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 2026  maggio 24 Domenica calendario

Meloni rivendica le misure

«La strategia del governo – dice Giorgia Meloni – è sempre stata chiara: sostenere chi crea ricchezza e posti di lavoro». Ecco quindi «misure concrete per sostenere famiglie, imprese e lavoratori in una fase ancora segnata dalle tensioni sui mercati internazionali». Sui social e in un videomessaggio inviato al Festival del Lavoro, la premier rivendica il lavoro del suo esecutivo ed elenca i risultati ottenuti: «Un milione e 200 mila occupati stabili in più e 550 mila precari in meno»; e ancora il «tasso di disoccupazione che ha raggiunto i livelli minimi di sempre» e l’aver superato «per la prima volta nella storia il tetto dei dieci milioni di donne lavoratrici».
Fin dal primo mattino di ieri, dai suoi profili social Meloni ha voluto spiegare personalmente le misure approvate venerdì sera dal Consiglio dei ministri che ha rinnovato (fino al 6 giugno) il taglio delle accise per i carburanti e sbloccato aiuti per gli autotrasportatori, scongiurando lo sciopero. La presidente del Consiglio tiene a sottolineare che «continuiamo a intervenire con serietà e concretezza per difendere il potere d’acquisto degli italiani, sostenere il sistema produttivo della nazione e dare risposte ai territori». Però, se gli autotrasportatori si dicono soddisfatti e revocano la mobilitazione, le associazioni di consumatori lo sono molto meno. In particolare Codacons, Unc e Adoc bocciano il taglio alla riduzione delle accise dimezzato a 10 centesimi sul gasolio e confermato ad appena 5 sulla benzina, che ieri in molte pompe ha toccato il tetto dei 2 euro al litro. Secondo il Codacons il pieno costerà fino a 6,1 euro in più, mentre la Cgia di Mestre calcola che dallo scoppio della guerra nel Golfo, il caro gasolio all’autotrasporto è costato 2,1 miliardi di euro. I consumatori chiedono quindi interventi su extraprofitti e tutela delle fasce più deboli.
Nel videointervento inviato al Festival del Lavoro, la premier è tornata a parlare anche del decreto Lavoro spiegando che «con il salario giusto abbiamo sancito un principio: solo chi applica il trattamento economico complessivo stabilito dai contratti collettivi nazionali stipulati dalle organizzazioni più rappresentative può accedere agli incentivi pubblici per le assunzioni, è una scelta che il governo rivendica con forza». E anche la ministra del Lavoro Marina Calderone spiega che il percorso del salario giusto (nel decreto ora all’esame della Camera) «arriva da lontano, l’Italia ha una capacità di produzione di contratti collettivi di lavoro di qualità data dalla qualità delle relazioni industriali, sappiamo cosa vuol dire applicare tutti gli istituti di un contratto collettivo che rappresenta la componente economica ma anche quell’insieme di tutele che fanno la differenza».
Sono circa 500 gli emendamenti al decreto, tra questi quelli di Lega e Forza Italia che ancorano il risarcimento ai lavoratori sottopagati all’avvio della causa (altri simili definiti «salva imprenditori» erano stati già presentati e poi bocciati in altri provvedimenti) e quello del sottosegretario Claudio Durigon che riconosce gli arretrati per i contratti collettivi scaduti. La ministra non si sbilancia: «Li valutiamo ed esaminiamo tutti».