17 marzo 2026
Tags : Salomé Zourabichvili
Biografia di Salomé Zourabichvili
Salomé Zourabichvili, nata a Parigi (Francia) il 18 marzo 1952 (74 anni); francese naturalizzata georgiana. Politico. Diplomatico. Ex presidente (2018-2024) e ministro degli Affari esteri (2004-2005) della Georgia. Ex membro del Parlamento georgiano (2016-2018). Ex ambasciatrice di Francia in Georgia (2003-2004). «Nel cuore del Caucaso, tra confini ambigui e memorie millenarie, c’è una domanda di Europa che non può essere ignorata. La sua portavoce è Salomé Zourabichvili» (Andrea Fioravanti). «Non voglio che lo Stato scompaia sotto i nostri piedi» (a Stefano Vergine, Ingrid Gercama e Olivia Acland) • Figlia e nipote di georgiani rifugiatisi in Francia in seguito all’invasione sovietica della madrepatria (1921), per parte materna è cugina di primo grado della storica Hélène Carrère d’Encausse (nata Hélène Zourabichvili, 1929-2023), ex membro e segretario perpetuo dell’Accademia di Francia nonché madre del celebre scrittore Emmanuel Carrère (n. 1957). «Suo nonno Ivane Zourabichvili, un ministro dell’ultimo governo georgiano indipendente istituito nel 1917, fu costretto a fuggire dal suo Paese con moglie e figli dai rivoluzionari» (Rosalba Castelletti). «Zourabichvili è nata e cresciuta a Parigi. […] Ha continuato a parlare la sua lingua d’origine nella convinzione che prima o poi la nazione sarebbe tornata indipendente e lei vi avrebbe fatto ritorno. […] Zourabichvili ha studiato Relazioni internazionali a Sciences Po e alla Columbia University. A New York ha avuto come docente il diplomatico Zbigniew Brzeziński, ex consigliere per la sicurezza del presidente statunitense Jimmy Carter, specializzato in minacce geopolitiche agli Stati indipendenti. Finiti gli studi, ha lavorato oltre trent’anni anni per il ministero degli Esteri francese rappresentando Parigi negli Usa, in Italia, in Ciad, presso l’Onu, l’Osce e la Nato» (Vergine, Gercama e Acland). «Pur parlandone la lingua e avendone respirato la cultura, ha visitato per la prima volta la Georgia solo a trentaquattro anni, con sua madre. In un’intervista ebbe a dichiarare che sperava un giorno di poter lavorare a contatto con il suo Paese di origine. Non immaginava, in quella occasione, che nel 2003 sarebbe stata nominata ambasciatrice di Francia in Georgia. Soprattutto, non immaginava che l’anno successivo sarebbe diventata ministro degli Affari esteri georgiano. Con una mossa diplomatica singolare, nel 2004 la futura presidente della Georgia ottenne la cittadinanza georgiana, a seguito di una decisione congiunta (convertita in decreto) del presidente francese Jacques Chirac e dell’appena eletto presidente georgiano Mikheil Saak’ashvili. Così, Salomé Zourabichvili, mentre da ambasciatrice francese accompagnava Saak’ashvili in Francia in visita da Chirac, si trovò a ricoprire la carica di ministro degli Affari esteri della Georgia. Fu il primo caso in cui la Georgia concesse la doppia cittadinanza a una straniera. E sarà anche il primo caso di una donna divenuta ministro degli Esteri in Georgia, nonché – anni dopo – addirittura presidente della Repubblica. Tutto ciò avvenne nel contesto politico della cosiddetta Rivoluzione delle rose. Allora come oggi, infatti, si erano tenute contestate elezioni parlamentari. La missione internazionale composta da Osce, Parlamento europeo e Consiglio d’Europa dichiarò che le elezioni del 2003 non rispettavano standard tali da poter essere considerate libere e democratiche. Le proteste presero il sopravvento e oltre centomila persone si riversarono in strada. Alla fine, il presidente Eduard Shevardnadze si dimise e furono indette nuove elezioni presidenziali – che si rivelarono un plebiscito per Saak’ashvili – e parlamentari. Già nel 2006, Salomé Zourabichvili scriveva che con l’allargamento dell’Unione europea, come dimostrava anche la crisi del gas russo, il cortile della democrazia europea non poteva non comprendere l’Ucraina e la Georgia. Affermazioni che oggi risuonano molto attuali. Da ministra, infatti, ha sempre lavorato per una politica volta all’ingresso della Georgia sia in Ue che nella Nato» (Virginia Volpi). In tale veste, tra l’altro, nel 2005 la Zourabichvili «riesce a convincere i russi a ritirare le loro truppe dal territorio georgiano. Un successo che il sempre più autocratico Saak’ashvili non tollera. Nel 2005 la licenzia, ma tre anni dopo diventa vittima della sua stessa hybris e inizia una guerra impossibile con Mosca, che finisce