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 2026  maggio 25 Lunedì calendario

Pubblicata "Magnifica Humanitas", la prima enciclica di papa Leone XIV

A difesa della centralità della persona, la prima enciclica di Leone XIV riannoda i fili tra la dottrina sociale della Chiesa e la contemporaneità. «L’uso delle piattaforme digitali e dei sistemi di Ai accelera i profondi cambiamenti nella comunicazione pubblica e politica – evidenzia Magnifica Humanitas -. Strumenti che potrebbero favorire il confronto e la partecipazione vengono spesso impiegati per costruire narrazioni distorte e confondere i confini tra vero e falso, mescolando dati e opinioni».
Quindi secondo il Papa figlio spirituale di Sant’Agostino «la disinformazione non nasce con l’Intelligenza artificiale ma trova oggi in essa un moltiplicatore potente». Infatti «la possibilità di manipolare contenuti, immagini e filmati espone i cittadini a prospettive parziali o fuorvianti». Il problema, avverte Robert Francis Prevost, riguarda «la dimensione culturale e morale», poiché «la qualità della comunicazione pubblica dipende direttamente dalla fiducia sociale e incide su di essa». Un’informazione veritiera, infatti, «non nasce da un controllo centralizzato o automatizzato».
Potere malato
Nel discorso pubblico, evidenzia l’enciclica, «la verità dei fatti possiede una dimensione razionale in quanto richiede verifica, riscontro delle fonti e responsabilità argomentativa, ma è ancor più relazionale». Si costruisce, infatti, «attraverso legami di fiducia e pratiche condivise, in un confronto onesto con gli altri e con il mondo».
Quindi «solo la ricerca condivisa della verità dei fatti, assunta come bene comune, può fondare una comunicazione giusta». Pochi dispongono di potenti risorse tecniche ed economiche e con esse anche di molte risorse umane per intervenire. Così «hanno un’importante capacità di indurre cambiamenti culturali e, in ultima analisi, di convincere un numero significativo di persone su quale sia la verità sull’essere umano, sul mondo, sul senso dell’esistenza, sulla famiglia, persino su Dio», avverte il Pontefice. Questo è «puro potere privo di verità, che impone sottilmente o apertamente ciò che vuole che gli altri considerino vero».
Crisi di verità
Dietro tutto ciò, sottolinea Leone XIV, vi è una «radice malata» difficile da riconoscere: «Il fatto che l’uomo moderno è erroneamente convinto di essere il solo autore di se stesso, della sua vita e della società». Si tratta di «una presunzione conseguente alla chiusura egoistica in se stessi». Perciò «egli pensa di poter costruire la realtà e che ciò che meglio si adatta alle sue pretese sia valido». Giovanni Paolo II ha riflettuto sulle conseguenze della «crisi intorno alla verità». Giungendo ad affermare che «persa l’idea di una verità universale sul bene, conoscibile dalla ragione umana, è inevitabilmente cambiata anche la concezione della coscienza». Così viene meno il riconoscimento di verità universalmente valide che ci precedono, e che la coscienza deve accettare.
Questo, osserva Robert Francis Prevost, ha portato Francesco a chiedersi realisticamente: «Che cos’è la legge senza la convinzione, raggiunta attraverso un lungo cammino di riflessione e di sapienza, che ogni essere umano è sacro e inviolabile?», e a concludere: «Affinché una società abbia futuro, è necessario che abbia maturato un sentito rispetto verso la verità della dignità umana, alla quale ci sottomettiamo. Allora non ci si asterrà dall’uccidere qualcuno solo per evitare il disprezzo sociale e il peso della legge, bensì per convinzione. È una verità irrinunciabile che riconosciamo con la ragione e accettiamo con la coscienza. Una società è nobile e rispettabile anche perché coltiva la ricerca della verità e per il suo attaccamento alle verità fondamentali».
Democrazia sotto attacco
La ricerca della verità, secondo Leone XIV, è un elemento essenziale per la democrazia, che è essa stessa uno strumento di partecipazione al bene comune. «Quando la domanda su ciò che è vero perde di interesse e prende piede un pragmatismo che si accontenta di ciò che appare utile o efficace, la vita democratica si indebolisce – scrive il Papa nella sua prima enciclica-. Essa, infatti, non vive soltanto di regole e procedure, ma anzitutto di un rapporto leale con i fatti e di un reale orientamento al bene delle persone e del corpo sociale. Il disinteresse per la verità porta lentamente ma inesorabilmente a scivolare verso il totalitarismo».
Un sistema liberticida per il quale, come ha scritto la filosofa Hannah Arendt, i sudditi ideali non sono tanto quelli ideologicamente convinti, ma «la gente per la quale la distinzione tra fatto e finzione (cioè, la realtà dell’esperienza) e la distinzione tra vero e falso (cioè, i canoni del pensiero) non esistono più».
Rischi della comunicazione
«La comunicazione non è solo trasmissione di informazioni, ma è creazione di una cultura – sostiene Robert Francis Prevsot -. I contenuti che circolano negli ambienti digitali influenzano il modo in cui le persone percepiscono il mondo e introducono nella coscienza comune immagini e racconti che orientano i desideri e influenzano le scelte quotidiane». Non si tratta dunque di «un mondo parallelo o puramente virtuale». Perché «ciò che nasce in rete entra ormai a far parte della vita delle persone, soprattutto dei più giovani».
Per questo, «chi controlla le piattaforme digitali e i mezzi di comunicazione possiede una notevole capacità di incidere sull’immaginario collettivo e di proporre come desiderabile una certa visione della realtà». È un potere che «chiede di essere continuamente illuminato dalla ricerca della verità e dal rispetto della dignità umana, perché la cultura che si genera nella rete non diventi strumento di eccessiva distrazione, di omologazione e di dominio, ma spazio in cui possano maturare libertà interiore e pensiero critico», raccomanda il Pontefice.
La giusta Ai
«Il primo compito che abbiamo è quello di non demonizzare né idolatrare gli strumenti, ma di governarli a partire da un punto fermo – afferma Leone XIV -. La verità è un bene comune e non una proprietà di chi ha potere o visibilità. Occorre quindi promuovere un’ecologia della comunicazione. Sul versante delle regole pubbliche, ciò significa stabilire norme che rendano più trasparenti le logiche con cui i contenuti vengono selezionati e amplificati e che tutelino i dati personali». Sul versante sociale e culturale, invece, «implica il rafforzamento dei corpi intermedi, un giornalismo serio e luoghi di confronto in cui contino l’argomentazione e la verifica più che la reazione immediata; sul versante della scuola e della famiglia, la maturazione dell’esigenza di una nuova consapevolezza educativa e la formazione all’utilizzo corretto e critico degli strumenti digitali, dell’Ai, delle piattaforme di acquisto e di investimento». Inoltre «sul versante dell’università, la grande sfida dell’integrazione dei saperi, allenando sia alla capacità di collegare e fondere le conoscenze per leggere la complessità, sia alle tecniche per la verifica dei fatti».
Quindi «anche le comunità cristiane devono impegnarsi in una comunicazione trasparente e nella ricerca leale dei fatti. Purtroppo, non sempre è stato così», riconosce il Papa.