repubblica.it, 25 maggio 2026
Alberta, approvato il referendum. Voto a ottobre
Sembra la Brexit. Invece siamo in Canada, nella provincia dell’Alberta, dove da molti anni oramai si agitano le spinte indipendentiste. E, come fece l’ex premier britannico David Cameron nel 2016, per placare il conflitto tra europeisti ed euroscettici nel suo partito conservatore, ora anche la premier dell’Alberta, Danielle Smith, ha approvato un referendum per l’eventuale indipendenza dell’Alberta, che si terrà il prossimo 19 ottobre, nonostante lei stessa sia a favore della permanenza della provincia. Proprio come Cameron contrario alla Brexit, vidimata dalla consultazione popolare del 23 giugno di oramai dieci anni fa, in uno Stato tra l’altro del Commonwealth e con re Carlo III capo di Stato, seppur “da remoto”.
Smith, in un discorso televisivo giovedì scorso, ha annunciato che la domanda che verrà sottoposta agli abitanti dell’Alberta il prossimo autunno sarà la seguente: “L’Alberta dovrebbe rimanere una provincia del Canada oppure il Governo dell’Alberta dovrebbe avviare il procedimento giuridico previsto dalla Costituzione canadese per indire un referendum provinciale vincolante sulla separazione dell’Alberta dal Canada?”. Non sarà (ancora) un referendum vero e proprio: vincesse il sì, si aprirà un processo per cui dovrà essere organizzata una seconda consultazione popolare, stavolta vincolante. Ma c’è chi teme che la prima diga al populismo e all’indipendentismo nel Paese della foglia d’acero sia già saltata.
"Il paragone con la Brexit torna continuamente, e per una buona ragione. Non solo fu pensata male, ma David Cameron la sottopose al voto popolare per poi fare campagna contro di essa, che è esattamente ciò che Danielle Smith ha detto che farà – ha dichiarato al Guardian Duane Bratt, professore di scienze politiche presso la Mount Royal University di Calgary – come nel caso di Cameron, si tratta di una divisione interna al partito conservatore di Smith. Ma per quanto difficile e complesso sia stato il voto sulla Brexit, qui si parla di smantellare un Paese”. Il sindaco di Edmonton, Andrew Knack, ha definito la scommessa secessionista di Smith “catastrofica”. Corey Hogan, deputato federale del Partito Liberale al governo, ha affermato che i “problemi politici interni” di Smith si sono trasformati in una “crisi nazionale” e ha avvertito che la “sconcertante domanda di un referendum su un referendum non risolverà assolutamente nulla”. Persino i separatisti, che Smith intendeva rassicurare, hanno accolto negativamente la proposta. Poiché il voto è vago e non vincolante, molti lo hanno interpretato come un tradimento dei loro sforzi.
I sondaggi indicano che la maggioranza degli abitanti dell’Alberta voterebbe contro la separazione: sinora, tutte le rilevazioni non vanno oltre del 30% a favore dell’indipendenza. Ma più o meno lo stesso accadeva con la Brexit, prima del clamoroso risultato del 23 giugno 2016 (52% a favore) che sentenziò l’uscita del Regno Unito dall’Ue. L’annuncio di giovedì della premier Danielle Smith arriva dopo che una petizione promossa dai cittadini a favore della separazione ha raccolto oltre 300mila firme a inizio anno, mentre una seconda petizione a sostegno della permanenza dell’Alberta nel Canada ne ha raccolte più di 400mila. Di recente, un giudice ha affondato la prima petizione, perché le popolazioni native non sarebbero state coinvolte nella consultazione, come legge prevede. “In qualità di premier, non permetterò che un errore giuridico commesso da un singolo giudice metta a tacere la voce di centinaia di migliaia di abitanti dell’Alberta”, ha tuonato Smith giovedì, “il futuro dell’Alberta sarà deciso dagli abitanti dell’Alberta, non dai tribunali. Rinviare continuamente la questione significa soltanto prolungare un dibattito molto sentito e importante, e mettere il bavaglio alle voci di centinaia di migliaia di abitanti dell’Alberta che desiderano essere ascoltati è ingiustificabile in una società libera e democratica”.