con l’occupazione russa di Abkhazia e Ossezia del Sud, un quinto del territorio georgiano. Alle elezioni del 2012 Ivanishvili vince facilmente» (Castelletti). Dal 2012 in poi in Georgia il governo è saldamente nelle mani del partito conservatore e populista Sogno georgiano, fondato dal controverso oligarca Bidzina Ivanishvili (considerato filorusso), che secondo la maggior parte degli osservatori, pur essendo stato primo ministro solo per poco più di un anno tra il 2012 e il 2013 e non avendo in seguito più ricoperto cariche pubbliche ufficiali, sarebbe di fatto tuttora il dominus della politica georgiana. «Nel 2018 Salomé Zourabichvili rinuncia alla cittadinanza francese. La Costituzione georgiana, infatti, impedisce alle persone con doppia nazionalità di diventare presidenti, e lei vuole concorrere alla presidenza della Georgia. E, presidente della Repubblica, Zourabichvili lo diventerà; candidata indipendente, avrà il sostegno anche di Sogno georgiano e del suo fondatore, l’oligarca Bidzina Ivanishvili» (Volpi). «Proprio per questo appoggio i suoi critici la accusano di aver aiutato il partito di Ivanishvili ad accrescere il proprio potere. “Mi hanno supportata perché ero una candidata indipendente”, risponde lei, “e loro ne avevano bisogno, visto che il presidente della Repubblica non dovrebbe essere membro di un partito. Quando sono stata eletta, rappresentavo la loro posizione a favore dell’Unione europea, che condividevo pienamente. Nel frattempo però le cose sono cambiate: Sogno georgiano ha cambiato la sua politica drasticamente, sia quella interna che quella estera, virando verso una forma di Stato autocratico. Loro ora mi accusano di aver tradito gli elettori, ma io rispondo ‘No, voi siete cambiati’. Ero e sono fedele al programma che allora prevedeva di portare la Georgia nell’Ue e nella Nato e di realizzare tutte le riforme democratiche che vanno di pari passo con l’integrazione europea”» (Vergine, Gercama e Acland). «Salomé Zourabichvili è stata eletta presidente nel 2018 come candidata indipendente grazie al sostegno fondamentale dei militanti di Sogno georgiano, che avevano visto in lei un’opportunità strategica, scommettendo sulla sua reputazione internazionale per dare maggiore credibilità alla Georgia sulla scena europea e occidentale. Sognavano una presidente che con il suo europeismo bilanciasse nominalmente una politica sempre più filorussa. […] Ma avevano fatto male i conti. Infatti Zourabichvili non ha mai esercitato una diplomazia sterile, né mandato messaggi ambigui tra le righe, ma ha sempre contestato a gran voce ogni piccolo passo della Georgia verso l’autoritarismo, usando la sua moral suasion per far approvare riforme che avvicinassero Tbilisi all’Unione europea. I suoi sforzi sono stati ripagati il 14 dicembre 2023, quando il Consiglio europeo ha concesso alla Georgia lo status di candidato all’Unione. Un risultato insperato, escluso irrevocabilmente dagli addetti ai lavori fino a pochi giorni prima. Questa decisione storica ha preoccupato non poco il governo di Sogno georgiano, impaziente di mantenere un ruolo equidistante tra Bruxelles e Mosca. Da quel momento è iniziata un’altra battaglia politica per Zourabichvili: non più in attacco, bensì in difesa. Nel maggio 2024 la presidente georgiana ha attirato l’attenzione del mondo ponendo il veto alla controversa legge sull’influenza straniera approvata dal parlamento georgiano. Una norma che impone a media e organizzazioni non governative che ricevono oltre il venti per cento dei loro finanziamenti dall’estero di registrarsi come “organizzazioni che perseguono gli interessi di una potenza straniera”. La presidente ha definito quella legge “russa nella sua essenza e nel suo spirito”, facendosi portavoce di gran parte dei georgiani scesi in piazza per protestare. Nonostante le manifestazioni, il Parlamento ha risposto al veto approvando di nuovo la norma contestata» (Fioravanti). «Da quel momento, Salomé Zourabichvili è de facto diventata leader dell’opposizione» (Volpi). L’approvazione del provvedimento ha provocato la «sospensione del percorso di integrazione Ue. La presidente non ha dubbi che dietro al sabotaggio ci sia Mosca. […] “L’influenza della Russia in Georgia è evidente nelle azioni del partito al potere Sogno georgiano, che sembra funzionare come un regime per procura, impiegando tattiche allineate al modus operandi di Mosca. Le loro leggi ispirate dalla Russia […] mirano a reprimere la società civile e ad approfondire