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 2026  maggio 23 Sabato calendario

Gli Usa gelano gli alleati europei: la nostra presenza sta cambiando

Rubio avverte gli alleati: «Le opinioni del presidente Donald Trump, la delusione nei confronti di alcuni dei nostri alleati della Nato e della loro reazione alle nostre operazioni in Medio Oriente sono ben documentate. Si tratta di questioni che non saranno risolte né affrontate in questa sede. È un argomento di cui dovranno discutere i leader». Il segretario di Stato americano ieri si è presentato con queste parole al vertice dei ministri degli Esteri dell’Alleanza Atlantica, che si è tenuto a Helsingborg, in Svezia. Rubio ha parlato davanti ai giornalisti, al fianco del Segretario generale della Nato, Mark Rutte.
È stata l’ultima riunione ad alto livello prima del summit dei leader, in programma il 7 e l’8 luglio ad Ankara, in Turchia. «Sarà probabilmente uno dei summit dell’Alleanza più importanti della storia», ha aggiunto, sibillino, Rubio.
Rutte è ancora una volta impegnato ad allentare le tensioni tra le due sponde dell’Atlantico. Anche ieri ha fatto ricorso al suo metodo ormai sperimentato, lusingando Rubio: «Voglio ringraziare il segretario di Stato per la sua incredibile leadership e per il sostegno al legame transatlantico». Poi ha osservato che «gli alleati hanno recepito il messaggio degli Stati Uniti, sia onorando gli impegni sull’uso delle basi militari in Europa (per le operazioni di guerra contro l’Iran, ndr) che sulla riapertura dello Stretto di Hormuz». L’incontro tra i 32 partner, con l’Italia rappresentata da Antonio Tajani, non ha raggiunto alcuna conclusione, come era previsto. I ministri hanno spiegato la posizione dei rispettivi Paesi sulle questioni più urgenti, a cominciare dalla guerra in Iran.
Al centro del confronto anche la presenza delle truppe americane in Europa. In generale, un po’ tutti hanno accolto con soddisfazione l’annuncio di Trump, recapitato con un post sul suo social «Truth», giovedì 21 maggio: pronto l’invio di 5 mila soldati in Polonia. Rubio, però, ha temperato il sollievo, diffuso soprattutto tra gli Stati dell’Est: «La presenza delle truppe statunitensi in Europa sarà modificata. È un processo che è già iniziato, in coordinamento con gli alleati. Forse non saranno entusiasti, ma certamente ne sono consapevoli».
L’amministrazione Trump, però, dovrà rispettare la soglia minima fissata dal Congresso, con la legge quadro sulla difesa: in Europa devono restare almeno 76 mila militari.
All’ordine del giorno, ieri in Svezia, anche l’immancabile tema delle spese per la difesa. Rutte, al termine, ha tirato così le fila: «Ho sempre pensato che fosse strano che una parte del mondo molto ricca, l’Europa, avesse bisogno del sostegno di un’altra parte del mondo per difendersi dalla Russia nella misura in cui accade oggi; dipendiamo troppo da un solo alleato: gli Stati Uniti».
In parallelo, però, tra gli europei resta una diffidenza di fondo: al di là del numero dei soldati, gli Usa confermeranno l’impegno a rispettare l’articolo 5 del Trattato? Vale a dire: tutti i membri dell’Alleanza corrono in soccorso di un alleato se aggredito.
I generali americani rassicurano i colleghi europei: per noi l’articolo 5 non è in discussione. Ma è necessario che gli europei prendano più seriamente ciò che è previsto dall’articolo 3: gli Stati «manterranno e accresceranno la loro capacità individuale e collettiva di resistere a un attacco armato».