Specchio, 24 maggio 2026
"Chokubi", dottori in fuga
Si dice chokubi, significa “accesso diretto all’estetica” ed è un fenomeno che fa tremare l’Asia orientale. Per decenni, Giappone e Corea del Sud sono stati considerati modelli di efficienza sanitaria. Ora, però, si sta rafforzando una tendenza dalle conseguenze potenzialmente devastanti: un numero crescente di giovani medici sta abbandonando le specialità cliniche fondamentali per trasferirsi nella medicina estetica privata. Un settore in cui Seul è leader, ma che sta crescendo a dismisura anche a Tokyo.
Le procedure più richieste comprendono interventi alle palpebre, lifting facciali e trattamenti anti-invecchiamento. In un decennio, il mercato di trattamenti iniettabili e laser è cresciuto del 174%. Il 70% delle giovani giapponesi tra i 14 e i 23 anni ha già fatto o desidera un intervento di chirurgia estetica. Il vero problema non è la crescita del settore estetico, ma ciò che viene lasciato indietro. «Ottenere una licenza medica è sempre stato percepito come una sorta di patto sociale. Diventare medico significava accettare anni di formazione durissima e una carriera al servizio della collettività. L’ospedale pubblico rappresentava la naturale destinazione professionale», scrive in recente report il medico Tomoaki Takei. Ora, però, sempre più giovani medici si lasciano “sedurre” dalle cliniche estetiche private subito dopo i due anni obbligatori di specializzazione. Si tratta di un mondo molto redditizio, economicamente molto più attraente di una vita dedicata alle cure essenziali. Sono strutture private e poco regolamentate, focalizzate su procedure come Botox, filler, trattamenti laser, peeling chimici e interventi di rimodellamento del volto e del corpo. Gli stipendi iniziali possono superare i 20 milioni di yen annui, circa 122 mila euro. Un medico ospedaliero in formazione percepisce invece mediamente poco più di 25 mila euro, poco più di un quinto. Il divario va oltre il denaro. La vita del medico ospedaliero tradizionale in Asia orientale è fatta di turni notturni, reperibilità continua e gerarchie rigide. Il medico estetico lavora generalmente con orari regolari, senza emergenze notturne e con rischi legali inferiori.
Il trend chokubi inizia ad allarmare gli esperti. Secondo alcune stime, oltre 300 giovani medici giapponesi su circa 9 mila scelgono ogni anno l’accesso diretto all’estetica. In apparenza è una percentuale non esagerata, ma diventa enorme nel lungo periodo. «Perdere centinaia di nuove reclute rappresenta un drenaggio significativo del bacino di talenti. Si rischia lo svuotamento di pediatria, ostetricia, chirurgia generale e medicina d’urgenza», sostiene Takei. Dal 2006 al 2024 il numero di medici in formazione sotto i trent’anni è diminuito del 48% nella medicina interna, del 36% nella chirurgia generale e del 17% nella pediatria. Parallelamente l’ingresso nella medicina estetica è aumentato di 16 volte.
E i numeri potrebbero ulteriormente peggiorare, anche perché la domanda di chirurgia estetica è in costante aumento. La Corea del Sud rappresenta il laboratorio di ciò che sta accadendo al Giappone. Da anni, Seul è una delle capitali mondiali della chirurgia estetica. La pressione culturale verso standard di bellezza elevatissimi ha alimentato una gigantesca industria privata. Parallelamente, molti giovani medici hanno iniziato ad abbandonare le specialità essenziali per trasferirsi verso la medicina estetica. La carenza di specialisti fondamentali ha portato già nel 2024 a scioperi di massa, mostrando un sistema vicino alla saturazione.
Molti esperti chiedono un aumento significativo dei rimborsi per le specialità ad alto rischio, sistemi di compensazione sulle cause legali, maggiore flessibilità nei percorsi di carriera e l’introduzione di periodi obbligatori di servizio ospedaliero prima dell’accesso alla pratica privata. Alcuni suggeriscono persino una tassazione specifica delle cliniche estetiche per finanziare chirurgia, emergenza e formazione specialistica. «Entro il 2030 entreremo in una fase di crisi sanitaria e sociale senza precedenti», prevede nel suo libro Yoriyoshi Kumagai, direttore del Keihin Hospital di Tokyo. Secondo la sua analisi, l’invecchiamento della popolazione e il crollo demografico produrranno un aumento esplosivo delle persone sopra gli 85 anni, mentre la popolazione lavorativa continuerà a diminuire. «La domanda diventerà presto brutale: chi assisterà gli anziani? Chi si occuperà dei malati?» si chiede Kumagai. Il fenomeno chokubi potrebbe rendere più difficile la risposta.