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 2026  maggio 24 Domenica calendario

Intervista a Giorgia Malerba

«La mia vita è cambiata con il lockdown, ma non in peggio come qualcuno può credere. Certo, ho perso di vista amici e compagni, ma ho riscoperto la mia famiglia e, soprattutto, sono cambiata e maturata io». Umbra, 26 anni, Giorgia Malerba, content creator da milioni di followers (celebri i video con la capretta Bruno) ora anche cantautrice, all’epoca aveva 19 anni e il liceo l’aveva appena finito: quando si è ritrovata chiusa in casa -una specie di allegra fattoria nei pressi di Terni –, ha trasformato una fase di stallo in una nuova vita. Ora tra Tik Tok e Instagram viaggia intorno ai 4 milioni di followers e ha recentemente raddoppiate le proprie pagine per separare la Giorgia più tipicamente social dalla musicista. L’8 maggio ha pubblicato un nuovo singolo, Lunatica.
Cos’era capitato?
«Sono le “sliding doors” della vita che ti mettono di fronte a scelte che mai avresti immaginato... perché proprio non ci pensavi. La pandemia mi ha fatto scoprire il mondo social. Avevo scaricato l’applicazione da poche settimane, ma non ne sapevo molto. Poi, chiusa in casa, il tempo si è dilatato. Ho iniziato a vedere cosa c’era in rete, che ai tempi era ancora poco. Ma ho capito cosa funzionava e mi ci sono messa anch’io con video che dovevano divertire me e chi li vedeva, piccole cose di vita quotidiana. Fuori era terribile: ricordo la paura, i tg, le immagini e le notizie... Ma io ero fortunata: il lockdown ci aveva uniti ancora di più, papà, mamma e Tommaso. Intanto quello che era iniziato come un gioco per riempire il tempo, mi aveva aperto un mondo».
C’è una linea che unisce le sue ultime canzoni, “Il mio riflesso”; 5 minuti” e “Lunatica”?
«Raccontano la mia parte più riflessiva, quella che a parole non sa esprimere quello che prova, ma ci riesce con la musica: in Il mio riflesso è l’affetto per mio fratello Tommaso; in 5 minuti i casi della vita che ti fanno fare incontri fondamentali; in Lunatica il racconto di una giornata no che si ribalta perché “per fortuna ci sei tu” (non necessariamente un amore!). E comunque questa è anche la prima che in cui parlo della mia nuova vita (part time) al nord, con quella pioggia battente, la fretta, l’idea del ritardo: molto milanesi».
Casa oggi, quindi, dov’è?
«A Terni con la mia famiglia e i miei animali. A Milano però c’è parte del mio lavoro e non posso non starci. È bella, piena di occasioni, dinamica, ma resta una seconda casa. Come posso torno dai miei. Lo dico anche in Lunatica».
Dice che i social l’hanno cambiata: in che senso?
«C’è un prima e un dopo il lockdown, che coincide con la scoperta dei social. Ero una ragazza abbastanza introversa, timida e insicura. Dopo sono diventata estroversa, ho imparato a interagire con gli altri, a superare la timidezza. I social poi ti costringono a farti una corazza, se non vuoi soccombere ai commenti negativi che comunque ti arrivano».
Si è imbattuta in molti odiatori?
«C’è chi è solo critico: e ci sta, anzi aiuta, anche se magari fa un po’ male. E chi invece ce l’ha col mondo: e allora ho imparato che la cosa migliore è ignorarlo, farsi scorrere sopra la rabbia che esprimono. Poi sa quanti profili fake ci sono? Con quelli non serve certo dialogare. Insomma: quando vedi che butta in un certo modo, meglio lasciar perdere».
A un certo punto nei suoi video è arrivata la capretta Bruno.
