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 2026  marzo 04 Mercoledì calendario

Biografia di Paolo Zampolli

Paolo Zampolli, nato a Milano il 5 marzo 1970 (56 anni). Imprenditore. Ambasciatore. Rappresentante speciale degli Stati Uniti per i Partenariati globali (dall’11 marzo 2025). Ambasciatore della Dominica presso l’Organizzazione delle nazioni unite (Onu) e per gli Oceani e i Mari (dal 2013). «Italoamericano di successo, fino a qualche anno fa era un personaggio di contorno, noto soprattutto per essere “quello che presentò Trump a Melania”, uno di quegli italoamericani di complemento e di colore decorativi a New York, in cui si incappava nel mondo di prima, quello in cui nessuno poteva pensare che Trump diventasse per due volte un leader mondiale e uno come Zampolli un potente globale o anche solo regionale» (Michele Masneri). «Sono “il mio Paolo” per il presidente Trump» • Per parte materna «Paolo VI era un mio lontano cugino e abbiamo due santi in famiglia, santa Vincenza Gerosa e santa Bartolomea Capitanio» (a Viviana Mazza). «Sono nato in via Borgonuovo, a Milano, e, sebbene negli anni Ottanta e inizio Novanta fosse già la capitale della moda e dello stile, a me andava stretta» (a Giovanni Terzi). «È l’unico figlio di un imprenditore: Giovanni Zampolli, il fondatore della casa di giocattoli Harbert, che in quegli anni distribuiva in Italia il Dolce Forno dell’americana Hasbro, ma anche i personaggi-bambolotti di Guerre stellari e dei supereroi Dc Comics e Marvel» (Maurizio Tortorella). «Che ricordi ha della sua adolescenza? “Ho bei ricordi assieme a tanti amici, tra cui quella di una vita, come Magda Pozzo. Ricordo le nostre vacanze a Ibiza da quando avevo quattro anni: negli anni Settanta e Ottanta Ibiza era un’isola sensazionale”» (Terzi). «Quando Paolo ha 18 anni, suo padre muore in un incidente di sci. In un’intervista del settembre 2016 al New York Times, Zampolli racconta che quel triste colpo gli impone di lasciare l’università e lo costringe anche a vendere la Harbert. Milano, intanto, inizia a stargli stretta. Viaggia. Fa cose. Vede gente. Nel 1994 partecipa all’organizzazione della gara “Look of the Year” a Ibiza, dove conosce John Casablancas, fondatore della Elite Model, e qui s’innesca la classica svolta esistenziale: perché Casablancas nota una sua certa abilità e gli consiglia di andare a New York per lavorare nel settore. È così che Paolo trasloca nella Grande Mela, a Union Square, dove fonda una sua agenzia, la ID Model, e inizia a girare il mondo per ingaggiare bellezze da sfilata come Heidi Klum e Claudia Schiffer. Nel 1996 “Zampa” porta in America anche una certa Melania Knauss, promettente modella slovena, cui fa fare servizi fotografici senza troppi veli. Frenetico, simpatico e ovviamente furbo come una volpe, il giovane Zampolli intanto frequenta anche i locali giusti di New York, dal privé del Moomba Restaurant al Bowery Bar, dove stringe amicizie importanti: per esempio Trump, all’epoca costruttore. Ed è proprio Paolo a far conoscere Melania e Donald: non per nulla, ha dichiarato sempre al NYT, “io sono sempre stato molto bravo a mettere insieme le persone e a far accadere le cose…”» (Tortorella). «Il Kit Kat Club era uno dei locali più in voga a Manhattan alla fine degli anni ’90. E lì Paolo Zampolli, l’italiano proprietario dell’agenzia ID Model, organizzò la festa annuale durante la settimana della moda newyorkese 1998: “Una delle mie modelle più carine era Melania”. […] “Dopo la separazione da Marla Maples, sua seconda moglie, Donald Trump frequentava volentieri i nostri eventi”. Paolo e Melania sono coetanei, allora erano entrambi 28enni. “Io stavo con la sua migliore amica, la modella ungherese Edit Molnár. Melania era seria e determinata, non le piaceva granché la vita notturna. Venne al party quasi per dovere. Era professionale, aveva una gran voglia d’arrivare. Più che nelle sfilate, eccelleva nei servizi fotografici. E una sua immagine era finita addirittura su un palazzo intero di Times Square”. Quella sera, al Kit Kat Club, Zampolli, Edit e Melania erano seduti sui divanetti della zona vip. Trump, allora 52enne, si presentò con