Corriere della Sera, 23 maggio 2026
Cuba, sale la pressione. Castro: resisterò
Con l’amministrazione americana di nuovo «distratta» dal dossier iraniano, la giornata di ieri non ha chiarito quale strada possa imboccare la crisi di Cuba e che conseguenze possa avere l’accresciuta pressione da parte di Washington sull’isola. Continua però il gioco delle parti.
Due giorni fa era stato il turno degli Stati Uniti (che avevano inviato la portaerei Nimitz nei Caraibi), nonché dei «padrini» internazionali di Cuba, la Russia e la Cina (che avevano duramente condannato le azioni intimidatorie decise da Donald Trump contro il regime nato nel 1959 dalla Revolución). E ieri è stato invece il governo di Cuba a battere un colpo, organizzando una manifestazione di fedelissimi davanti all’ambasciata americana all’Avana per protestare contro l’incriminazione, avvenuta negli Stati Uniti, di Raúl Castro, che venerdì compie 95 anni. Luinon era presente, ma c’erano due dei suoi figli, Alejandro e Mariela, la quale ha raccontato: «Mio padre mi ha sempre detto: “Nessuno mi prenderà vivo. Mi troveranno mentre combatto”». Alla manifestazione non si è visto neanche il presidente di Cuba, Miguel Díaz-Canel, che ha però scritto su X: «Raúl è Raúl, è Cuba, è l’eroismo, è la dignità ed è il profondo amore per il popolo che in lui si riconosce. Il Nord torbido e brutale ci disprezza ma davvero non ci conosce: cercando di dividerci, ci ha uniti ancora di più».
Nelle ultime ore, però, al di là degli omaggi, delle dichiarazioni retoriche, delle minacce, delle condanne e delle rodomonterie, c’è stato anche un arresto importante. Gli agenti dell’Ice hanno infatti fermato, dopo averle revocato il permesso di soggiorno permanente, la cittadina cubana Adys Lastres Morera, accusata di collaborare con il regime dell’Avana e di essere una minaccia per la sicurezza nazionale. È un arresto importante, tanto da essere annunciato su X dal segretario di Stato Marco Rubio. Si tratta infatti della sorella della generale di brigata Ania Guillermina Lastres Morera scelta nel 2022 per sostituire, nel ruolo di presidente esecutivo di Gaesa, il genero di Raúl Castro, Alberto Rodríguez López-Calleja. A Cuba comandano i militari (lo scrittore dissidente Carlos Manuel Álvarez, sul País, ha definito il suo Paese una «società spartana») e Gaesa è il conglomerato attraverso cui l’esercito, gestendo mille attività – hotel di lusso per stranieri, supermercati, commercio con l’estero, pompe di benzina, imprese in Angola – controlla una quota enorme (secondo alcuni addirittura il 70%) dell’economia cubana.
Un futuro intervento militare da parte di Washington non può essere escluso, specie dopo che Rubio ha definito Cuba, che è il Paese dei suoi genitori, «una minaccia per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti». Ma la decisione di colpire la sorella di un’esponente di primissimo piano di quel deep state che, al di là delle cariche istituzionali ufficiali, tiene le redini del regime postcastrista fa pensare che Trump voglia sollecitare, con metodi bruschi, non un vero cambio di regime ma solo l’apertura di un canale di comunicazione che, sul modello venezuelano, permetta a Washington di esercitare un sostanziale controllo sull’economia del Paese. E, magari, anche di smantellare la presenza a Cuba, che si trova a 90 miglia nautiche dalla Florida, delle intelligence di Mosca e di Pechino, che, secondo quanto scriveva ieri il Wall Street Journal, dal 2023 a oggi hanno triplicato i loro agenti sull’isola.