7 marzo 2026
Tags : Fabrizio Barca
Biografia di Fabrizio Barca
Fabrizio Barca, nato a Torino l’8 marzo 1954 (72 anni). Economista, saggista italiano noto per il suo impegno nella politica di coesione, politico del Pd. presidente del Comitato per le politiche territoriali dell’OCSE dal 1999 al 2006, ha ricoperto la carica di ministro per la Coesione territoriale del governo Monti, dal 16 novembre 2011 al 28 aprile 2013.
Titoli di testa «Sono entrato nella stanza dei bottoni, ma i bottoni non ci sono, raccontava Pietro Nenni. Invece, no, i bottoni ci sono».
Vita Diploma al Liceo ginnasio statale Terenzio Mamiani di Roma, ha iniziato in quegli anni a fare politica: «Frequentavo il Movimento studentesco. In terza liceo mi iscrissi alla Fgci. A settembre dell’anno dopo ero responsabile degli studenti medi. Poi capii che non faceva per me. Persi un paio di battaglie tattiche in modo clamoroso e comunque l’impegno universitario non era conciliabile. Scelsi di studiare Statistica perché volevo entrare in Banca d’Italia. Fino all’’89 sono stato iscritto al Pci» [a Vittorio Zincone] • Laurea in Scienze statistiche e demografiche (indirizzo economico) all’università di Roma; master of Philosophy in Economia all’università di Cambridge e visiting professor presso le università Mit e Stanford, Barca ha un curriculum di studi internazionale. Figlio di Luciano, partigiano, deputato e senatore Pci, vicino a Berlinguer deputato, ed ex direttore dell’Unità e di Rinascita. Attività di docente nelle università di Siena, Bocconi, Roma Tor Vergata, Modena, Urbino • Nel 1979 inizia la propria carriera al servizio studi di Banca d’Italia, fino a diventarne dirigente nel 1991. Dal 1998 ha contribuito, al ministero del Tesoro, agli studi sullo sviluppo economico italiano e alla rifondazione delle politiche territoriali di sviluppo, studi che prima aveva condotto presso la Banca d’Italia come direttore di Area • Nel 1999 e fino al 2006 è presidente del Comitato per le politiche territoriali dell’Ocse advisor della Commissione Europea, coordinando amministratori pubblici e studiosi per definire il place-based approach volto a intervenire nei territori in ritardo di sviluppo. Negli stessi anni ricopre anche diversi incarichi come tecnico al ministero dell’Economia • Nel 1996 Carlo Azeglio Ciampi lo vuole al Dipartimento di coesione e sviluppo, dove si impegna nella ridefinizione di una nuova politica d’intervento per il Sud che possa supplire l’esperienza della Cassa per il Mezzogiorno. Continua a ricoprire l’incarico anche con l’arrivo di Giulio Tremonti a Palazzo delle finanze, fino alla nomina a direttore generale del ministero dell’Economia nel 2006 • Nel 2009 per la Commissione europea realizza il rapporto indipendente sulle politiche di coesione An Agenda for a reformed cohesion policy. Nel 2010 è consigliere speciale del Commissario Europeo per la politica regionale. • «In Banca d’Italia è salito quasi al vertice del servizio studi, ma non andava troppo d’accordo con il governatore Fabio Fazio. Il suo maggiore critico è Nicola Rossi, economista e senatore ora passato dal Pd al gruppo misto, avvicinatosi a Italia Futura di Montezemolo» [Stefano Lepri] • Nel volume Italia frenata. Paradossi e lezioni della politica per lo sviluppo, Barca argomenta: «Dalla metà degli anni Novanta il Sud ha preso a svilupparsi più del Centro-Nord... e ciò non è dovuto a elargizioni pubbliche» • Sergio Rizzo nel 2006: «Dimettersi due volte senza lasciare il posto non è cosa che accada normalmente. Nella pubblica amministrazione, poi, è fatto più unico che raro. Anche per questo la scelta di Fabrizio Barca non poteva passare inosservata. Barca, aveva espresso da tempo l’intenzione di cambiare mestiere. Ma la prospettiva, a