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 2026  maggio 25 Lunedì calendario

Assalto della polizia turca alla sede del partito Chp

Lacrimogeni e proiettili di gomma dentro la sede del principale movimento d’opposizione turco. Dopo tre giorni di assedio, ieri ad Ankara la polizia anti sommossa ha fatto irruzione nel quartier generale del Chp, la formazione secolarista fondata da Mustafa Kemal Atatürk, per sgomberare Ozgur Ozel e i dirigenti barricati all’interno da giovedì, quando una corte d’appello aveva annullato per presunte irregolarità il congresso del 2023 che lo aveva portato alla guida del Chp. Al suo posto i giudici hanno reinsediato Kemal Kıliçdaroglu, sconfitto da Recep Tayyip Erdogan alle presidenziali del 2023 e ormai emarginato dentro il partito.
Le immagini mostrano nuvole di gas nei corridoi, vetri distrutti, sostenitori che cercano di resistere con estintori mentre la polizia sfonda le barricate improvvisate. Poi Ozel esce tra gli applausi dei militanti e guida una marcia di 8 chilometri verso il Parlamento. In una delle immagini simbolo della giornata sale sopra un Toma, i blindati idranti diventati il simbolo della repressione delle proteste di Gezi Park nel 2013. Un video lo mostra anche mentre strappa il provvedimento con cui veniva destituito. «Da ora il Chp sarà nelle strade e nelle piazze», promette. E arrivato davanti al Parlamento aggiunge: «Non ci muoviamo da qui».
Per molti osservatori è il momento più drammatico dello scontro tra Erdogan e l’opposizione da anni. Dopo l’arresto Ekrem Imamoglu nel marzo del 2025, ora lo Stato mette le mani sul principale partito anti-governativo del Paese. Tanto che lo stesso ex sindaco di Istanbul fa sentire la sua voce dal carcere: «Questo è un colpo di Stato, ma il popolo non si arrenderà!».
La crisi arriva mentre il Chp, vincitore delle amministrative del 2024, è avanti nei sondaggi. «Se si votasse oggi vinceremmo noi. Questo era l’unico modo per fermare la nostra avanzata», dice al Corriere lhan Uzgel, coordinatore per la politica estera del Chp. «Non ci sono vere divisioni interne nel partito – spiega —. Solo un piccolo gruppo di ex dirigenti e alcuni deputati».
Intanto a Istanbul quasi mille studenti protestano contro la chiusura improvvisa della Bilgi University, storico ateneo liberal, decisa per decreto presidenziale nel pieno degli esami. «Questi campus sono nostri», gridano.
Eppure, nonostante le accuse dell’opposizione di «golpe giudiziario», da Usa ed Europa sono arrivate finora solo reazioni prudenti. Troppo importante Erdogan per la Nato, tra guerra in Ucraina, migranti e crisi mediorientale, perché l’Occidente scelga di mettere Ankara sotto pressione.