«A pandemia già finita. Preso da una contadina che non sapeva come fare con lui perché era stato rifiutato da mamma capra: l’ho allevato io, nutrito con il biberon 5 o 6 volte al giorno per settimane. Era tenerissimo. Ora è grande, cresciuto tra cani e umani penso non abbia ben chiaro di essere una capra, ma è testardo come quelli della sua specie e tenero e socievole come un cagnolino. Peccato che la sua felicità la esprima a testate...».
A un certo punto alla Giorgia dei video su TikTok, si è affiancata l’artista: la musica quando è entrata nella sua vita?
«C’è sempre stata. È un punto fermo e la mia più grande passione. Fin da piccola ho preso lezioni di canto, di chitarra, so leggere la musica. Sapevo che sarebbe stato difficile emergere, però intanto la coltivavo. E ora è ciò su cui mi concentro. Mamma aveva iniziato presto a iscrivermi e accompagnarmi in giro per l’Italia per piccoli e grandi concorsi per voci nuove. Ho ricordi belli e divertenti delle nostre trasferte in auto in giro per l’Italia, accompagnate dalla colonna sonora Battisti-Rossi-Mina».
Un ricordo legato a qualcuno di quei concorsi?
«A Roma, a circa 15 anni partecipo a un concorso importante, con centinaia di iscritti, e lo vinco. In giuria c’è Platinette. “Ho votato per te. Farai carriera” mi dice e mi regala un anello che aveva al dito: è diventato il mio portafortuna».
Mai provato con i talent?
«Sia “Amici” che “X-Factor": ma ero troppo piccina, sono stata rimandata a casa in entrambi i casi. E penso che sia giusto così: se non hai chiaro che percorso vuoi fare, possono essere molto pericolosi».
E ora quindi?
«Per il momento ho smesso i casting: ho intrapreso un mio percorso e punto tutto su quello, senza distrazioni e pubblicando direttamente le mie canzoni. Però, magari un domani, “X-Factor” potrebbe essere un’opzione».
Ha scritto una canzone dedicata alle “sliding doors": ne ha avute?
«La pandemia è stata la prima: senza la quarantena chissà come sarebbe stata la mia vita, anche se sono sicura che la passione per la musica mi avrebbe portata a fare quello. Però, in quel momento il mio orizzonte era in un ufficio, e stop. Di svolte impreviste, questione di minuti e non ci sarebbero stati incontri importanti, ne ho avute: l’incontro con Federico, il socio mio e di mio fratello nelle pasticcerie “Fabula”, per esempio. Entriamo nella bottega in cui lavorava che aveva appena sfornato un pandoro: ce lo fa assaggiare (buonissimo), si chiacchiera, ci dice del sogno di aprire una attività sua e della ricerca di un socio. Mio fratello si infiamma: detto fatto. Ora siamo soci: io e Tommaso ci occupiamo del marketing (in particolare lui gestisce social e video) e Federico segue la produzione, fa i dolci. Ora abbiamo appena aperto un secondo “Fabula” a Roma. E sta andando benissimo».
E le classiche sliding door amorose?
«Anche. Mi sono imbattuta per caso nel mio ragazzo: con lui avevo avuto una storia finita maluccio perché troppo piccoli e diversi. Non ci eravamo più visti. Ma dopo quell’incontro casuale con scambio di telefono, ci siamo rivisti: ora sono quasi 6 anni che siamo insieme».

È corretto definirla una cantautrice, o è un termine vecchio per la sua generazione?
«La parola fa pensare a Vecchioni, De Gregori, Guccini. Però corrisponde anche a quello che faccio: non sono solo un’interprete. E altre non ne hanno inventate, ancora»
Si sveglia, accende la tv e... Ottimista o pessimista?
«Di mio, ottimista. Ma il mondo che ci circonda mi fa essere tristemente realista. Le notizie che arrivano sono terribili. Soffro per quello che accade. Sembra che tutto sia così lontano e non ci riguardi, quando invece è vero il contrario. È triste e destabilizzante. E rende tutto più incerto».
Non prova mai un senso di impotenza?
«Certo, è frustrante, possiamo fare poco. Se non protestare per mostrare quello che sentiamo e pensiamo».