lui evidentemente sgradita, di passare al ministero dello Sviluppo economico, e in particolare sotto le insegne del viceministro Sergio D’Antoni, lo ha definitivamente convinto. Come già in occasione delle sue prime dimissioni Barca non lascerà tuttavia via XX settembre. Per lui, dirigente generale, si profila un incarico speciale a fianco del ministro Tommaso Padoa-Schioppa. Ed è un rapporto che si ricostituisce a distanza di una decina d’anni. Nel 1997 Padoa-Schioppa lasciò la Banca d’Italia di Antonio Fazio, inviato da Ciampi alla presidenza della Consob. E sempre l’ex ministro del Tesoro chiamò nel 1998 Barca, uno dei Ciampi boys cresciuti nel prestigioso ufficio studi di palazzo Koch, alla guida del Dipartimento per le politiche di coesione con l’obiettivo di rilanciare l’intervento nelle aree depresse. Durò un anno. Giusto il tempo per veder salire Ciampi al Quirinale e arrivare Giuliano Amato. Le dimissioni di Barca, non dai ranghi del ministero ma soltanto dall’incarico, furono presentate subito dopo. Poi Amato andò via dal governo e al ministero arrivò Giulio Tremonti insieme a Gianfranco Miccichè» • «Tremonti, alla fine del 2001, nominò di nuovo Barca. Confermando la struttura che in quegli anni aveva lavorato, e nella quale spiccava Alberto Versace, già capo della finanza della Banca del Salento, incidentalmente cognato di Nicola Rossi: uno dei consiglieri economici più ascoltati dall’ex premier e attuale ministro degli Esteri Massimo D’Alema, con il quale Barca ha avuto modo più tardi di polemizzare proprio sul ruolo e i risultati ottenuti dal Dipartimento da lui diretto» [Sergio Rizzo] • «Nella sua vita ha scelto di essere un civil servant, prima alla Banca d’Italia poi al ministero dell’Economia, apprezzato dai politici di entrambe gli schieramenti. Colto di storia oltre che di economia, si è cimentato in un curioso esperimento collettivo di teatro didattico: sceneggiare l’opera a favore del Sud di cinque grandi personaggi storici, Francesco Crispi, Francesco Saverio Nitti, Donato Menichella, Luigi Sturzo, Giuseppe Di Vittorio» [Stefano Lepri] • «Da ministro è riuscito a ridurre i tempi di disbrigo delle pratiche: prima ci volevano nove mesi di attesa e 14 passaggi Cipe, oggi ne bastano sei. Ha varato in pochissimo tempo un Piano di azione coesione, cioè la riprogrammazione della spesa dei fondi strutturali: 3,7 miliardi che ha destinato nella fase uno all’istruzione, all’occupazione, alla formazione. Nella fase due, ha scovato altri 2, 3 miliardi per l’edilizia scolastica, l’assistenza agli anziani, l’imprenditoria giovanile, la rete ferroviaria» [Denise Pardo] • Nel luglio 2012 ha varato OpenCoesione, un sito che pubblica quasi mezzo milioni di progetti finanziati con soldi pubblici. Permette di sapere chi fa cosa con quali soldi, settore per settore, regione per regione • Barca, in comunione di beni con la moglie, possiede due fabbricati a Roma di complessivi 140 metri quadrati e uno nel comune di Roccagorga (Latina) di 35 mq. Per lui anche polizze vita per 117 mila euro circa, obbligazioni per 112 mila e altri strumenti finanziari per 9 mila euro circa. [Cds, 15/2/2012] • In tutto l’esecutivo Monti è stato il solo ad allegare alla sua dichiarazione anche quella della moglie. [Franco Bechis, Libero] • Nel marzo del 2012 criticò in diretta tv la riforma sul licenziamento della Fornero, ponendo il problema sul confine tra licenziamento per motivi economici e licenziamento discriminatorio («Cosa fa un lavoratore per il quale è stato chiesto il licenziamento per motivi economici se invece ritiene di essere stato discriminato? Come tutelerà il proprio diritto? Penso anche ai lavoratori iscritti alla Fiom. Questa è la domanda cruciale»). In Consiglio dei ministri, ha