una donna. Ma, quando vide la modella slovena dagli occhi grigio-blu, fu attrazione immediata: “È incredibile, la voglio”, confidò a Edit. “Ma Melania non cadde ai suoi piedi”, continua Zampolli, “e quella sera non diede a Donald il suo numero di telefono. Non lo avrebbe mai fatto, con un uomo accompagnato a un’altra donna. Si limitò a prendere il suo”. […] “Qualche settimana dopo, Trump venne a una cena a casa mia, nella zona di Gramercy Park. Ed ebbi una sorpresa: si presentò con Melania. Lei gli aveva telefonato, e la relazione era cominciata”. E via, nella tumultuosa vita notturna di New York. […] Elicotteri, aerei: “A volte il venerdì sera Melania e Donald mi davano un passaggio sull’aereo privato di Trump per andare in Florida nei weekend. Allora aveva un Boeing 727, ora ha il 757. Era uno dei pochissimi con il permesso di decollare dall’aeroporto La Guardia, invece di dovere andare fino a quello di Teterboro nel New Jersey, riservato ai voli privati. Loro atterravano a Palm Beach e raggiungevano il palazzo di Mar-a-Lago, io proseguivo per Miami”» (Mauro Suttora). «Fu Trump a consigliarle di lasciar perdere l’agenzia di modelle? “Sì. Una sera eravamo a cena, e assieme a Melania e Trump c’era anche David Copperfield, il famoso mago-illusionista. A un certo punto Trump mi disse che ero troppo intelligente per portare avanti l’agenzia di modelle: ‘Sai cosa ti succede se perdi una delle tue super top model? Vai in rovina’. Io ci pensai, ed effettivamente non aveva torto”. E poi? “Poi aggiunse: ‘E sai che cosa mi succede se perdo un portiere delle mie Tower? Nulla, perché ho la fila di gente che vorrebbe venire a lavorare nei miei bulding’. Così mi propose di andare a lavorare con lui”. E lei? “Io mi girai verso David Copperfield e chiesi se fosse una magia. Poi sorrisi a Melania, e il giorno dopo ero a lavorare come direttore della sezione internazionale della Trump Organization”» (Terzi). «Per quattro anni fa il direttore dello sviluppo internazionale. Poi, però, finisce per rimettersi in proprio, mescolando le sue due esperienze pregresse: nasce così il Paramount Group, un’agenzia immobiliare decisamente innovativa, che organizza visite ad appartamenti e proprietà extralusso per acquirenti molto facoltosi. La particolarità della Paramount sta nel fatto che affida i suoi clienti a bellissime modelle, trasformate in seducenti venditrici (“L’immagine è tutto”, sottolinea Paolo), che li scarrozzano per Manhattan in Rolls-Royce, oppure fanno loro sorvolare la città su grandi elicotteri, o li portano sull’Hudson a bordo di eleganti yacht privati. Come spesso accade ai geni, Zampolli ha una personalità poliedrica. Non contento della vita da businessman, […] s’è dato anche alla diplomazia» (Tortorella). «Sono sempre stato affascinato dal Palazzo di Vetro delle Nazioni unite. Ho iniziato a lavorare per un’organizzazione per le energie rinnovabili. Era tutto nuovo. Ban Ki-moon iniziava a spingere per le energie rinnovabili. Così ho iniziato a collaborare con le Nazioni unite e a spingere per le energie rinnovabili. Poi ho conosciuto l’ambasciatore permanente di Dominica, un piccolo Stato. Ovviamente lì le energie rinnovabili sono una priorità, e stiamo cambiando il futuro del Paese. […] Quando ho iniziato ero minister counsellor, e lo sono stato per tre anni. Poi sono diventato ambasciatore, che è il top dei titoli diplomatici. La mia agenda mi permette di occuparmi di Oceani, quindi tutto quello che riguarda il mare, le navi e la pesca. Ho creato un’organizzazione che si chiama Wato-We Are the Oceans (noi siamo gli oceani, ndr). […] Siamo aperti a tutti i Paesi del mondo, perché per gli oceani non ci sono competizioni né barriere» (a Girolamo Tripoli). «Lei è ambasciatore della Dominica alle Nazioni unite, ma non è manco residente là: come funziona? Vengono in mente certi ambasciatori tropicali alla Pupi D’Angieri… “Per meriti: ho costruito laggiù un hotel da 190 milioni di dollari”» (Masneri). «Nel dicembre 2020, poco prima di terminare il primo mandato alla Casa Bianca, Trump aveva […] nominato Paolo nel consiglio d’amministrazione del John F. Kennedy Center for the Performing Arts, una