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 2026  maggio 24 Domenica calendario

Ebola, l’Oms alza il livello di allerta

«Contro Ebola ci mancano i test. I campioni dei malati sospetti non possono essere analizzati nelle strutture locali. Devono essere inviati nei pochi laboratori in grado di trattare virus così rischiosi». Valeria Greppi è capo progetto di Medici Senza Frontiere (Msf) a Goma, nella Repubblica Democratica del Congo. L’epidemia nel paese conta finora 746 casi e 176 decessi. Cinque contagi sono emersi anche in Uganda.
Mentre Greppi e il suo gruppo costruiscono in fretta e furia due reparti di isolamento a Goma, un altro centro di Msf è stato bruciato la scorsa notte a Mongwalu, zona di miniere d’oro e di sfollati di guerra nel nord-est del paese, dove il primo decesso è avvenuto il 24 aprile. I 18 casi sospetti di Ebola che erano isolati all’interno sono fuggiti. Il giorno prima un episodio simile era avvenuto nell’ospedale di Rwampara, poco distante. Un gruppo di giovani, credendo che un calciatore locale fosse morto lì dentro, ha cercato di recuperare il cadavere per seppellirlo secondo gli usi tradizionali.
Le cerimonie funebri, che prevedono di toccare il corpo per un ultimo saluto, sono probabilmente alla base anche di quest’ultima epidemia, circolata secondo gli esperti da metà marzo, esplosa con un contagio di massa (probabilmente proprio un funerale) a inizio maggio e dichiarata emergenza internazionale dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) solo il 16 maggio, con 250 casi e 80 vittime già all’attivo.
Il virus responsabile è Bundibugyo e fa parte della famiglia di Ebola. Non ha vaccini, terapie né test diagnostici di facile applicazione. «I contagi hanno già superato le due precedenti epidemie di Bundibugyo», avverte Greppi. «È difficile capire perché l’allarme sia scattato quando c’erano già centinaia di casi. Individuare subito i contagi è essenziale per frenare le infezioni».
In Repubblica Democratica del Congo l’Oms ha alzato il livello di rischio da “elevato” a “molto elevato”. Al di fuori dell’Africa il livello resta “basso”. Ma gli Stati Uniti (usciti polemicamente dall’Oms a gennaio) hanno fissato delle misure più rigide rispetto al resto del mondo. L’ingresso nel territorio Usa è vietato ai cittadini non americani provenienti da Repubblica Democratica del Congo, Uganda e Sud Sudan. I cittadini Usa dovranno passare attraverso due aeroporti filtro: il primo a Washington e il secondo, aggiunto ieri, ad Atlanta. La nazionale congolese di calcio che da giugno parteciperà ai mondiali negli Usa dovrà sottoporsi – ha deciso sempre Washington – a 21 giorni di isolamento.
Nell’Ituri, la provincia congolese più toccata dall’epidemia, le veglie funebri sono state intanto proibite. Alle sepolture provvede solo personale protetto. È stato vietato «portare cadaveri in moto o su altri mezzi privati». Ebola si trasmette toccando i fluidi biologici: sangue, sudore, escrementi. Si stima che ogni malato contagi altre due persone. Il tasso di replicazione del Covid era più alto (arrivava a 6) ma il tasso di letalità di Bundibugyo supera il 30%. Dal 1976, quando Ebola è comparsa, ha ucciso in Africa 15 mila persone.