srotolato tutto quello che non andava («In genere parliamo due minuti, oggi parlerò venti»). Denise Pardo: «Ha dato lui la lezione, da vero comunista, alla professoressa Fornero. Che da allora non lo considera il suo amico del cuore» • Contrario alla parata del 2 giugno, nel 2012 ha dichiarato: «Io non l’avrei fatta, e avrei mandato i soldati a fare cose in giro per le macerie. Io non vado. Porto mio padre Luciano che ha 91 anni al mare a mangiare uno spaghetto come si deve» • A fine novembre 2012 ha teorizzato controcorrente che in Italia non si fanno poche riforme: «Il problema è che se ne fanno troppe. Da vent’anni il Paese vive in uno stato di perenne riforma senza visione». C’è chi lo vorrebbe candidare al Campidoglio ma per lui si prepara il ministero dello Sviluppo, o addirittura la poltronissima dell’Economia. [Marco Damilano, L’Espresso] • «In ogni nazione è fisiologico un momento di scoramento collettivo, noi ne stiamo vivendo uno, dimenticando che l’Italia è invidiata in Europa e nel mondo per il suo patrimonio culturale, ambientale, industriale. Com’è possibile che un Paese così forte si sia ridotto in questo stato? Abbiamo avuto una classe dirigente estrattiva che si è dedicata a gestire queste risorse immense in modo non innovativo. Ed è qui che dobbiamo cercare la soluzione: ritrovare una forte identità nazionale che esiste e che va rinnovata» • Nell’aprile 2013 ha preso la tessera del Pd (nella sezione storica di via dei Giubbonari a Roma), lanciato il suo manifesto per un nuovo partito e ha iniziato un giro delle sezioni per tutta l’Italia. Bei su Rep: «Quello che Barca vuole costruire viene chiaramente definito “un partito di sinistra”, “con un forte ancoraggio alla Costituzione”. E non a caso le 49 pagine sono seguite da un addendum finale per chiarire il concetto di “che cos’è la sinistra”. Documento aperto, concepito volutamente come un work in progress verso il Congresso». • Intervistato da Lucia Annunziata su Raitre il 3 aprile 2013: «Io un’alternativa a Renzi? Sarebbe veramente pretestuoso dire ciò non avendo ancora detto le mie intenzioni in modo articolato. Non ambisco a fare il segretario del Pd, ambisco a essere nel gruppo dirigente». E ancora, «il Pd, la sinistra e Sel hanno bisogno di fare squadra». • «Gira l’Italia, scrive libri, va in televisione, ma in realtà Fabrizio Barca tace. Parla tanto, ma tace. Non si candida, non si schiera, non si sbilancia. Lo invitano un po’ dappertutto (soprattutto nei circoli del Pd) e un po’ dappertutto alla domanda fatale (con chi sta?) risponde: con chi sposa le mie idee sul Pd. Cioè con nessuno. “Voglio rimanere libero di poter fare il rompiballe sui contenuti” ha spiegato, confermando quello che i candidati alle primarie hanno capito da un po’: il Rompiballe continuerà a fare loro l’esame del sangue ma non farà nessun endorsement, qualsiasi cosa diranno» (Giovanni Cocconi su Europa). • Ha scritto numerosi saggi e volumi sull’impresa, sul governo societario, sul capitalismo italiano. Per Feltrinelli ha pubblicato La traversata, manifesto politico per un nuovo Pd (2013). «Ora che ci ha anche scritto un libro, la situazione è sempre la medesima: lo “sperimentalismo democratico” e l’infrastruttura “cognitiva” non vogliono dire ma vogliono dire sempre la stessa cosa, e cioè che Barca, neo tesserato del Pd, ex ministro nel governo Monti, ex elettore di Nichi Vendola, di nuovo dirigente al ministero dell’Economia, c’è e non c’è, c’era e non c’era. Vuole fare il “battitore libero” che “rompe incrostazioni e costruisce ponti”, ma non direttamente (tu che fai? gli chiedono invano nelle sezioni)» [Marianna Rizzini]. • «Ricorda per alcuni aspetti il compianto Lucio Magri. Come lui non vuole essere scavalcato a sinistra, per