il Giornale, 24 maggio 2026
In 35 scuole di Milano più stranieri che italiani
L’evoluzione dei flussi migratori a Milano trova lo specchio più fedele e immediato nelle scuole, dove le trasformazioni dell’anagrafe studentesca anticipano i futuri assetti demografici. L’europarlamentare Silvia Sardone, che è anche consigliere comunale a Milano, ha effettuato un’interrogazione all’assessorato all’Istruzione cittadino ed è emerso che ci sono 35 plessi locali in cui la maggior parte degli iscritti è di origine straniera. Nelle 24 elementari dove gli italiani sono meno della metà ci sono ben 122 nazionalità diverse, nelle 11 medie ce ne sono 115. Molti genitori, temendo che i propri figli possano restare indietro per i problemi linguistici che condizionano i tempi di apprendimento, iscrivono i figli in istituti di altri quartieri, accelerando la polarizzazione.
Questi dati non sono un unicum in Europa, come dimostra Vienna, per esempio: considerando tutte le scuole dell’obbligo, gli studenti musulmani sono il 39% mentre i cristiani il 36%. In Inghilterra la situazione è simile e gli alunni con background etnico minoritario sono il 38%: nei singoli borough di Londra ci sono casi in cui gli alunni di etnia minoritaria sono la maggioranza, come a Newham (69,2%), Brent (65,4%) e Redbridge (65,2%). In Francia, per principio costituzionale, non ci sono statistiche ufficiali su etnia o religione degli alunni, ma in Germania è possibile ricavare alcuni dati indiretti: secondo le cifre riprese dalla stampa tedesca, in 26 scuole di Berlino oltre il 90% degli alunni ha una lingua d’origine non tedesca, con istituti nei quartieri di Neukölln e Kreuzberg dove le percentuali sfiorano il 100%. Nel complesso, nelle scuole elementari berlinesi gli alunni non madrelingua tedesca sono più del 48%. Ovviamente, i criteri statistici non sono identici da Paese a Paese, ma la tendenza di fondo è la stessa: l’Europa sta cambiando faccia.
In questo scenario, mentre nelle classi si smette gradualmente di parlare la lingua ufficiale dello Stato, sempre più scuole italiane organizzano le “gite” in moschea. L’ultimo caso è quello di un istituto superiore di Palermo in visita nella moschea tunisina della città, con le studentesse obbligate a indossare il velo.
Poi ci sono bambini che leggono il Corano ad Ancona, laboratori sull’Islam in Lombardia: da un lato c’è una popolazione scolastica europea che somiglia sempre meno alla maggioranza storica e dall’altro ci sono le istituzioni scolastiche, che si preoccupano di non offendere le sensibilità altrui piuttosto che trasmettere consapevolezza critica delle proprie radici.