rarefatta istituzione culturale di Washington. Ma Zampolli è davvero trasversale politicamente, tant’è vero che nel gennaio 2021 il successore di Trump, il democratico Joe Biden, l’aveva messo nel consiglio del presidente per gli Sport, la Fitness e la Nutrizione, un think-tank che dovrebbe promuovere stili di vita sani per gli americani» (Tortorella). In seguito al ritorno di Trump alla Casa Bianca, nel febbraio 2025 si disse – con l’entusiastica conferma del diretto interessato – che Zampolli avesse da lui ricevuto, per investitura diretta nella tenuta di Mar-a-Lago, il bizzarro titolo di «inviato speciale in Italia». «“Il presidente davanti a dieci persone all’improvviso mi ha indicato e mi ha ordinato di fare l’inviato speciale”. Cosa le ha detto? “Ha detto: ‘Paolo, tu sei il mio inviato in Italia’. Otto parole. Lui è sempre molto impegnato e veloce. Dice poche parole e chiude il problema”. Ma lei poteva dirgli di no. “Non direi mai di no al presidente degli Stati Uniti”. […] E quindi cosa dovrà fare? “Devo obbedire agli ordini del presidente. Devo fare quello che dice il presidente”» (Hoara Borselli). «Il fatto curioso è che quando a Zampolli […] venne attribuita questa carica né al ministero degli Esteri, né a Palazzo Chigi, né tantomeno all’ambasciata americana a Roma o a quella italiana a Washington si sapeva alcunché. […] Eppure, Zampolli venne subito intervistato in prima pagina dal Giornale, ospitato da Bruno Vespa a Cinque minuti (giusto in tempo per il terzo anniversario dell’invasione russa in Ucraina), e poi ricevuto da Matteo Salvini al ministero dei Trasporti. […] Le reazioni istituzionali? Tra lo sbigottito e il sarcastico. Antonio Tajani, ministro degli Esteri, liquidò la questione con uno “Zampolli? Zampolli chi?”. Edmondo Cirielli, viceministro di Fratelli d’Italia, ammise di non saperne nulla. Armando Siri, invece, ex sottosegretario e uomo di fiducia di Salvini, prese parte all’incontro con Salvini e si spiegò ai giornali dichiarando di non conoscere i dettagli formali, ma che “di certo è un facilitatore politico. La sua conoscenza diretta di Trump può rendere i rapporti meno formali e più fluidi”» (Gianmarco Serino). L’investitura comunque non fu mai convalidata, e poche settimane dopo Zampolli fu invece ufficialmente nominato rappresentante speciale degli Stati Uniti per i Partenariati globali, «attività che lo vede molto impegnato. Lo scorso ottobre, per esempio, è riuscito a convincere il governo dell’Uzbekistan a incrementare gli acquisti di aerei Boeing dall’iniziale valore di 8 miliardi di dollari a ben 20 miliardi. “Mi sono bastati 20 minuti”, ha proclamato Zampolli sui social, fiducioso che il valore degli ordini salirà presto addirittura a 50 miliardi. Nel corso dell’incontro svoltosi a Samarcanda il ministro degli Esteri uzbeko Bakhtiyor Saidov ha inoltre assicurato che il suo Paese è pronto a concedere alle aziende americane diritti esclusivi per sviluppare depositi di minerali critici e ad aumentare drasticamente le forniture di uranio. E […] Zampolli ha propiziato un altro colpaccio per Boeing: Gulf Air, la compagnia aerea di bandiera del Regno del Bahrein, ha firmato un accordo per acquistare 18 nuovi B787 del valore di 4,7 miliardi di dollari. Affari su affari, quindi. Ma Zampolli è particolarmente orgoglioso di avere convinto l’amico Donald a dichiarare ufficialmente in un ordine esecutivo che il fentanyl “è più vicino a un’arma chimica che a un narcotico”» (Marcello Bussi) • Un figlio, Giovanni, nato nel 2010 dalla relazione con la modella brasiliana Amanda Ungaro. «Pure sua moglie è ambasciatrice, dello Stato – sempre caraibico – di Grenada. […] “Non è mia moglie, è la mia ex compagna, la madre di mio figlio Giovanni”. […] Che studia? “Boh, quelle cose che studiano i ragazzini americani”. Quindi lei ora è single. “Sono sul mercato!”, dice lui contento. Chissà che profferte. “Mai sposato. I matrimoni sono i funerali delle relazioni”» (Masneri) • «Una casa a Gramercy Park, con quadri di Canaletto, De Chirico e Picasso» (Tortorella) • «Sono amico di Donald da trent’anni. Sono sempre stato leale, come lui lo è stato con me. […] Per me è un