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 2026  maggio 25 Lunedì calendario

Deroga al Patto, stop di Lagarde

Una deroga dell’Italia al patto di stabilità europeo non sarebbe opportuna, per la presidente della Bce, Christine Lagarde.
Ospite al programma Che tempo che fa, la dirigente francese ha così risposto a Fabio Fazio sull’eventualità – chiesta per lettera da Giorgia Meloni a Ursula von der Leyen – di tenere fuori dai vincoli di finanza pubblica le spese per l’energia, esplose per la guerra in Iran. «Dobbiamo attenerci alle regole di deficit, debito, bilancio, e operare all’interno di queste – ha detto -. È importante anzitutto agire tutti insieme come europei anziché cercare percorsi diversi. I nostri nemici sarebbero entusiasti di una frammentazione». Quanto alla richiesta italiana di derogare al patto, «abbiamo delle regole di deficit, di debito, di bilancio, processi che funzionano, e dobbiamo operare al loro interno. Se lo facciamo i mercati automaticamente apprezzeranno, e capiranno che nei Paesi dell’Europa si può investire perché il rischio non esiste», ha aggiunto. Lagarde non vede spettri di nuove austerità: «Nel 2025 abbiamo avuto un’espansione, dal punto di vista fiscale, in diversi Paesi europei. Questo non significa che dobbiamo andare oltre le regole che ci siamo imposti. Dobbiamo spendere dove possiamo generare crescita, e fare le riforme che garantiscano maggiore reddito per i cittadini europei».
Lagarde ha anche parlato dei tassi, senza confermare che la Bce li alzerà l’11 giugno, ma lasciando aperta la porta ai “falchi”, che vedono un rincaro di 25 punti base dal 2% attuale sui depositi, per frenare la corsa dei prezzi. «Saprete l’11 giugno se alzeremo i tassi», ha detto, senza dare orientamenti perché «la situazione attuale è di massima incertezza: dobbiamo considerare tutti i dati a disposizione, valutare come l’economia si svilupperà nei prossimi trimestri e determinare se è necessario agire e gli impatti nel medio periodo». Una politica monetaria basata sui dati, com’è da settimane. «L’obiettivo di inflazione è al 2% nel medio termine, mentre le nostre proiezioni la danno al 2,6% nel 2026, al 2% nel 2027 e al 2,1% nel 2028», ha aggiunto Lagarde, sottolineando l’incongruenza. Anche le proiezioni saranno aggiornate l’11 giugno, ma, «quel che posso dire già ora è che il tasso di inflazione attesa lo manterremo al 2%, questo non cambierà».
Un aiuto alla stabilità dei prezzi potrebbe venire dall’accordo con l’Iran, annunciato dal presidente Trump. Anche se la guerra si fermasse subito, però, la contrazione del Pil rispetto agli scenari precedenti è inevitabile. Tuttavia la pace scongiurerebbe l’impatto peggiore, limitando «gli effetti negativi sulla crescita dell’Eurozona allo 0,3% per il 2026 (da più 1,2% a 0,9%) e allo 0,4% per l’Italia (dallo 0,8% allo 0,4%)», ha detto al Festival dell’Economia di Trento il capo economista di Intesa Sanpaolo Gregorio De Felice. Una buona notizia che non si tradurrà però in un immediato ritorno alla normalità: ci vorrà del tempo «per tornare ad una normalizzazione dei flussi energetici al 100%», avverte l’economista. «Stimiamo un mese per i flussi petroliferi e 3-6 mesi per i prodotti raffinati, chimici e alluminio», precisa. Quindi benzina, gasolio, cherosene, che in questi mesi hanno subito aumenti molto significativi. Ma almeno verrebbe scongiurato il rischio di trovare gli impianti chiusi quando si va a fare rifornimento di carburante, e gli aerei potrebbero proseguire regolarmente il servizio: se la chiusura dello Stretto dovesse andare avanti sono a rischio i voli estivi.
Assoporti-Srm ha stimato che da Hormuz passa il 37% del petrolio mondiale via mare e il 28% del Gpl: lo stop dovuto alla guerra ha provocato il blocco dell’89% dei transiti giornalieri. Non si tratta solo di petrolio e gas: da Hormuz passa il 30% delle materie prime agricole, dai fertilizzanti (il cui prezzo è aumentato dell’85% in questi mesi) ad alluminio, elio, zolfo. L’impatto sui prezzi si trasmette anche attraverso le filiere globali di comparti come plastica, imballi, tessili, farmaceutici.