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 2026  maggio 25 Lunedì calendario

Toshifumi Suzuki, padre del "konbini"

Ha rivoluzionato il modo di fare acquisti dei giapponesi. Ha trasformato 7-Eleven in un colosso mondiale. Toshifumi Suzuki, il padre dei “konbini” – come si chiamano i mini-market nel Paese del Sol Levante – è morto a causa “di un’insufficienza cardiaca nella sua casa di Tokyo” come spiega l’azienda. Aveva 93 anni.
Nato nella prefettura di Nagano il 1° dicembre 1932, dopo aver lavorato per un grossista di libri, nel 1963 va a lavorare per la Ito-Yokado, importante catena di distribuzione giapponese. Dieci anni più tardi, dopo aver scoperto la catena 7-Eleven durante un viaggio negli Stati Uniti, stringe una partnership con Southland Corp, la società statunitense che fondò 7-Eleven, per lanciare Seven-Eleven Giappone. Nel 1974, nel quartiere Toyosu di Tokyo, apre il primo franchising 7-Eleven aperto 24 ore su 24 nel Paese, in un’epoca in cui i negozi a conduzione familiare dominavano ancora il panorama della vendita al dettaglio locale. “Quando decisi per la prima volta di portare 7-Eleven in Giappone tutti dicevano che non avrebbe avuto successo e si opponevano all’idea: dirigenti, professori universitari, consulenti, tutti quanti”, disse Suzuki in una vecchia intervista del 2013. “Sapevo che si sbagliavano”.
Suo padre era un funzionario pubblico, sua madre gestiva l’azienda agricola di famiglia. Nono di dieci figli, Suzuki si laureò in Economia alla prestigiosa Università Chuo di Tokyo nel 1956. “Sono stato molto fortunato come uomo d’affari, ma ho sempre pensato che la fortuna sia dalla parte di chi fa tutto il possibile per raggiungere i propri obiettivi”, ha scritto Suzuki nella sua autobiografia.
Ex presidente e amministratore delegato di Seven & i Holdings, proprietaria della catena 7-Eleven, “a lui va il merito di aver introdotto il marchio in Giappone e di averlo trasformato in una delle catene di mini-market di maggior successo al mondo”, come scrive l’agenzia di stampa nipponica Kyodo. Sotto la guida di Suzuki, nei mini-market vennero introdotti una serie di nuovi servizi: dai bancomat alla possibilità di pagare le bollette.
Dopo le difficoltà finanziarie della Southland Corp, i giapponesi ne acquistano una quota di maggioranza negli anni ’90. Nel settembre 2005 viene fondata la Seven & i Holdings integrando la Seven-Eleven Japan, la Ito-Yokado e la Denny’s Japan, e Suzuki diventa presidente e amministratore delegato. Nello stesso anno la controparte americana, la 7-Eleven Inc, diventa una società controllata al 100% dal gruppo giapponese. 7-Eleven ha oggi oltre 85mila punti vendita sparsi in tutto il mondo, di cui circa un quarto in Giappone.
I “konbini” giapponesi (oltre a 7-Eleven ci sono anche le catene Lawson e FamilyMart) offrono di tutto, dalle caramelle al sake, dagli onigiri alle patatine ai calzini e ai cosmetici. Si possono acquistare biglietti per concerti, stampare documenti, spedire pacchi e pagare le bollette della luce. Secondo gli ultimi dati, nel dicembre 2024 in Giappone si contavano 55.736 mini-market.