la polarizzazione tra pubblico e opposizione”» (Castelletti). «Zourabichvili non si è rassegnata, e a settembre si è rifiutata di firmare un’altra legge approvata dal parlamento georgiano, che vieta il matrimonio tra persone dello stesso sesso, le adozioni da parte di coppie omosessuali e la rappresentazione delle relazioni Lgbtq+ nei media (qualsiasi cosa voglia dire). La presidente georgiana non si è limitata all’ostruzionismo politico ma ha pubblicamente agito per combattere l’omofobia nel suo Paese, partecipando al funerale della modella transgender georgiana Kesaria Abramidze, uccisa nel suo appartamento a Tbilisi il 18 settembre 2024» (Fioravanti). Nel frattempo, in vista delle elezioni parlamentari del 26 ottobre 2024, la Zourabichvili aveva «riunito i quattro principali gruppi europeisti attorno a una road-map. “Una parte sostanziale del voto è detenuta dai partiti pro-europei, che rischiano di perderlo se non collaborano. Ecco perché ho lavorato con tutti e quattro i partiti per sviluppare la ‘Carta georgiana’, un piano per riaprire i negoziati con la Ue”, racconta. “Le azioni chiave includono l’abrogazione delle leggi anti-europee, la concessione dell’amnistia a coloro che sono stati multati o arrestati durante le proteste passate e l’attuazione di riforme essenziali della giustizia per smantellare il ‘clan’ che attualmente controlla il sistema giudiziario”» (Castelletti). Ciononostante, in base all’esito elettorale ufficiale «Sogno georgiano – il partito filorusso al governo da dodici anni – ha ottenuto quasi il cinquantaquattro per cento dei voti. I quattro partiti filoeuropei di opposizione, che i sondaggi davano complessivamente sopra il cinquanta per cento, si sono fermati al trentasette per cento. La presidente Zourabichvili non ha riconosciuto il risultato e ha accusato la Russia di aver manipolato i voti. Zourabichvili è poi scesa in piazza, come tante altre volte aveva fatto, insieme a migliaia di georgiani, “il popolo della Georgia libera”, come li ha definiti. Nel Paese caucasico, dove l’ottanta per cento dell’opinione pubblica si è dichiarata a favore dell’ingresso in Ue, le strade si sono ricoperte di bandiere georgiane ed europee, e soprattutto di cittadini che protestavano» (Volpi). Le elezioni «“sono state rubate”, dice Zourabichivili ribadendo un concetto che unisce tutti i partiti georgiani di opposizione. Non si è spinta a tanto l’Osce (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa), di cui fa parte anche la Georgia, ma ha scritto che “numerosi problemi hanno avuto un impatto negativo e compromesso l’integrità del voto”. Anche il Parlamento europeo si è schierato con chi si oppone a Sogno georgiano, votando una risoluzione contro il partito, e dopo poco è arrivata la notizia che ha fatto scoppiare le manifestazioni: il 28 novembre il governo di Tbilisi ha annunciato la sospensione dei negoziati per l’adesione all’Ue a causa di quello che il premier, Irak’li K’obakhidze, ha definito un “ricatto” di Bruxelles. “La banca centrale, il Parlamento, il governo, ogni istituzione, anche l’agenzia anti-corruzione: è tutto nelle mani di un partito”, si scalda Zourabichvili parlando di Sogno georgiano. […] “Il governo ci vuole rendere uno Stato vassallo della Russia”, sospira Zourabichvili. […] Proprio per le irregolarità che avrebbero caratterizzato il voto, Zourabichvili ha preso una decisione sorprendente. A fine dicembre avrebbe dovuto lasciare il posto al suo successore, l’ex calciatore del Manchester City Mikheil Q’avelashvili, sostenuto da Sogno georgiano. Ma lei si è rifiutata. “Sono l’ultima istituzione indipendente a rappresentare la continuità dello Stato e la voce del popolo. Affinché io possa porre fine al mandato”, spiega, “abbiamo bisogno di elezioni legittime, di un Parlamento legittimo che designi il prossimo presidente, al quale, con piacere, cederò l’incarico”. Nel frattempo Zourabichvili ha lasciato il palazzo presidenziale e si è trasferita nell’ufficio dove la incontriamo: una piccola zona all’interno di un edificio del centro di Tbilisi, condiviso con ong e alcune ambasciate europee» (Vergine, Gercama e Acland). Nonostante il 29 dicembre 2024 a Palazzo Orbeliani, residenza ufficiale del presidente georgiano, le sia subentrato Mikheil Kavelashvili, la Zourabichvili si proclama tuttora l’unico legittimo presidente della Georgia, confortata in ciò da ampi settori della popolazione e dalle principali cancellerie occidentali, le quali, rifiutando di riconoscere