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 2026  maggio 24 Domenica calendario

Napoli, Leone accolto da migliaia di fedeli: «Resistete»

 «Sono venuto anzitutto a raccogliere le lacrime di chi ha perso persone care, uccise dall’inquinamento ambientale procurato da persone e organizzazioni senza scrupoli, che per troppo tempo hanno potuto agire impunemente…». Leone XIV arriva nella Terra dei Fuochi, «un’espressione che non fa giustizia al bene che c’è e resiste, ma che ha certamente facilitato una presa di coscienza diffusa della gravità del malaffare e dell’indifferenza che ha lasciato spazio ai crimini», e nella cattedrale di Santa Maria Assunta sono arrivati i familiari delle vittime, i malati, il vescovo Antonio Di Donna spiega al Papa che solo ad Acerra sono morti 150 bambini e ragazzi e tenta di nominare gli ultimi: «Qui ci sono i genitori di Marco, di Maria, di Pasquale, di Tina…», la voce arrochita dalle lacrime gli si incrina e procede a fatica.
È stata la prima volta, ieri mattina, che un Papa ha visitato Acerra, nel 2020 avrebbe voluto farlo Francesco ma fu impedito dalla pandemia. Così è stato Prevost a richiamare la Laudato si’ e la «resistenza di fronte all’avanzare del paradigma tecnocratico» di cui parlava l’enciclica: «Il grido della creazione e dei poveri tra voi è stato avvertito più drammaticamente, a causa di un concentrato mortale di oscuri interessi e indifferenza al bene comune, che ha avvelenato l’ambiente naturale e sociale. È un grido che chiede conversione! Siate testimoni di questa “ostinata resistenza” che diventa rinascita!».
Il Papa ne parla più tardi a quindicimila persone in una piazza dominata da una vecchia torre dell’acqua in cemento come i condomini tutt’intorno: «Santità, benedici questa terra» si legge su un lenzuolo appeso. Leone XIV sillaba un discorso rivolto anzitutto alle istituzioni: «C’è sempre una sottile convenienza nella rassegnazione, nei compromessi, nel rimandare le decisioni necessarie e coraggiose. Il fatalismo, il lamento, lo scaricare la colpa sugli altri sono il terreno di coltura dell’illegalità e un principio di desertificazione delle coscienze. Per questo vorrei dire a tutti voi: assumiamoci ognuno le proprie responsabilità, scegliamo la giustizia, serviamo la vita! Il bene comune viene prima degli affari di pochi».
Undicimila chilometri quadrati tra le campagne casertane e napoletane, novanta comuni, tre milioni di abitanti, un’incidenza dei tumori più alta del’11 per cento rispetto alla media. Dagli anni Ottanta la camorra ha versato liquidi velenosi nelle rogge e seppellito rifiuti tossici, affidati alla camorra da imprese, soprattutto del Nord Italia, che volevano risparmiare sullo smaltimento, il tutto nell’indifferenza di una politica inerte o corrotta.
La Corte europea dei diritti dell’uomo, l’anno scorso, ha condannato lo Stato italiano. Ora c’è un piano per bonificare 85 siti, ma quelli inquinati sono 293 e ne vengono segnalati altri. Così il Papa ringrazia «l’impegno coraggioso» di «quei pionieri» che rivelarono il disastro, «in particolare le associazioni ambientaliste». Ad Acerra c’è anche don Maurizio Patriciello, il parroco di Caivano che fu tra i primi a denunciare: «C’è solo una cosa da dire: mai più».