cultura e letture è di quelli che ti tirano fuori un “medi ceti” che in quanto translation para para di middle class fa senz’altro meno provinciale di ceto medio. Per questo lo hanno scelto i facitori di re che finora hanno sempre puntato sulla testa sbagliata. In epoca non sospetta Concita De Gregorio ebbe a dire che avrebbe voluto essere governata di più da Barca con la stessa lagnosa concupiscenza con cui Valentina Vezzali disse che da Berlusconi si sarebbe fatta “toccare”» [Lanfranco Pace] • «Ecco poi arrivare la “chiamata di responsabilità” nel novembre 2011: con la caduta del governo Berlusconi, si insedia a Palazzo Chigi un’intera squadra di ministri tecnici capitanata da Mario Monti. Dentro quel Cdm c’è anche Fabrizio Barca, che assume l’incarico di ministro della Coesione territoriale. Troppo breve la sua esperienza alla guida di quel dicastero per portare a termine il suo piano di investimenti di risorse pubbliche per la modernizzazione del sistema Paese. Avrà invece un po’ più di tempo per cercare di elaborare un (complicatissimo) rinnovamento del Pd, al quale si iscrive nel 2013 e in cui viene eletto nel direttivo del circolo romano di via dei Giubbonari. Acclamato per certi versi come una sorta di “salvatore della patria” dei democratici, dà vita al progetto Luoghi idea(li): con questo si propone di sperimentare il "partito palestra" che vorrebbe le strutture locali del Partito Democratico impegnarsi a mettere in atto nuovi metodi di azione, partecipazione, produzione di conoscenza e comunicazione. Il risultato non fu esattamente trionfale: non tanto per responsabilità dell’economista torinese, ma quanto più per una comunità dem portata inesorabilmente verso la confusione e l’inconcludenza. Tanto da spingere lo stesso Barca a dimettersi dalla commissione per la riforma del Pd. Poco prima di questa sua scelta, era caduto in uno scherzo telefonico de La Zanzara in cui rivelava a un finto Nichi Vendola presunte pressioni ricevute da lui per farlo diventare ministro dell’Economia sotto il governo di Matteo Renzi» [Il Giornale] •A metà del dicembre 2013 ha presentato un documento collegiale, dal titolo Per un partito che sappia governare. Strumenti di lavoro, persone e relazioni, visione e metodo. Nel febbraio 2014 dà vita al progetto Luoghi idea(li), finanziato tramite crowdfunding, col quale si propone di sperimentare il “partito palestra” attraverso alcuni prototipi in cui le strutture locali del Pd – i luoghi reali – si impegnino a mettere in atto nuovi metodi di azione, partecipazione, produzione di conoscenza e comunicazione. Concretamente i luoghi ideali sono un sistema di collegamento tra questi progetti, tra i quali spicca il progetto parmigiano Parmap il cui successo ha portato il Pd della cittadina emiliana a ospitare il 30 gennaio 2016 il seminario nazionale dei Luoghi idea(li) che Barca ha condotto. In seguito al commissariamento del Pd romano nel dicembre del 2014, il presidente Matteo Orfini ha scelto di affidare al team del progetto Luoghi Idea(li) una ricognizione sul territorio romano, una “mappatura” dei punti di forza e di debolezza dei singoli circoli della città. Il 13 giugno 2015 ha raccontato presso la sede nazionale del Pd gli esiti dei lavori dei Luoghi idea(li) e chiuso la fase sperimentale alla presenza di Matteo Orfini, al quale ha sottoposto la proposta del metodo del “partito palestra” da estendersi a tutti i circoli del Pd, pubblicando un rapporto finale. Il 19 giugno all’interno della Festa romana del partito ha reso noti i materiali prodotti dal team di MappailPd al termine del lavoro di mappatura dei circoli del Pd di Roma • «Con D’Alema premier (1998-2000), Barca cadde in disgrazia. Baffino – pare – gli chiese di largheggiare in elargizioni