Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  maggio 25 Lunedì calendario

Kaufman rifiuta le cure e blocca il processo

C’è un uomo accusato di aver ucciso la compagna e la figlia. E c’è un processo che rischia di arenarsi perché quell’uomo si rifiuta di prendere le medicine. È dentro questo cortocircuito che si sta infilando il procedimento sul duplice omicidio di Villa Pamphili. Un vicolo cieco che il pm Antonio Verdi aveva previsto, mettendo nero su bianco davanti ai giudici un rischio preciso: lasciare a Charles Francis Kaufman il potere di decidere se il processo possa andare avanti oppure no.
Al centro della querelle c’è l’americano accusato di aver ucciso la compagna Anastasia Trofimova e la figlia Andromeda. Qualche mese dopo l’arresto avvenuto in Grecia, e l’estradizione in Italia, ha mostrato segnali di instabilità. Secondo i periti del tribunale Kaufman è incapace di stare in aula. La strategia per provare a recuperarlo processualmente è una sola: trasferirlo in ospedale e sottoporlo per un mese a una terapia farmacologica. Secondo gli specialisti della Corte, questo trattamento sarebbe sufficiente per curare il «disturbo psicotico acuto e transitorio» diagnosticato all’americano, nonostante le conclusioni opposte dei consulenti delle parti civili.
Così Kaufman ha lasciato il carcere ed è stato trasferito al Santo Spirito, piantonato giorno e notte. Ma il piano, già fragile sulla carta, rischia ora di saltare. Perché l’uomo, racconta chi lo ha visto in reparto, passa le giornate chiuso sotto le coperte, lasciando scoperti soltanto gli occhi per controllare chi entra e chi esce dalla stanza. E quando i medici tentano di somministrargli la terapia, si oppone. Ma senza mai superare quella soglia che consentirebbe un intervento coercitivo.
È questo il nodo. Nessuno può essere obbligato a un trattamento sanitario se non in presenza di un pericolo per sé o per gli altri. Se aggredisse qualcuno. Se tentasse di farsi del male. Allora potrebbe scattare il trattamento coatto. Ma così non accade. Kaufman resiste passivamente. Quindi il sistema è bloccato.
Le «chiavi del processo sono nelle mani di Kaufman», aveva avvertito il pm Verdi contestando la soluzione indicata dai periti. Ed è esattamente quello che sta succedendo.
A quasi un anno dall’arresto dell’americano – fermato dopo la fuga in Grecia, lucidità e articolata – il procedimento è fermo. Tra due settimane i giudici riceveranno una nuova relazione clinica. Ma se nulla cambierà, il rischio è che il processo non possa neppure iniziare davvero. E che la morte di Anastasia Trofimova e della piccola Andromeda resti impunita.