti di colore o di piccoli particolari, ma certamente questo è ancora un conteggio provvisorio, per la complessità di effettuare una completa catalogazione sull’intero territorio nazionale. E per lo più sono formelle “in cerca di autore”.
Perché se i nomi degli artisti che per primi parteciparono alla realizzazione di queste piccole ceramiche, in due formati di circa 20×26 o 30×36 centimetri, sono noti e pubblicati, ben più complesso è completare l’associazione artista-formella. Un resoconto pubblicato dall’INA Casa nel 1956 riporta un elenco di ventitré artisti che parteciparono a questa iniziativa, tra cui Alberto Burri, Duilio Cambellotti, Pietro Cascella, Anna Maria Cesarini Sforza, Pietro De Laurentiis, Piero Dorazio, Leoncillo Leonardi, Publio Morbiducci e Guerrino Tramonti. A questi è presumibile si siano poi aggiunti altri artisti: così avvenne per Irene Kowaliska, di cui è nota una serie di tre differenti soggetti per il quartiere Pastena di Salerno, progettato dall’architetto Bruno Zevi.
A rendere complessa l’attribuzione concorrono due aspetti fondamentali. In risposta al bando di concorso del 1952, gli artisti inviarono solo degli elaborati grafici – disegni al vero, eventualmente a colori, riportavano i documenti —, poiché la realizzazione seriale delle centinaia di formelle era demandata a laboratori o imprese ceramiche; questa suddivisione di ruoli ha fatto sì che negli archivi degli artisti manchino, molto spesso documenti, copie dei disegni o campioni di targhe, che ne testimonino la partecipazione.
I bozzetti, inizialmente conservati dall’INA Casa durante l’esecuzione del Piano, non sono confluiti nel Fondo INA Casa dell’Archivio Storico INA Assitalia, oggi appartenente all’archivio storico di Generali. Non è da escludere che con la conclusione del Piano, il ricco materiale documentale sia stato vagliato e probabilmente in buona parte cestinato o suddiviso tra gli altri enti che parteciparono all’esecuzione del Piano stesso.
Eppure qualche formella il proprio autore lo ha ritrovato.
È il caso di Publio Morbiducci e di Pietro De Laurentiis, che nei loro appunti annotarono i lavori svolti per la fornitura di targhe, ma soprattutto ritirarono i bozzetti non accettati e li conservarono nei loro archivi, rendendo così più facile l’attribuzione anche dei disegni accettati e pertanto delle formelle realizzate.
Variegata e quantitativamente molto numerosa fu la fornitura di targhe effettuata da Guerrino Tramonti, il quale partecipò nel duplice ruolo di artista e di azienda produttrice, poiché disponeva del laboratorio e dei mezzi idonei per occuparsi anche della fase esecutiva. Il maestro faentino riportò nelle sue formelle molti elementi grafici e iconografici già rappresentati in precedenti manufatti ceramici della sua ricchissima e prolifica produzione artistica; a Tramonti si possono attribuire almeno una dozzina di soggetti differenti.
I pesci, i calici, il sifone del seltz, il sole antropomorfo e diversi disegni astratti che si ritrovano nelle sue targhe INA, hanno grandissime analogie con le 365 tavelle maiolicate con decorazioni policrome che costituiscono il cosiddetto “Terzo Cielo di Castelli”, che Tramonti ideò durante la sua esperienza come Direttore della Scuola d’Arte a Castelli d’Abruzzo. A queste si aggiunge l’iconico gatto su fondo blu, o in variante su fondo verde, che identifica, tra gli altri, il quartiere INA Casa Rosta Nuova di Reggio Emilia (progetto degli architetti Franco Albini, Franca Helg ed Enea Manffredini). Le formelle con il gatto si inseriscono appieno in una ricchissima produzione di raffigurazioni feline: il soggetto è ricorrente anche nell’opera grafica di Franco Gentilini, amico di Tramonti fin dall’età adolescenziale, a cui erroneamente erano state attribuite sino ad ora quelle formelle.
L’opera dell’artista faentino fu talmente importante nel panorama del Piano che l’immagine di una sua formella con motivo astratto su fondo verde, venne scelta da Luigi Beretta Anguissola per il volume monografico del 1963 I 14 anni del piano INACasa: un vero e proprio caposaldo per chi, negli anni successivi, ha indagato e studiato il Piano sia sotto il profilo architettonico, ma anche sociale ed economico.
Nel Museo Tramonti di Faenza (Ravenna), che fa parte della rete delle “Case e studi delle persone illustri” istituita dalla Regione Emilia-Romagna, sono conservati quattro stampi originali con cui l’artista produceva in modo seriale le targhe. Un rinvenimento, frutto della ricerca e della passione di Marco Tramonti, figlio del maestro, fondamentale anche per comprendere le modalità e le tecniche di produzione. A partire da questi stampi sono state fedelmente replicate delle formelle perfettamente identiche alle originali, oggi esposte nel percorso museale. Nota, anche se ancora tutta da esplorare e confermare, è la partecipazione di Alberto Burri che, insieme a Piero Dorazio, collaborò strettamente con le Ceramiche Baldelli di Città di Castello. Il rapporto tra i due artisti e la manifattura era in quegli anni già consolidata; tra la fine degli anni Quaranta e i primi anni Cinquanta entrambi collaborarono con Dante Baldelli per la realizzazione di vasi e piatti murali. Un volantino promozionale destinato ai progettisti di edifici INA Casa pubblicizzava sei diverse targhe, riportando i nomi dei due artisti e i riferimenti della manifattura a cui inviare gli ordinativi; due delle ceramiche pubblicizzate sono probabilmente da assegnare a Massimo Baldelli, figlio di Dante, sebbene il suo nome non risulti espressamente esplicitato.
E questo è solo uno dei molteplici aspetti che saranno da indagare e approfondire, per meglio comprendere questo straordinario e quasi sconosciuto “patrimonio diffuso”.