agli industriali campani vicini al compagno Bassolino allo scopo di aumentarne la popolarità. Fabrizio, che è un tipo onesto, rifiutò il favoritismo considerandolo contrario ai doveri d’ufficio. Così - raccontano - perse il posto di capo dipartimento e retrocesse a consigliere ministeriale, sinecura che consiste nell’essere a disposizione standosene al mare. Quando gli capitano cose come queste - o all’opposto quando è sotto stress per il lavoro - Barca si deprime. Per superare lo sconforto moltiplica quella che è la sua grande caratteristica: camminare continuamente. Nel suo curriculum ufficiale ha scritto di essere appassionato di trekking. Appassionato va sostituito con maniaco. Se è giù di corda, caschi il mondo, corre nei luoghi più impervi della Terra per marciare con i bastoni. È stato, per dire, sulle Ande» [Perna, Giornale] • Accantonato il Pd, l’ex ministro è ritornato saldamente a occuparsi di temi strettamente economici: dal 2018, infatti, è coordinatore del Forum Disuguaglianze Diversità, rete di ricerca e cittadinanza attiva, lavorando a proposte concrete per il contrasto alle disuguaglianze, per l’aumento della giustizia sociale e per favorire il pieno sviluppo delle persone • «Ai territori serve progettualità, non sussidi e grandi opere» dichiara in una lunga intervista rilasciata in fase di ripartenza post Covid, al Giornale dell’architettura, in cui affronta vari temi. Sullo sviluppo delle aree interne: «Le aree interne, più di altre, sono state colpite dal neoliberismo e dall’errata idea che la libertà delle persone consista nel potersene andare. Il calo demografico annuo è tra 0,5 e 1% e il capitale sottoutilizzato che c’era prima della pandemia oggi è ancor più significativo perché la domanda sta cambiando: è aumentata la preferenza verso le aree rarefatte e anche tra i giovani si rafforza l’idea di andarci a vivere. C’è però il rischio che la domanda sia contrastata dalle forze conservatrici dei territori. Lanciammo la strategia “aree interne” sette anni fa; oggi le difficoltà non dipendono dai territori ma dai partiti, da autorità di governo e da una parte della cultura nazionale che assecondano quei conservatori del territorio che non vogliono cambiare perché vogliono i soldi della compensazione neoliberista. L’altro rischio è che vi sia un’operazione coloniale come quella che ha determinato l’inaridimento di molte metropoli. […] Un rapporto paritario place-based è la condizione necessaria affinché il rilancio delle aree interne non diventi neocolonialismo». E, ancora, sul tema della partecipazione: «Nel metodo place-based la partecipazione non aggiunge consenso ma estrae saperi dai territori. Occorre quindi garantire i quattro requisiti descritti da Amartya Sen: il confronto deve essere accesso e ognuno deve dire la sua, deve essere aperto ai pensieri esterni, deve essere informato e, infine, deve essere empatico e ragionevole. Altrimenti la partnership diventa un meccanismo procedurale volto a mascherare i processi decisionali che in realtà continuano a esser presi nelle stesse stanze dagli stessi di sempre» [Pierro, Scarpinato, Giornale dell’Architettura, 22.7.2020] • Fabrizio Barca smentisce di essere in corsa per la candidatura a sindaco di Roma per il centrosinistra «Io sindaco di Roma? Lo escludo, è un mestiere che non mi si attaglia» [a Lilly Gruber, La7, nel 2020] • «Elezioni comunali, Barca ora “tifa” Roma Futura: lontani i tempi di Mappa il Pd e del “repulisti” dei circoli. Barca, archivia definitivamente l’esperienza del 2015 al fianco dell’allora commissario democratico Matteo Orfini, per abbracciare gli ideali “femministi, ecologisti, egualitari” del progetto elettorale a sostegno di Roberto Gualtieri. […] E forse non è un caso che Fabrizio