repubblica.it, 24 maggio 2026
Il panorama elettorale di Cipro
Il Paese europeo del momento va oggi alle urne. E rischia di uscirne politicamente frammentato e destabilizzato. C’è infatti malumore a Cipro, presidente di turno dell’Unione europea e unico Stato dell’Unione ad essere stato bombardato nella guerra Usa-Iran (il primo marzo i droni di Teheran hanno colpito una base britannica sull’isola).
La debolezza del leader Christodoulides
A rischiare di essere indebolito è il presidente Nikos Christodoulides, popolare europeo alleato di Ursula von der Leyen e garanzia internazionale della stabilità dell’isola, che è divisa in due dal 1974, quando la parte Nord venne occupata dalla Turchia dopo un colpo di Stato della maggioranza etnica greca sostenuto da Atene. “Cipro non diventerà mai un attore di primo piano in Europa, ma sta acquisendo sempre più importanza strategica come Stato di prima linea per l’Ue e l’attuale governo guidato da Christodoulides sfrutta abilmente la limitata influenza e la leva di cui dispone l’isola per renderla un attore, seppur minore, nella politica regionale”, ci spiega Hubert Faustmann, professore di Storia e scienze politiche all’Università di Nicosia e direttore dell’ufficio di Cipro della Friedrich-Ebert-Foundation.
Cipro, membro della Ue dal 2004 con la sola parte Sud, è una repubblica presidenziale e l’esito di queste elezioni non farà cadere il suo leader (Il governo non dipende da voti di fiducia parlamentari). Christodoulides governa già ora con un esecutivo di minoranza di grande coalizione, con forze di centrosinistra e liberali ma con ministri che provengono anche dal suo ex partito, il popolare Disy, formazione che ha più seggi in Parlamento (17) e spesso vota le leggi del governo. Il problema però è che tutte le forze che sostengono l’esecutivo di minoranza di Christodoulides usciranno indebolite dal voto, a stare ai sondaggi. E a rafforzarsi saranno partiti di opposizione come i comunisti di Akel e l’estrema destra di Elam. E gli equilibri parlamentari si sposteranno inevitabilmente, anche se a vincere fossero i popolari di Disy, che hanno un rapporto conflittuale con Christodoulides.
Elezioni 2026, cosa dicono i sondaggi
Dunque, i sondaggi. In un Parlamento composto da 56 seggi, oggi il governo si basa su una minoranza di 20 deputati: 9 di Diko (che in Europa sta con i socialdemocratici S&D), 4 di Edek (sempre S&D), 4 di Dipa (nel gruppo macroniano di Renew) e 3 dei Verdi. Tutte e quattro le formazioni sono in netto calo nei sondaggi e quindiChristodoulides dovrà cercare nuovi sostegni in aula. In cima alle rilevazioni ci sono i popolari di Disy, intono al 23%. Sono il partito che ha vinto le ultime tre elezioni – 2011, 2016 e 2021 – e hanno un rapporto controverso con Christodoulides, che di Disy è stato il portavoce il governo e con loro è stato ministro degli Esteri fino a quando, nel 2023, si è candidato da indipendente e ha vinto le presidenziali. Christodoulides ha poi nominato molti ministri provenienti da Disy, che per questo motivo sono stati espulsi dal partito. Ma la formazione ha comunque spesso sostenuto la politica del presidente in questi anni, specialmente sull’Europa e l’economia.
Subito dietro ai popolari di Disy ci sono nei sondaggi due formazioni che invece sono in chiara opposizione al presidente e la cui affermazione cambierebbe il quadro politico di Cipro. I comunisti di Akel (nel gruppo europeo della sinistra radicale), che vinsero ad esempio nel 2001 e nel 2006 e storicamente sono l’altro grande partito del Paese, sono intorno al 21%. E poi c’è l’estrema destra di Elam, che a Strasburgo siede con Fdi in Ecr: i sondaggi li danno al 14%, al terzo posto. A seguire ci sono diverse formazioni, come Diko, Alma e Democrazia diretta, dello youtuber populista antisistema Fidias Panayiotou, che è parlamentare europeo. Più staccato il “paneuropeo” Volt.
