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 2026  maggio 23 Sabato calendario

Nuova idea Federtennis: torneo Vip a Venezia (in erba)

Tutti i campioni, da Sinner in giù, a cimentarsi sull’erba sotto rete. I vip in tribuna, a godersi lo spettacolo. Sullo sfondo, la cornice irripetibile di piazza San Marco e dei canali. Benvenuti al Venezia Open, il torneo più chic del pianeta. È l’ultima idea del presidente del tennis italiano, Angelo Binaghi, per rilanciare ulteriormente un movimento mai così florido.
Come noto, la Federazione ha acquistato i diritti per un nuovo 250 nel nostro Paese, quello che si svolgeva indoor a Bruxelles. Pagato a caro prezzo (quasi 25 milioni, in parte finanziati con un mutuo del Credito Sportivo), ma sul mercato non ce n’erano altri. Sembrava indirizzato a Milano, la notizia è che potrebbe prendere a sorpresa un’altra direzione: sempre a nord ma più a est.
Nelle ultime settimane, la Federazione ha svolto i colloqui per trovare un partner istituzionale forte, servono lavori e una comunicazione importante. Milano è interessata, ma ha un calendario già intasato di manifestazioni d’ogni sorta, e qualche problema logistico. Mentre in Veneto sono decisi a spingere sul turismo. Sarebbero stati individuati due possibili siti, uno nell’area dei Pili, dove sta già sorgendo lo stadio (con annesse polemiche e inchieste della magistratura), l’altro più interno. Una decisione definitiva verrà presa nelle prossime settimane.
Solo a Venezia, però, si potrebbe costruire un prodotto unico nel suo genere. Una settimana-evento, in cui il torneo sportivo sia solo una parte della “experience”. I tennisti migliori ci verrebbero volentieri, come del resto agli Internazionali di Roma, perché non capita tutti i giorni di giocare in una città così. Per il tifoso (meglio se facoltoso) sarebbe l’occasione ideale per programmare una vacanza in laguna. E il marketing potrebbe arruolare tutti gli sponsor del lusso, che farebbero a gara per associare il proprio brand al torneo. Il modello è Montecarlo, o, per citare una disciplina diversa, quanto sta facendo il Como nel pallone.
La sfida, semmai, è tecnica: il torneo dovrà svolgersi in erba (è l’unica condizione posta dall’Atp), ma sul verde in quel periodo si gioca quasi solo nel Nord Europa. La tenuta dei campi nel clima torrido italiano di metà giugno è l’incognita maggiore. Anche perché l’Atp non si accontenta di un’erba qualsiasi, pretende la stessa di Wimbledon per agevolare la preparazione in vista dello Slam. Perciò nel 2027 si potrebbe iniziare con un challenger, una specie di test-event, per andare a regime dal 2028. Comunque la superficie aggiunge ulteriore fascino, e poi in calendario c’è spazio per crescere (in caso di successo potrebbe diventare anche un 500 in futuro).
L’investimento è fatto, la FITP lo ha voluto fortemente, non solo per questioni di immagine. Binaghi va molto orgoglioso del primato economico della sua Federazione, il cui bilancio però è “gonfiato” dalle Atp Finals di Torino, che finiranno nel 2030. Questo nuovo torneo punta a replicare il successo degli Internazionali (senza le ingerenze politiche dei meloniani di Sport e Salute). E costruire una nuova fonte di prestigio e ricchezza per il tennis italiano, sempre più sport nazionale del Paese.