Barca ieri, sia andato a Fusolab all’Alessandrino ad abbracciare l’ex assessore all’Urbanistica della giunta del chirurgo ex dem, Giovanni Caudo, capolista di Roma Futura e tra i papabili per un posto nella squadra di governo in caso di vittoria del Centrosinistra. Un abbraccio ancor più stretto è stato riservato a Claudia Pratelli, assessora alla Scuola di Montesacro, una che vedrebbe l’Aula Giulio Cesare più da vicino in caso di exploit della lista e soprattutto è sostenuta economicamente, tramite un crowdfunding, dal Forum Diseguaglianze e Diversità, di cui Barca è principale animatore». [Valerio Valeri, Roma Today] • Accantonata (sembra) la politica: «Fuori dal Nazareno Schlein è in stretto contatto con l’ex deputata di Leu Rossella Muroni, con l’ex ministro del Governo Monti Fabrizio Barca, con il segretario generale della Cgil Maurizio Landini: è con loro che si scambia consigli [Post Internazionale] • Di lui si sente parlare oggi solo nella veste professionale. «Secondo il Forum Disuguaglianze e Diversità (coordinatore Fabrizio Barca), nei 30 anni tra il 1990 e il 2020 il salario medio dell’Italia, misurato a prezzi costanti e parità dei poteri d’acquisto, non solo non è cresciuto ma è addirittura calato di quasi il 3% (caso unico tra i paesi avanzati), mentre ha registrato un aumento del 33% nella media dei paesi Ocse. [Onida. Sole 19.05.2024». Ultimi libri: Disuguaglianze e conflitto (2023) e Quale Europa (2024), analizzando le dinamiche sociali, economiche e internazionali • Non ha invece abbandonato l’impegno civico: partecipa a dibattiti su politiche territoriali, giustizia sociale e trasformazione politica, nel 2025 ad esempio dialogando con organizzazioni come la Caritas Italiana, a fine gennaio 2026 nella tre giorni Democrazia alla prova organizzata dal Forum Disuguaglianze e Diversità a Genova sul tema della “crisi della democrazia”, presentato così dallo stesso Barca nella pagina Fb ufficiale: «L’espressione “crisi della democrazia” è un ritornello che sentiamo ripetere spesso e che solleva un problema cruciale senza però aiutare a comprenderne il reale significato. Che sfide sta affrontando la democrazia di fronte al crescente autoritarismo che spesso sembra in grado di fornire una risposta più efficace alla gestione del potere? Serve un’analisi che aiuti a comprendere la fase che stiamo attraversando e le azioni possibili per rigenerare la democrazia».
Curiosità La sorella Flavia è stata assessore alla Cultura di Roma nella giunta di Ignazio Marino: «E pensare che Fabrizio non sapeva nulla, gliel’ho detto io al telefono». Federico, il più piccolo dei tre fratelli Barca, ha un negozio di giochi alla Balduina. [Sandra Amurri, il Fatto Quotidiano 28/6/2013] • Juventino • Film preferito: Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto; canzone: Il ragazzo della via Gluck; libro: Guerra e pace e Il talismano della felicità di Ada Boni («Ho in casa una prima edizione appartenuta a mia nonna»). [Vittorio Zincone, Sette 5/7/2013]
Amori «Ha solcato l’Atlantico, americanizzandosi al punto da parlare la lingua come l’italiano e trovare moglie colà» [Perna, Giornale]. Sposato con Clarissa Botsford, padre di tre figli (due all’estero, in Sud America e in Inghilterra: «Se l’Italia non migliora stanno bene lì», ha detto sollevando un putiferio).
Titoli di coda Sei ancora comunista? «Guardi me l’ha chiesto l’ultima volta Berlusconi, presentatomi da Gianfranco Miccichè. Mi disse: “Lei è quello bocciato tre volte come capo di dipartimento dell’economia perché comunista”. Non sono uno che ha la battuta pronta, ma quella volta mi è riuscita bene: “È una malattia di famiglia assolutamente incurabile”, gli replicai. Berlusconi si fece una gran risata» [ad Alessandra Sardoni].