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 2026  maggio 24 Domenica calendario

Il padre di Hawking si preoccupava perché il figlio non studiava

«Siamo un po’ pre­oc­cu­pati per come Ste­phen sta cre­scendo. Passa il tempo in casa con poca ini­zia­tiva e non stu­dia molto». Sem­bra la solita lamen­tela di uno dei tanti papà che soprat­tutto in que­sto periodo dell’anno sco­la­stico – con le insuf­fi­cienze da recu­pe­rare per evi­tare la boc­cia­tura – rim­bal­zano nelle chiac­chiere tra amici e nelle chat di classe. Ma qui a par­lare è il papà di Ste­phen Haw­king (1942-2018), l’astro­fi­sico bri­tan­nico che avrebbe rivo­lu­zio­nato la cosmo­lo­gia moderna e tra­sfor­mato la pro­pria vita in un sim­bolo uni­ver­sale di deter­mi­na­zione e riscatto. E allora pro­viamo tutti una pic­cola ver­ti­gine men­tre ci doman­diamo come è pos­si­bile che un geni­tore non si accorga o sot­to­va­luti le capa­cità del pro­prio figlio. Ste­phen non si spac­cava la schiena sui libri sem­pli­ce­mente per­ché capiva tutto in tempi velo­cis­simi e non aveva biso­gno di uno stu­dio «matto e dispe­rato».
I geni sono per defi­ni­zione incom­presi, costretti in un mondo che pro­cede molto più len­ta­mente del loro pen­siero, chiusi den­tro oriz­zonti troppo limi­tati per con­te­nere le loro intui­zioni e visioni, ma che addi­rit­tura il papà di Ste­phen fosse pre­oc­cu­pato per il suo ren­di­mento fa sor­ri­dere. «Guar­date le stelle, non i vostri piedi», diceva lo scien­ziato. Chissà se poi suo padre avesse alzato la testa dalla quo­ti­dia­nità e avesse comin­ciato a guar­dare quel figlio spe­ciale senza le lenti della nor­ma­lità.
Le parole, come rivela il quo­ti­diano lon­di­nese The Guar­dian, emer­gono oggi da una rac­colta di diari pri­vati rima­sti nasco­sti per decenni nella casa della sorella di Haw­king, Mary, e resi pub­blici gra­zie al lavoro del bio­grafo Gra­ham Far­melo, autore della nuova bio­gra­fia auto­riz­zata Haw­king, in uscita il 24 set­tem­bre per l’edi­tore inglese John Mur­ray. I qua­derni del padre rac­con­tano un gio­vane Ste­phen molto diverso dall’icona cono­sciuta dal mondo: intro­verso, poco moti­vato se non addi­rit­tura svo­gliato, insi­curo, spesso distante dalle aspet­ta­tive fami­liari.
Frank Haw­king, medico spe­cia­liz­zato in malat­tie tro­pi­cali, osser­vava il figlio con cre­scente inquie­tu­dine.
Nei suoi appunti lamen­tava la man­canza di ambi­zione del ragazzo e il suo appa­rente disin­te­resse per gli studi. Arri­vava per­fino a scri­vere che Ste­phen sem­brava con­si­de­rare la fisica “infe­riore alle arti”’, una delu­sione dif­fi­cile da accet­tare per un padre con­vinto del valore della disci­plina scien­ti­fica. Quelle paure, però, sareb­bero state com­ple­ta­mente smen­tite dalla sto­ria suc­ces­siva: dalle teo­rie sui buchi neri alla divul­ga­zione scien­ti­fica mon­diale con Breve sto­ria del tempo, Ste­phen Haw­king sarebbe diven­tato uno dei volti più cele­bri della scienza con­tem­po­ra­nea.
La nuova bio­gra­fia rac­conta anche il dramma della malat­tia. Nel 1963, a soli 21 anni, Ste­phen Haw­king rice­vette la dia­gnosi di scle­rosi late­rale amio­tro­fica, una pato­lo­gia dege­ne­ra­tiva che avrebbe pro­gres­siva (Lapr) mente para­liz­zato il suo corpo. I medici gli die­dero pochi anni di vita, ma lo scien­ziato riuscì a sfi­dare ogni pre­vi­sione, con­ti­nuando a lavo­rare e a divul­gare fino alla morte, avve­nuta all’età di 76 anni. I diari rive­lano anche il dolore del padre davanti al peg­gio­ra­mento delle con­di­zioni del figlio. In un’anno­ta­zione del 1967, Frank Haw­king con­fes­sava la dif­fi­coltà di comu­ni­care con lui: «Tutto è così ter­ri­bil­mente lento. Mi dispiace mol­tis­simo per lui e farò tutto il pos­si­bile per aiu­tarlo. Ma non mi piace stare con lui».
Secondo Far­melo, que­sti docu­menti offrono «uno sguardo crudo e sin­cero» sulla vita pri­vata della fami­glia Haw­king e sugli anni for­ma­tivi del cele­bre scien­ziato. Molte delle anno­ta­zioni erano scritte in un codice segreto basato sull’alfa­beto greco, deci­frato dal bio­grafo dopo un lungo lavoro di ricerca. Nono­stante i dubbi paterni e la malat­tia, Haw­king riuscì a tra­sfor­marsi in un sim­bolo mon­diale di resi­lienza e genio scien­ti­fico.