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 2026  maggio 24 Domenica calendario

Intervista a Clementino (Clemente Maccaro)

“Sono come i personaggi in cerca d’autore di Pirandello…”
Partiamo con le citazioni.
In ogni situazione in cui mi trovo, divento una persona diversa.
C’è una “alla fine…”?
Sì, sono Clemente.
Musicista eclettico, magari pure attore.
Vengo da un passato di teatro e animatore turistico, nasco con L’Università Popolare dello Spettacolo di Napoli, dove ho studiato di tutto, dal Cyrano fino a Molière e Shakespeare; non solo: i miei genitori hanno sempre recitato in una compagnia amatoriale, spesso commedie di Scarpetta ed Eduardo. Io stavo con loro e imparavo a memoria le battute. Cercavo di rubare i tempi comici.
Poi i villaggi.
Lì ho capito che avevo qualcosa di comico, poi il rap ha preso completamente la mia vita; (ci pensa) mi piacerebbe recitare in un film, magari con Maurizio Casagrande o Vincenzo Salemme. Chissà.
(Clemente, in arte Clementino, è uno dei primi rapper ad aver sdoganato un genere, ad aver conquistato classifica, fama e riflettori tv. Da anni è su Rai1 insieme ad Antonella Clerici per “The Voice” e per festeggiare i vent’anni di carriera è uscito il suo nuovo singolo, “Children”, con il featuring di Laye Ba)
Quanto ha rimorchiato nei villaggi?
(Immediato) Tanto! E ci sono andato per dieci stagioni.

Torniamo al cinema: ha dedicato un pezzo a Sorrentino.
Il brano si chiama proprio Paolo Sorrentino: per scriverlo ho prima guardato tutti i suoi film, uno dietro l’altro, poi ho selezionato le frasi più belle e le ho inserite in una sola canzone. Mi ha chiamato…
È una paraculata.
No, è una formula azzeccatissima, l’ho sfruttata anche per celebrare Pino Daniele, dopo la sua morte. E poi per Trudie Styler, moglie di Sting, quando mi ha coinvolto in un documentario su Napoli; (ci pensa e orgoglioso cambia tono) sono nato lo stesso giorno della fondazione di Napoli.
Come andava a scuola?
Studiavo solo le materie a me congeniali, come italiano, geografia, storia. In musica ero bravissimo, già suonavo la chitarra, quindi i compagni di classe, alle medie, mi guardavano come un alieno, perché mentre loro si dedicavano alla scala, Do, Re, Mi, Fa, Sol, La, Si con la tastiera, io suonavo i pezzi di Federico Salvatore o di Jovanotti.
Non di Pino Daniele?
Non scherziamo, lui è stato fondamentale: quando scriveva utilizzava gli elementi della natura, quindi la terra, l’acqua, il fuoco. Per questo col tempo mi sono avvicinato alla meditazione e sono arrivato agli sciamani della Costa Rica…
Ci siamo “persi” Trudie e Sting…
Conosciuti al Festival di Ischia: salgo sul palco, inizio con il freestyle, utilizzo i titoli delle canzoni dei Police e Sting alla fine viene a farmi i complimenti. E mi chiede se ho voglia di collaborare… a me?
Eh, a lei.
Un giorno siamo arrivati ad ascoltare le nostre canzoni e lui, alla fine, mi guarda e dice: ‘Dovresti realizzare qualcosa con Shaggy…’.
Giusto.
Mi è sembrata un’affermazione da multiverso; (silenzio) comunque mi è sembrato molto umano.
Sembra una frase fantozziana…
No, mi ha stupito perché inviava l’email di persona, senza segretaria.
Lei come parla inglese?
Abbastanza bene (e inizia un colloquio misto tra inglese e napoletano, comunque di uno che sa come arrangiarsi).
Insistiamo: è paraculo.
Fa parte del curriculum, però sono riuscito a cantare con Pino; (cambia tono) rideva sempre alle mie stronzate, quindi ne approfittavo. Quando suonava a Napoli, magari entravo al Pala Partenope e gridavo il suo nome, perché sapevo che non vedeva bene. A quel punto gli cambiava il viso: ‘Ce sta Clementino!’. E avevo la sensazione di uno zio quando è felice di vedere il nipote.
Emozionato.
Io, sì. Ero appena uscito con la canzone ‘O vient, entro nel suo camerino e lui era con la chitarra in mano e stava strimpellando proprio il mio pezzo. Vi lascio immaginare la mia faccia. E mi fa: ‘Questo brano ha le mie pennellate’. Io assolutamente zitto.
In particolare, da cosa è rimasto colpito Pino Daniele?
Subito dopo di lui e degli altri grandi membri del suo gruppo, a parte alcuni come Almamegretta e i 99 Posse, gli artisti presenti erano tutti neomelodici. Quando sono arrivato, per Pino è stata una boccata d’aria fresca: non c’era ancora un rapper che suonava delle cose in napoletano, in grado di arrivare alle radio. Sono stato il primo a entrare nel mainstream.
Sdoganato.
E Pino: ‘Mi raccomando, quando realizzi un album, cerca di scrivere almeno 3-4 canzoni dove parli d’amore. L’amore conquista tutti’.