Da decenni oramai, nell’Alberta, provincia ricca di petrolio e risorse naturali, il movimento indipendentista reclama di voler abbandonare il resto del Canada, perché si sente trascurato da Ottawa, sia nello sfruttamento del greggio sia per il fatto che i 4 milioni di cittadini della provincia pagherebbero più tasse all’erario di quelle che effettivamente rientrano nel territorio. I separatisti hanno promesso agli elettori autonomia dal governo federale e immense ricchezze derivanti dalle risorse naturali della provincia, sfruttate autonomamente. Altri, però, restano scettici, soprattutto alla luce dei timori che gli Stati Uniti, che in passato hanno lasciato intendere di poter tentare di influenzare gli sforzi secessionisti, possano sfruttare l’incertezza per alimentare ulteriormente le tensioni nel continente, in un momento in cui il presidente americano Donald Trump ha apertamente ipotizzato di indebolire o addirittura annettere il Canada.
Il primo ministro canadese Mark Carney, rispetto al predecessore ultra-ambientalista Justin Trudeau, sta cercando di venire incontro alle richieste dell’Alberta soprattutto riguardo allo sfruttamento del petrolio: ambisce a fare del Canada una “superpotenza energetica”, ha sostenuto con forza la necessità che la provincia rimanga parte del Paese e lo stesso Carney ha collaborato con Smith per affrontare alcune delle sue preoccupazioni principali, tra cui il progetto, atteso da tempo, di costruire un oleodotto verso la costa del Pacifico. A inizio maggio, i due leader hanno annunciato un accordo su clima ed energia che potrebbe consentire l’avvio dei lavori per un oleodotto già dal 2027. Come ricorda la Bbc, il Québec ha già respinto due volte l’indipendenza tramite referendum, l’ultima nel 1995, quando il fronte del “no” prevalse per un margine estremamente ridotto, con il 50,58% dei voti contro il 49,22% del “sì”. In seguito a quelle consultazioni, il Canada ha stabilito regole precise per un’eventuale secessione, con il cosiddetto “Clarity Act”. Anche se il fronte favorevole all’uscita dovesse prevalere in Alberta nel referendum di ottobre, il percorso successivo sarebbe lungo e incerto. Perché secondo il Clarity Act del 1995, un eventuale secondo referendum vincolante sull’indipendenza dell’Alberta dovrebbe attenersi varie condizioni, tra cui la necessità che una “chiara maggioranza” degli elettori si esprima a favore della separazione e che il quesito referendario sia formulato in modo chiaro, sotto la supervisione della Camera dei Comuni federale.
Il movimento separatista è guidato da Mitch Sylvestre, proprietario di un negozio di armi nella cittadina di Bonnyville, e da Jeffrey Rath, un avvocato con sede a Calgary. Sia Sylvestre sia Rath fanno parte di un gruppo chiamato “Alberta Prosperity Project”, che sostiene che la crescita economica della provincia sia stata ostacolata da anni di governi del Partito Liberale a Ottawa. Un sentimento che affonda le sue radici nella cosiddetta “alienazione occidentale”, un’espressione utilizzata da decenni per descrivere la percezione, diffusa in parte delle province occidentali del Canada, di essere spesso trascurate e sottorappresentate dai politici federali nella capitale del Paese.
Durante un’assemblea pubblica separatista tenutasi lo scorso anno, alcune persone hanno dichiarato alla Bbc di voler utilizzare la minaccia dell’indipendenza come strumento di pressione nei confronti di Ottawa, mentre altre si sono dette favorevoli a portare realmente avanti la separazione dalla federazione. Alcuni hanno persino affermato di essere aperti all’idea che l’Alberta entri a far parte degli Stati Uniti. Lo stesso Rath ha dichiarato che l’Alberta condivide culturalmente più elementi con alcune regioni degli Stati Uniti che con il resto del Canada. Ha inoltre compiuto diversi viaggi a Washington in quella che ha definito una missione di “raccolta di informazioni”, durante la quale lui e altri separatisti hanno incontrato funzionari dell’amministrazione Trump per verificare se il governo statunitense sarebbe disposto a sostenere un’Alberta indipendente a livello finanziario.
Insomma, le somiglianze tra l’Alberta e la Brexit ci sono tutte: un leader sotto pressione, costretto a indire un referendum sulla secessione per evitare una rivolta interna, salvo poi promettere di fare campagna contro di esso. Accuse secondo cui la prosperità sarebbe stata sottratta da élite lontane e potrebbe essere recuperata con un voto per andarsene. Sospetti di interferenze straniere. Come dicono spesso ironicamente gli inglesi, what could possibly go wrong, cosa potrebbe andare storto?