Domenicale, 24 maggio 2026
Quel che sappiamo di gematria e forma della croce
«Guide cieche, che filtrate il moscerino e ingoiate il cammello!». Così Gesù contro gli scribi e i farisei (Matteo 23,24) ricorrendo a un paradosso che tutti ricordano in altro conio, quello del cammello e della cruna dell’ago (Matteo 19,24). È, invece, arduo scoprire che Gesù aveva usato un gioco di parole nella lingua allora parlata, l’aramaico: in essa “moscerino” era galma, mentre “cammello” era gamla. Il Battista si cibava nel deserto di “cavallette” (Marco 1,6), per altro ancora oggi offerte in Oriente tostate e ricoperte di cioccolato (si pensi pure all’attuale discussa farina di insetti). Come si spiega che alcuni testi cristiani antichi affermino che Giovanni si cibasse di “frittelle”, forse cotte col miele selvatico, pure evocato nella sua dieta dai Vangeli? Forse c’è un’altra assonanza che ha generato una simile variazione: in greco “cavalletta” è ákris e “frittella” enrkís.
Potremmo proseguire a lungo in questi giochi linguistici, così come è facile affrontare altri enigmi biblici. Ad esempio, rilevante era la gematria che calcolava il valore numerico delle lettere di una parola o, al contrario, si risaliva dai numeri alle lettere per cui il celebre 666 della Bestia dell’Apocalisse potrebbe essere la somma della trascrizione in ebraico di Neron Kaisar. Le tre scansioni della genealogia di Gesù, che Matteo computa ciascuna in 14 anelli problematici, in realtà ricalcherebbero la somma dei numeri sottesi alle tre lettere DWD di “Davide”, confermando attraverso questa numerologia la davidicità di Cristo (termine che è la resa greca dell’ebraico mashiah- “messia”, letteralmente l’“unto” sacralmente).
Luca nei suoi due scritti (Vangelo e Atti degli apostoli) rivela una curiosa attenzione ai cibi: sarà il caso di accostarvi Paolo che in 1 Corinzi 8-10 affronti la strana questione degli “idolotiti”, ossia la liceità o meno dei cristiani di cibarsi con carni sacrificate agli idoli e parzialmente riconsegnate agli offerenti per i loro banchetti. Per non parlare poi del delicato rapporto dei giudeo-cristiani e dello stesso Gesù col cibo kosher, avallato dall’autorità ebraica. Vagando liberamente nelle pagine evangeliche, è azzardato immaginare che Gesù sia nato in una stalla, tant’è vero che i Magi lo scoprono in una casa, mentre complicata è la datazione del Natale e della stessa era cristiana.
E all’altro capo del filo biografico di Gesù, come spiegare alla sua morte l’eclisse, il terremoto e i sepolcri scoperchiati coi risorti? Com’era, poi, la forma particolare della croce, probabilmente un po’ diversa da quella dominante nei secoli tanto da essere un problema “cruciale” per gli studiosi? I seguaci del Crocifisso Risorto sono i “cristiani”: questo titolo è, però, assente nei Vangeli e in Paolo, e nel Nuovo Testamento ricorre solo tre volte, soprattutto quando fu applicato ai discepoli di Cristo per la prima volta ad Antiochia (Atti 11,26). Agli esordi della nuova religione i cristiani erano, invece, denominati come i «seguaci della Via» (Atti 9,2;24,14) sulla scia dell’affermazione di Cristo: «Io sono la Via, la Verità e la Vita» (Giovanni 14,6). Riguardo all’Apostolo nel complesso sistema delle attribuzioni delle sue Lettere potrà sorprendere alcuni il fatto che un gioiello letterario come la Lettera agli Ebrei a un’analisi accurata riveli queste caratteristiche certe di base: non è di Paolo, non è una Lettera, non è destinata agli Ebrei.
A questo punto ci fermiamo nella nostra lunga (e pur solo emblematica) sequenza di apparenti provocazioni sul testo del Nuovo Testamento per invitare i lettori a scoprire molto altro attraverso un delizioso (talora persino con una punta di umorismo) volume di un biblista americano che insegna negli Usa a Indianapolis, titolare anche di un popolare blog, Religion Prof, James F. McGrath. Questa, che è la sua prima opera tradotta in italiano, si intitola Il Nuovo Testamento dalla A alla Z ma significativo è il sottotitolo: «Quello che gli studiosi conoscono e che tutti vorrebbero sapere». Non si creda, però, che di scena siano solo componenti storiche, linguistiche e letterarie. Ampio spazio è riservato anche a questioni teologiche generali.
Così entrano sotto l’obiettivo dello studioso – sempre in maniera molto originale e inattesa – la nascita verginale di Gesù, oppure la questione femminile, la cristologia, i criteri di storicità della figura di Cristo, l’ermeneutica, l’escatologia, la morale, l’interazione col giudaismo e così via. Sempre, però, l’approccio è sorprendente e incrocia i temi coi dati specifici e concreti svelando terminologie e contenuti poco familiari e fin ignoti ai non specialisti.
In appendice, solo per evocare un’altra “originalità” di genere diverso. Citiamo una deliziosa e intensa «storia di Gesù coi piedi per terra», scritta da un noto gesuita di alta cultura, Antonio Spadaro. La definizione citata è nel sottotitolo dell’opera che nel titolo ne sintetizza appunto il simbolo e l’approccio, A passo d’uomo, con un Gesù che esclude scorciatoie, voli, distacchi dalla quotidianità. L’orizzonte terrestre da lui calpestato è affidato a una trilogia – acqua, pietra, sabbia – sulla quale sono distribuiti i brani evangelici selezionati.
Anche per chi conosce i Vangeli il “viaggio” proposto risulterà quasi inedito e impedirà di ridurre Cristo a un’icona alonata solo di luce per scoprirlo come un costante compagno di viaggio. Ma la grande sorpresa è nella guida iniziale: Patti Smith, la famosa cantautrice, compositrice e poetessa statunitense (ad esempio, gli album Easter o Gone Again), scrive infatti una bellissima prefazione seguendo i passi dei piedi di Gesù, dai piedini «dolcemente stretti tra le mani di sua madre Maria» del Beato Angelico fino ai «piedi martoriati..., deformi e sanguinanti» del Cristo crocifisso di Mathias Grünewald nell’altare di Isenheim.