grande onore avere come migliore amico il presidente degli Stati Uniti. Non c’è nessun possibile migliore amico. È il sogno di tutte le persone al mondo, credo, avere una relazione stretta col presidente degli Stati Uniti, cioè col capo del pianeta». «Zampolli resta tuttora uno degli imprenditori immancabili agli eventi che organizza Trump. Un abituale frequentatore della sua casa a Mar-a-Lago, in Florida, dove cena con lui e la sua famiglia quasi ogni Natale, e spesso anche in occasione di altre feste. Ma, pur essendo così intimo di Trump, negli anni ha saputo costruire ottime relazioni anche con i Clinton e con gli Obama, e in generale con molti esponenti democratici» (Serino). «Amico di calciatori italiani come Del Piero e Vieri» (Ottavio Cappellani) • «È credente? “Mah”, fa lui poco convinto. Lei vota in Italia o in America? “Non sono mai stato molto interessato alla politica. Comunque voto in tutte e due, ho la doppia nazionalità”. E cosa vota? “Sempre a destra”. “Repubblicano in America” e in Italia cosa? Tipo Msi? An? “Boh, non so”, risponde, con la praticità di questo nuovo tipo antropologico d’americani» (Masneri) • «Cosa guarda in tv? I Soprano? “No. Mi piaceva molto Homeland”» (Masneri) • Collezionista di orologi • «Paolo Zampolli ha la faccia da duro, occhi penetranti e mascellone virile. Ricorda Charlie Croker, il protagonista di Un uomo vero (A Man in Full) di Tom Wolfe» (Cappellani). «Abbronzatissimo, ha un completo scuro, e sopra un giaccone di pelle nera. Mocassini Gucci, cintura Hermès, Rolex al polso, una camicia bizzarra con uno squalo ricamato sul colletto e una sfilza di iniziali sulla panza, A.M.B.P.Z., per la gioia dei ricamatori newyorchesi (chissà che costi). Ha anche una spilletta con la bandiera americana e la scritta 47, come la quarantasettesima presidenza del suo amico Donald. Ha un faccione simpatico, un leggero tremore alle mani, assomiglia molto a Silvio Dante, il gestore del locale di spogliarello Bada Bing e amico d’infanzia di Tony Soprano, quello di cui Tony non metterà mai in dubbio la lealtà» (Masneri) • «Come è lavorare con Trump? “Grazie a Donald ho creato una carriera nel settore real estate, ho costruito interi palazzi a New York, ho fatto transazioni immobiliari in collaborazione con lo Stato del Qatar, 14 appartamenti in un palazzo a Soho, spazi commerciali di Dsquared, il ristorante Zuma, palazzi a Madison, l’hotel Kempinski Resort a Dominica”» (Francesca Lovatelli Caetani) • «“Io conosco bene il presidente e so cosa gli piace”. Cosa gli piace? Business business business”. Trump è più un politico o più un uomo d’affari? “È diventato un politico. Ma anche la politica è business”. […] “È il mondo che ha avuto la fortuna di avere Trump. Questa persona ti ferma le guerre, ti riporta a casa gli ostaggi, e tantissime altre cose”. In passato non era così? “Ora dimentichiamoci il passato. Però è chiaro a tutti che il passato non ha funzionato”. Trump cambia tutto? “Questa è la sua forza. È l’unica persona al mondo che può fare queste cose”. E lei? “Io non sono il presidente. Io obbedisco al presidente”» (Borselli) • «Trump è il presidente della pace e della prosperità» (a Francesco Semprini) • «Trump e Giorgia Meloni hanno una caratteristica comune: sono veloci e pragmatici, quello che dicono fanno». «“La posizione sull’Ucraina della Meloni deve cambiare, non piace al presidente”. E, del povero Zelenskyj, che ne facciamo? “Dovrebbe ricostruire lui Gaza con tutti i soldi che si è fregato”» (Masneri) • «Senta, ma questa cosa di Trump che ha cacciato le persone trans dall’esercito? “Giusto”. Ma che male fanno, scusi? “Ma i trans devono stare… non so… nella moda, fare quelle cose da froci. I froci devono fare le sfilate, mica i militari. Al Parco Sempione, ecco. I trans devono stare lì. Quelli pigliano gli ormoni, non li voglio a guidare un carrarmato. C’è un lavoro per tutti, facciano gli stilisti”» (Masneri) • «In questa sua vita ha ancora sogni da realizzare? “Sì. Per quanto mi riguarda, essere “adottato” da Jeff Bezos, il capo di Amazon. Per mio figlio Giovanni, che studi all’Università di Harvard e… diventi presidente degli Stati Uniti!”» (Terzi).