“Queste elezioni sono importanti perché segneranno il futuro di un Paese sempre più geopoliticamente esposto, tra instabilità nel Medio Oriente, pressioni migratorie, politiche energetiche nel Mediterraneo orientale e rapporti con la Turchia. E ridisegneranno il panorama politico in vista delle presidenziali del 2028 – ci spiega Hubert Faustmann – Il dominio dei due principali grandi partiti, il centrodestra di Disy e la sinistra di Akel, si sta indebolendo. E potrebbe nascerne il parlamento più frammentato degli ultimi decenni”.
Gli scenari per Christodoulides
Finora, argomenta Faustmann, Christodoulides ha governato guardando al centrodestra su temi economici e geopolitici, e al centrosinistra su quelli sociali e istituzionali. Ha navigato in maniera flessibile, senza una coalizione stabile.
Con la vittoria dei popolari di Disy o dei comunisti di Akel il presidente si indebolirebbe comunque? “Sì, una forte affermazione di Disy rafforzerebbe la loro leader Annita Demetriou, anche in vista delle presidenziali del 2028. Mentre Akel, con un successo, diventerebbe più aggressiva all’opposizione”. La politica estera rimarrebbe nelle mani di Christodoulides, ma potrebbe crescere la pressione di Akel, “che sulla Russia è più cauta, ma soprattutto è più critica verso Israele (con cui Cipro sta sviluppando progetti energetici strategici, ndr)”.
L’ascesa dell’estrema destra
Tra le altre forze emergenti c’è appunto l’estrema destra di Elam, il Fronte popolare nazionale, che ha una spada nel simbolo: “Dovrebbe essere uno dei vincitori delle elezioni perché potrebbe intercettare le ansie dei cittadini sull’immigrazione, l’instabilità regionale e la sfiducia verso la politica mainstream. La gente si sente insicura anche per la vicinanza alle crisi mediorientali, che come si è visto a marzo hanno lambito l’isola”.
Elam era molto legata, come “movimento fratello”, ai neonazisti greci di Alba Dorata, da cui però ha preso le distanze dopo il 2020. “Sebbene Elam sia stato spesso accusato di allinearsi a ideologie fasciste e persino naziste, ha categoricamente respinto tali affermazioni, pur esprimendo al contempo ammirazione per il dittatore greco Ioannis Metaxas e il suo regime autoritario – ci dice Faustmann – Può essere descritto come un classico movimento di estrema destra, populista e nazionalista, con una forte piattaforma anti-immigrazione e posizioni intransigenti sulla questione di Cipro. Considera Cipro intrinsecamente greca e ha chiesto la chiusura dei valichi di frontiera a nord. Disy e anche Christodoulides hanno collaborato con Elam”. Si prevede inoltre che il presidente cercherà nuovamente il loro sostegno formale o informale per la rielezione nel 2028. Un’ipotesi contro cui si è già espresso apertamente da Strasburgo il leader del Ppe Manfred Weber.
A che punto è la riunificazione di Cipro
I temi della campagna sono stati il costo della vita, la disuguaglianza sociale, l’immigrazione, mentre la riunificazione dell’isola “rimane importante simbolicamente e diplomaticamente, ma non è più centrale come una volta, non ci sono negoziati sostanziali dal 2017”. A Cipro Nord, a ottobre, si è prodotta una svolta: ha vinto Tufan Erhürman, a favore della riunificazione, e hanno perso i nazionalisti, più vicini al leader turco Recep Tayyip Erdoğan. “Tuttavia le aspettative restano limitate perché gli ostacoli principali non sono cambiati: il disaccordo sul modello federale, le garanzie di sicurezza, la presenza di truppe e il ruolo della Turchia, che insiste sul riconoscimento dell’uguaglianza sovrana del Nord come prerequisito per la ripresa dei negoziati”, dice Faustmann: “Erhürman ha sottolineato di non essere disposto a compiere alcun passo che sia fondamentalmente in contrasto con la strategia della Turchia e coordina strettamente la sua politica con Ankara. Pur essendo favorevole alla riunificazione in linea di principio, Erhürman è ancora sufficientemente ‘moderato’ da essere considerato ‘accettabile’ dalla Turchia”.