Corriere della Sera, 23 maggio 2026
Bezos contro il sindaco Mamdani
Azzerare le tasse per mezza America, i contribuenti con i redditi più bassi. Un’idea così di sinistra che, nel mondo alla rovescia del 2026, non è arrivata da un politico democratico ma da un miliardario: Jeff Bezos, patron di Amazon.
In un’intervista con Andrew Ross Sorkin della Cnbc andata in onda mercoledì, Bezos ha commentato il video virale girato il 14 aprile dal sindaco di New York Zohran Mamdani davanti all’attico da 238 milioni di dollari di Ken Griffin, ceo di Citadel. Mamdani usa TikTok e Twitch come Trump usava Twitter e ora usa Truth: i politici americani di successo del 2026 sono anche content creator. Aveva girato il video per lanciare una tassa sulle seconde case di lusso e Bezos ha spiegato che la mossa riflette una tattica politica tanto collaudata quanto inefficace: «Quando non sai come risolvere un problema, crei un capro espiatorio. Ma non risolvi il problema. L’unica cosa che risolve i problemi? La competenza».
Per Bezos la tassa sulle seconde case – Mamdani vorrebbe usarla per incassare mezzo miliardo, poca roba rispetto al «buco» nel bilancio cittadino, 12 miliardi, che è stato appena sanato in gran parte dal bailout appena concesso dalla governatrice democratica Kathy Hochul – è anzi «un’ottima cosa per New York», e l’ha paragonata alle tasse di soggiorno degli hotel. Tasse che tendono ad essere popolari proprio perché gravano su chi non può votare contro, «ma se si aumentano troppo le tasse di soggiorno, i turisti smettono di venire: ci vuole prudenza».
E poi, a sorpresa, Bezos ha ricordato che l’1% dei contribuenti americani, i più ricchi tra i ricchi, la sua aliquota, fornisce il 40% del gettito totale. E visto che il 50% dei contribuenti con i redditi più bassi versa solo il 3% del totale, allora avrebbe più senso cancellarle proprio, le tasse sui poveri e sulla «lower middle class»: «Perché un’infermiera del Queens che guadagna 75 mila dollari all’anno paga più di mille dollari al mese di tasse? Dovrebbe pagare zero».
Bezos però ha anche criticato direttamente Mamdani, sottolineando la differenza tra dibattito politico e attacchi personali: «Non è bello andare sotto casa di Ken Griffin e comportarsi come se fosse una specie di cattivo, non è un cattivo, non ha fatto del male a nessuno, non sta danneggiando New York. Anzi, tutt’altro». Griffin aveva definito il video «inquietante» e «spaventoso», ipotizzando di annullare un progetto da 6 miliardi di dollari a midtown e reindirizzare gli investimenti verso Miami (la governatrice Hochul è stata costretta a mediare, e ora Mamdani sta incontrando nei loro uffici, non nel suo, i leader finanziari per convincerli a restare in città).
Mamdani ha risposto con due tweet: nel primo ha ripostato una parte del video di Bezos nel quale dice che «potreste anche raddoppiarmi le tasse ma per l’insegnante del Queens non cambierebbe nulla» a causa degli sprechi, e il sindaco ha commentato «conosco insegnanti del Queens che non sarebbero d’accordo». Poi, ieri, un altro tweet: «Amazon vale duemila miliardi di dollari. Eppure non si è degnata di pagare i milioni di dollari di multe accumulate a causa dell’inquinamento atmosferico provocato dai suoi camion, che costringevano i newyorkesi a respirare i gas di scarico… Nessuna azienda, per quanto grande o potente, è al di sopra della legge» (Bezos aveva spiegato che se Amazon lavorasse come il comune di New York che spende 44mila dollari per studente e i risultati sono inferiori a quelli di Stati che spendono la metà «la consegna costerebbe 100 dollari, ci metterebbe sei settimane, e alla fine vi ritrovereste con il pacco sbagliato»).