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 2026  maggio 24 Domenica calendario

Benedetta Pilato descrive il suo trasferimento a Roma

Si è tuffata in un’altra vita. Una virata per cambiare tutto: «È stata una stagione strana, mi sono dovuta riadattare». In realtà è più strano che a 21 anni Benedetta Pilato abbia già un passato da lasciarsi alle spalle. Ma è stata da sempre abituata a essere, prendere, dare tanto. Sempre sotto i riflettori. La più giovane atleta a esordire in un Mondiale (14 anni e 6 mesi), record di precocità tolto a Federica Pellegrini. Il criticatissimo pianto di gioia in tv dopo aver perso per un centesimo la medaglia olimpica a Parigi, e solo per aver detto: felice di essere quarta. Ma soprattutto la brutta storia di Singapore, l’accusa di furto di profumi al duty free dell’aeroporto con la compagna Chiara Tarantino dopo un Mondiale, quello dello scorso anno, che le aveva regalato la sesta medaglia iridata, il bronzo nei 50 rana.
Poteva essere gioia, fu incubo e figuraccia mondiale. Intervenne la Farnesina, l’ambasciata. Sospensione di novanta giorni dalla Federazione italiana nuoto. Poi la ricerca della felicità. Il trasferimento nella Capitale per affidarsi a Mirko Nozzolillo. Cambio allenatore. Cambio vita. Ieri mattina al Circolo Aniene di Roma era testimonial per la raccolta sangue insieme a Roberto Mancini.
Pilato, gli insulti social non hanno città, l’hanno seguita da Torino a Roma.
«Queste sono cose private di cui non vorrei più parlare. Ma non meritavo l’odio che mi è stato riversato. E neanche i miei. Provate a immaginare cosa abbiano provato mamma e papà leggendo quei messaggi, quell’astio, tutto quel livore che mi è stato rovesciato addosso».
Ferita ancora aperta?
«No, vado avanti. So che non serve a niente pensare al passato. Ho cancellato tutto, penso solo a quello che devo fare».
E ha lasciato Torino.
«Non ero più felice dov’ero, il rapporto con il mio allenatore non era più lo stesso. Non credevo in quello che facevo, e se non sei convinto i risultati non arrivano. Mi è dispiaciuto per gli amici, la casa che avevo comprato, era la mia seconda città, il mio nido. Non l’avrei mai fatto pensando alla mia vita e a loro. Ma in quel momento dovevo. E sapevo che qui a Roma avrei trovato un posto sicuro».
È stato difficile?
«È stata una decisione coraggiosa, non volevo cambiare la mia vita. A Torino avevo tutto. Mi devo riadattare. Su tutto, vita privata e sportiva. Ma ho già tanti amici anche qui. Non sono timida, non faccio fatica a stabilire nuovi legami. Mi aspettavo un impatto più duro. Vivo in affitto, ma sto cercando un appartamento: sono costosi, ma pensavo peggio. Non mi preoccupo e non ho fretta, tanto passo la mia giornata a nuotare all’Aniene».
Il gruppo com’è?
«Mi trovo bene. A Taranto ero sola, e ovviamente gli obiettivi di chi si trovava con me erano molto, molto diversi. A Torino invece ho trovato subito un alto livello, tutti più grandi di me. Qui sono tutti più piccoli, questo aspetto mi spaventava. Invece mi spronano tanto. Cercano di tirar fuori qualcosa in più e lo fanno fare agli altri».
Come si è riadattata?
«Molto bene. Roma mi aiuta. Ma del resto in Italia non abbiamo molta scelta su dove andare. Soprattutto non ce l’ha chi fa le mie gare, 50 e 100 rana. Qui potevo andare sul sicuro».
Quindi lei è d’accordo con Ceccon che si è lamentato perché deve allenarsi con le signore dell’aquagym alla corsia accanto.
«No, nuotiamo in circoli privati. Quindi, prima di tutto, trovo sia giusto che ci siano altre persone, non solo noi agonisti. E poi, onestamente, non possiamo avere una piscina privata, non esiste, anche perché il nuoto è uno sport di serie B. Se devo dire la verità, mi è sembrata una lamentela sterile, una polemica inutile».
Ma lei si sente un’atleta di serie B?
«No, ma il nostro sport è considerato così»
Pensa ancora a quel “felice di essere quarta” ai Giochi? Anche lì è stata criticata.
«Ero sincera, la penso ancora così. Con il tempo ho riflettuto e ho pensato: forse quella medaglia mi avrebbe cambiato la vita. O forse no. Ma non importa. Non serve a nulla guardare al passato».
A cosa pensa allora?
«Agli Europei di Parigi che sto preparando, ai Giochi del Mediterraneo nella mia Taranto. E poi alle Olimpiadi. Sono vicine, due anni non sono tanti. Non mi voglio fermare a Los Angeles. Ho l’età dalla mia parte. Sono vogliosa di arrivare».
C’è grande attesa.
«L’attesa la creano gli altri, non mi interessa. Penso solo a quello che voglio io».