le nuove autorità politiche georgiane, hanno continuato a invitarla in rappresentanza ufficiale del suo Paese a eventi di primaria importanza, tra i quali la cerimonia d’insediamento del presidente statunitense Donald Trump (20 gennaio 2025), la LXI Conferenza di Monaco sulla sicurezza (14-16 febbraio 2025) e i funerali di papa Francesco (26 aprile 2025). «Come si evolverà questo stallo? “Nessuno lo sa con certezza. Ma quello che so è che le proteste continueranno ‘fino alla fine’, come recita il motto ufficiale delle manifestazioni. L’opposizione, pur divisa, si sta unendo sempre di più: ora esiste una piattaforma di resistenza che coordina le azioni (creata su impulso di Zourabichvili, ndr). Non è perfetta, ma è un progresso. E, soprattutto, non c’è possibilità di tornare indietro: per la società civile, i giornalisti e i partiti di opposizione, la repressione è talmente pervasiva che fermarsi significherebbe non avere più nulla. Ormai siamo impegnati in questa lotta a lungo termine”. Vista la situazione di stallo, l’inazione del governo e la forte dipendenza dal sostegno internazionale, ha paura che nei prossimi mesi potremmo assistere a uno scenario simile a quello ucraino anche in Georgia? “No, in realtà temo il contrario. Quello che mi preoccupa è di vedere uno ‘scenario georgiano’ in Ucraina. Oggi la Russia ha capito che non serve più vincere sui Paesi con le armi: l’intervento militare in Georgia nel 2008 non ha funzionato; in Ucraina, nonostante l’enorme tragedia, non ha portato ai risultati sperati. Ora stanno sperimentando in Georgia un’alternativa: come conquistare un Paese sovrano non con i carri armati, ma manipolando le elezioni, diffondendo propaganda, utilizzando tecnologie informatiche e strumenti di influenza sofisticati. L’obiettivo è eleggere governi fantoccio attraverso queste manipolazioni, e attraverso di loro prendere il controllo del Paese. Questo è il processo in corso: non hanno ancora vinto perché noi stiamo resistendo. Ma se dovesse funzionare potremmo vedere la stessa strategia applicata presto anche in Moldova. Ed è uno scenario che Putin propone apertamente anche per l’Ucraina, parlando della necessità di ‘elezioni democratiche’ – ma sotto condizionamento esterno”. […] Come vive il paradosso di essere la presidente nella legittimità popolare, ma non più in carica a causa di un parlamento eletto in modo irregolare? “Devo quasi ringraziare il regime per la scelta che ha fatto con il nuovo presidente ‘de facto’: una figura talmente inconsistente, dal punto di vista sia personale sia politico, che non rappresenta alcuna concorrenza per me. Continuo a mantenere contatti a livello internazionale: certo, rispetto al passato, scegliere le parole giuste e gestire le sfumature diplomatiche è diventato più complesso. Ma il dialogo resta aperto. E, soprattutto, nella popolazione io continuo a essere riconosciuta come la presidente. […] È su questa fiducia popolare che possiamo continuare a costruire”. Teme per la sua vita? “Con i russi non si può mai sapere. Gli agenti russi operano attivamente in Georgia, muovendo i fili della destabilizzazione. È chiaro che, come figura politica capace di raccogliere consenso e coalizzare l’opposizione, rappresento per loro un ostacolo importante. […] Purtroppo, in questi casi, mai dire mai”» (Andrea Fioravanti e Massimiliano Coccia) • «Soprannominata dai suoi sostenitori più giovani “Slay Queen” (in gergo, donna sicura e affascinante)» (Vergine, Gercama e Acland) • Due figli dal primo matrimonio (1981-1992), con l’economista irano-americano Nicolas Gorjestani (n. 1946), dopo aver divorziato dal quale nel 1993 sposò in seconde nozze lo scrittore e giornalista georgiano Janri Kashia (1939-2012), rimanendone poi vedova • «Occhi verdi e capelli corvini» (Castelletti) • «Una politica imperfetta, come tutti noi, tenace e narcisa, mediatica e diplomatica, cosmopolita e allo stesso tempo identitaria. Un’eroina dei due mondi, Francia e Georgia, che forse a guardar bene sono solo due lati della stessa medaglia: Europa» (Fioravanti) • «Percepisce una certa stanchezza all’interno della coalizione della Piattaforma della resistenza, e dei manifestanti? […] “Sì, è vero: le persone sono stanche, noi siamo stanchi. È umano. Ma allo stesso tempo c’è un grande spirito di determinazione e resilienza nel popolo georgiano. Siamo ambiziosi: per consolarci ci diciamo che, se siamo sopravvissuti per ventisei secoli, sopravvivremo anche a questo periodo”» (Fioravanti e Coccia).