Corriere della Sera, 23 maggio 2026
La Ue discuterà le sanzioni a Ben-Gvir
«La violenza dei coloni ha raggiunto livelli senza precedenti». In Cisgiordania le pratiche del governo israeliano sono «illegali» e stanno «minando» la prospettiva di due Stati. È uno dei passaggi più duri di una dichiarazione, promossa anche dall’Italia, che è stata firmata e diffusa non solo da Palazzo Chigi, ma anche dagli esecutivi di Gran Bretagna, Francia e Germania, tutti uniti contro il governo di Israele.
Intanto il governo olandese ha deciso di mettere al bando l’import di prodotti dagli insediamenti. Mentre la lettera dei quattro arriva a poche ore dalla richiesta all’Ue del ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani, di muoversi per sanzionare Itamar Ben-Gvir, il ministro che ha irriso con violenza gli attivisti della Flotilla per Gaza.
L’Alta rappresentante della Politica estera Ue, Kaja Kallas, ha accettato infatti la richiesta italiana di lavorare a sanzioni contro Ben-Gvir. Al momento la proposta ha ottenuto il sostegno di Spagna, Francia, Belgio, Svezia, Portogallo, Irlanda, Lussemburgo e Paesi Bassi. A oggi sono in lista 9 individui e 5 entità israeliane nel regime sanzionatorio «Globale diritti umani», che comporta il divieto di ingresso nel territorio dell’Ue e il congelamento dei beni. Nel nuovo pacchetto è stata proposta la designazione di 3 individui (coloni estremisti responsabili di violenze contro civili palestinesi) e 4 organizzazioni che li sostengono.
Mentre per l’attivazione delle sanzioni contro il ministro Ben-Gvir, l’opzione su cui sembra orientarsi la Ue è quella di cercare – con una tempistica separata – un nuovo accordo politico, per il quale è prevista l’unanimità degli Stati membri, da sottoporre poi al Consiglio. Ci vorrebbero almeno un paio di settimane.
Nella lettera dei quattro Stati invece vengono denunciate le pratiche illegali dei coloni in Cisgiordania. Il punto cruciale è il tentativo del governo israeliano di spaccare in due i territori palestinesi e impedire un canale geografico fra Cisgiordania e Gaza. Nella dichiarazione viene invitato il governo israeliano a far rispettare la legge e a perseguire gli abusi dei soldati. Vengono messe in guardia le aziende che partecipano all’espansione illegale delle colonie. Viene invitato ulteriormente il governo di Tel Aviv a rispettare la custodia dei luoghi santi a Gerusalemme.
Ecco un passaggio della dichiarazione: «Le politiche e le pratiche del governo israeliano, incluso un ulteriore consolidamento del controllo israeliano, stanno minando la stabilità e le prospettive di una soluzione a due Stati. Il diritto internazionale è chiaro: gli insediamenti israeliani in Cisgiordania sono illegali».
Insomma le quattro Capitali non fanno nessuno sconto a Tel Aviv. Ed è una dichiarazione che sembra porre le basi per ulteriori passi diplomatici, a cominciare da una rete di sanzioni contro prodotti economici e coloni che hanno base nei luoghi della Cisgiordania che dovrebbero essere dei palestinesi.
Su questo punto le diplomazie dei quattro Paesi sono esplicite, anche dal punto di vista tecnico e geografico: «I progetti di costruzione nell’area E1 (un corridoio che si trova tra Gerusalemme Est e l’insediamento di Ma’ale Adumim) non farebbero eccezione. Lo sviluppo dell’insediamento dividerebbe la Cisgiordania in due e rappresenterebbe una grave violazione del diritto internazionale».
La lettera di Roma, Londra, Berlino e Parigi contiene anche una sorta di altolà alle aziende che partecipano a pratiche di espansione immobiliare illegale nei territori della Cisgiordania: «Le imprese non dovrebbero partecipare a gare d’appalto per E1 o altri sviluppi di insediamenti. Dovrebbero essere consapevoli delle conseguenze legali e reputazionali».
Insomma sembra sempre più concreta la possibilità di sanzioni anche per molte aziende israeliane. I 4 governi proseguono invitando Tel Aviv «a porre fine all’espansione degli insediamenti e dei poteri amministrativi, a garantire responsabilità per la violenza dei coloni e a indagare sulle accuse contro le forze israeliane, a rispettare la custodia dei luoghi santi di Gerusalemme e gli accordi storici sullo status quo, e a revocare le restrizioni finanziarie sull’Autorità palestinese».
Mentre «sul Libano abbiamo convenuto sulla necessità di garantire stabilità e sicurezza lungo il confine israelo-libanese, oltre che il pieno sostegno alla sovranità libanese», ha detto Giorgia Meloni, nelle dichiarazioni congiunte con il primo ministro d’Irlanda Micheàl Martin, dopo l’incontro a Palazzo Chigi.