Come si è mantenuto prima del successo?
Oltre all’animatore anche lo speaker per dei programmi televisivi sulle reti private, restauratore di mobili antichi, elettricista e l’autolavaggio; (pausa) quando ho iniziato con il freestyle suonavo nei pub e nei centri sociali. La vera gavetta, dove impari le basi, dove capisci i tempi del palco, il pubblico…
Si fumano canne.
Sono un rapper non uno da mazurca e sono un grandissimo fan della musica reggae mondiale…
Quindi?
Dentro la serie Gomorra c’è una frase di un boss che per me è perfetta: ‘Chi può fare a meno di tutto non ha paura di niente’. Cerco di essere così.
Quando ha scoperto questa chiave di lettura?
È stato ed è un processo lento, iniziato coi libri di Verne o con le biografie di grandi artisti, e proseguito con la meditazione, la spiritualità e gli sciamani della Costa Rica.
Gli sciamani, la chiave.
Venivo da una vita molto turbolenta e ho avuto problemi con la droga. A un certo punto, e parlo di dieci anni fa, ero in comunità ed è successo un casino.
Si è spaventato.
All’epoca, sì. E grazie a Youtube ho scoperto la meditazione e lì mi sono detto: proviamoci.
Un percorso.
A quel tempo non riuscivo a restare fermo, quando in realtà lo stare fermo era quello che cercavo: mi muovevo sempre, parlavo, ero una dinamite da quando mi svegliavo. Mi serviva l’opposto. Allora, piano piano, sono riuscito a rallentare, a cercare l’immobilismo e ci sono riuscito: da tre anni medito tre volte al giorno per 20 minuti.
Tutti i giorni.
Cascasse il mondo. Devo. E in Costa Rica vado ogni 6-7 mesi.
Da solo.
Sì. Anche in India, nello stesso luogo frequentato dai Beatles; (pausa) la meditazione è la droga più potente di tutte, guardi dentro di te.
Secondo molti suoi colleghi la droga più potente è il palco e il riflettore tv.
Perché porta a dipendenza, perché quando si spengono le luci della ribalta, cosa fai? Resti solo. E la meditazione ti serve esattamente lì, nella solitudine, nel vuoto.
Super saggio.
Basta affidarsi alla verità: mi hanno detto che un artista, dopo i 40 anni, deve raccontarsi: io ci provo.
Altro totem dopo Pino Daniele: Maradona.
Attenzione: ho la sua fascia da capitano indossata in Napoli-Brescia. Non solo, Diego mi ha fatto il regalo più bello della vita: un video dove ha sponsorizzato il mio album, una sua iniziativa nata mentre stavamo a cena insieme. Ha preso il telefono ed è partito il suo video ad ascoltare Vulcano.
Renato Zero scinde Renato da Zero, persona da personaggio. Lei?
Assolutamente, oggi comanda Clemente non più Clementino. Clementino non comanda più un cazzo, perché quando comandava lui c’erano dei seri problemi..
Perché?
Il personaggio famoso gestiva tutto, pure la vita privata. Oggi Clementino è solo un un prodotto inventato da Clemente, però senza Clemente non esiste.
In cosa differiscono?
Clementino lo metti in tv e ti fa l’intrattenimento, ma Clemente è quello che prepara Clementino: (pausa) Clemente è quello che spegne la luce, che va a prendere la spesa; quello che la mattina si sveglia, mette a posto l’ambiente intorno a sé, fa meditazione, e grazie a lui ci sta Clementino.
Clementino è una star della tv. Ma i talent non sono usurati?
No, la questione è un’altra: se partecipi a un talent e riesci a farti vedere, poi devi continuare, devi insistere, devi scrivere. Clementino, quando aveva 16 anni, sognava di fare il rap e l’intrattenitore ed è successo. Ma nessuno si ferma. Nessuno si adagia. Ogni giorno uno deve ampliare la propria fanbase, deve lottare. Per questo ho inciso 14 album, anche se alcuni di loro non hanno venduto tantissimo.
Ha l’ansia del risultato?
Ho passato una vita intera a capire se piaccio agli altri, se ho parlato bene, se ho risposto meglio; poi in realtà sembra che scherzi, ma c’è sempre un punto di verità in queste cose…
Sveliamolo.
Sono come Pulcinella: allegro fuori e triste dentro.
Lei chi è?
Un warrior of light, ‘un guerriero della luce’, perché tutto passa attraverso di lei: le risate, l’ironia, la lettura, la poesia, la meditazione, la famiglia, l’amore, i viaggi. Questo l’ho capito.