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 2026  maggio 23 Sabato calendario

Flotilla, il rientro degli italiani «ma 50 ricoverati a Istanbul». Duello con Israele sugli abusi

Mentre i magistrati di Roma analizzano le testimonianze degli attivisti italiani e valutano le ipotesi di tortura e violenza sessuale, nel deserto della Libia orientale la Global Sumud Flotilla prepara un nuovo tentativo di raggiungere Gaza. Il convoglio terrestre, partito il 14 maggio con ambulanze e aiuti umanitari, è fermo davanti ai checkpoint controllati dalle forze del generale Khalifa Haftar. E nelle prossime ore gli attivisti annunciano un nuovo tentativo di passaggio.
«Siamo circa 300 delegati provenienti da 28 Paesi, 13 gli italiani, e abbiamo tentato tutte le strade diplomatiche possibili», racconta al Corriere Marco Contadini, capo della delegazione italiana del Land Convoy. «Ci hanno chiesto di lasciare qui i mezzi e proseguire senza il materiale umanitario, ma non avrebbe alcun senso». Una delegazione ha tentato di avviare delle trattative con gli uomini di Haftar: «Abbiamo consegnato una lettera alle autorità in cui chiedevamo di riaprire la negoziazione perché si tratta di una missione umanitaria e Gaza sta morendo. Ma ci hanno risposto con un sonoro no. Siamo andati una seconda volta e ci hanno respinto in modo ancora più brutale» spiega Contadini.
A questo punto gli organizzatori hanno deciso di tentare di forzare il passaggio al valico di Sirte già oggi o domani. «Non c’è motivo di fermarci adesso. Cercheremo in tutti i modi di entrare con i nostri mezzi e i nostri corpi» sottolinea l’attivista. È atteso tra oggi e domani anche Thiago Avila, uno dei volti più noti della Global Sumud Flotilla.
Intanto a Istanbul cresce il numero dei partecipanti alla flottiglia che necessitano di cure mediche dopo il rilascio. Secondo gli organizzatori, circa cinquanta attivisti sono stati visitati o ricoverati per lesioni riportate durante la detenzione israeliana. Francia, Spagna e Germania hanno confermato che diversi loro cittadini hanno riportato ferite o hanno avuto bisogno di controlli medici dopo il rientro dalla missione.
La Procura di Roma intanto alza il livello dell’inchiesta aperta dopo il fermo della Flotilla da parte delle autorità israeliane. Oltre al sequestro di persona, i magistrati valutano ora anche le ipotesi di tortura e violenza sessuale. Ieri sono iniziate le audizioni degli attivisti italiani rientrati dalla missione, tra le persone già ascoltate c’è il deputato del M5S Dario Carotenuto. I pm stanno inoltre analizzando il video diffuso dal ministro israeliano della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir, in cui alcuni dei fermati appaiono inginocchiati con le mani legate dietro la schiena. A piazzale Clodio risultano già aperti altri fascicoli relativi alle precedenti missioni della Flotilla.
Da Mestre, dove chiude la campagna per le Comunali, si fa sentire la segretaria del Pd Elly Schlein che definisce «sconvolgenti» le immagini delle violenze sugli attivisti, chiedendo all’Europa «fatti e non solo comunicati».
Tra le testimonianze raccolte nelle ultime ore c’è anche quella dell’attivista francese Meriem Hadjal, che all’arrivo a Parigi ha denunciato molestie sessuali durante la detenzione su una delle cosiddette «navi-prigione». Israele respinge tutte le accuse di maltrattamenti e sostiene che i detenuti siano stati trattati «secondo le procedure e nel rispetto della legge». Ma la mobilitazione non si ferma. Il prossimo fronte potrebbe essere il deserto libico.