21 marzo 2026
Tags : Mick Schumacher
Biografia di Mick Schumacher
Mick Schumacher, nato a Vufflens-le-Château (Svizzera) il 22 marzo 1999 (27 anni). Pilota automobilistico, della Alpine nel Campionato del mondo endurance. Tedesco con cittadinanza svizzera. Figlio del sette volte campione del mondo di Formula 1 Michael Schumacher e di Corinna Betsch. Nipote di Ralf Schumacher (1975), anche lui pilota di Formula 1. Mick è stato campione di Formula 3 europea (2018) e Formula 2 (2020), ha gareggiato in F1 con la Haas (2021-2022) con scarsi risultati (44 gran premi disputati, 12 punti conquistati in tutto), poi pilota di riserva della Mercedes e titolare della Alpine al Campionato del mondo endurance nella classe Hypercar. «Ci sono piloti che sono più duri con me perché sono figlio di Michael. Ma non sanno che facendo così mi rendono solo un pilota migliore».
Vita «C’era una volta un pilota tedesco che era diventato invincibile. Era stato campione due volte con la Benetton e poi era andato alla Ferrari, dove nel giro di qualche anno aveva battuto tutti i record della Formula 1. Si chiamava Michael e aveva un figlio al quale aveva dato un nome simile al suo: Mick jr. Il piccolo Mick fin da quando aveva due anni giocava in giardino con il go-kart. Ammirava le imprese del padre senza ancora capirne la portata e andava a vederlo quando faceva i test nella pista privata della Ferrari a Fiorano, al riparo dalle folle di tifosi. E un giorno, quando aveva undici anni e stava seguendo un Gran premio in tv, decise che avrebbe ripercorso la carriera del genitore: sarebbe stato anche lui un pilota, sarebbe arrivato alla F1 e poi chissà. Ma in un brutto giorno di vacanza sulla neve, il padre cadde davanti ai suoi occhi mentre sciava e battè la testa. Da quel trauma Michael non si è mai ripreso: adesso vive circondato dall’affetto della sua famiglia, che ne protegge la riservatezza, lo cura e lo assiste giorno e notte, però nessuno sa altro di lui. “Lotta per riprendersi”, è l’unica notizia che trapela dai pochissimi amici che sono ammessi nella sua magione a Gland, adagiata sulle rive del Lago Lemano, nel cuore della Svizzera. […] Da quel 29 dicembre del 2013, diventare un pilota non è stato più un sogno per Mick, ma un imperativo. La Ferrari gli è stata vicino: l’ha accolto nella sua Driver Academy, gli ha insegnato i fondamenti e i trucchi del mestiere e alla fine gli ha trovato un sedile alla Haas» (Stefano Mancini) • «Ne è passato di tempo da quando correva con il cognome Betsch, quello di mamma Corinna, o con lo pseudonimo Mick Junior, per tentare di sfuggire ai paparazzi. Era ancora l’epoca delle gare in kart, ma la voce che il figlio del grande Michael Schumacher stesse intraprendendo la stessa carriera del padre, già faceva il giro dei circuiti» (Luigi Perna) • «Lo stratagemma l’ha aiutato a dribblare le attenzioni dei media e a evitare che gli puntassero subito i riflettori addosso. “Mi sono preso il mio tempo, senza fretta - ha raccontato -. Non avevo nessuna attenzione mediatica all’epoca, il che era positivo: potevo essere un bambino, divertirmi a correre e fare i passaggi di cui avevo bisogno con il tempo che mi serviva”. Nel 2015, al debutto con le monoposto di Formula 4, si è ripreso con orgoglio il cognome paterno e ha accettato la pressione di media e tifosi. La sua carriera stupisce per linearità e precisione: nella stagione d’esordio si sforza di imparare, a costo di terminare nelle zone basse della classifica, per poi vincere l’anno successivo: dal 2015 al 2020, dalla Formula 4 alla Formula 2, è andato avanti di biennio in biennio. Tolta la stagione d’esordio, ha sempre guidato per il team italiano Prema, che gli ha fatto scuola in collaborazione con la Driver Academy» (Mancini, ibidem) • «Sembra di rivedere il ritratto di papà Michael, che passava ore con gli ingegneri lavorando su ogni dettaglio, per arrivare al successo. Il sette volte iridato, la cui vita è piombata nel buio dopo l’incidente sugli sci del 2013 a Meribel, sarebbe orgoglioso della strada che sta facendo Mick. “Ne sono certo – assicura l’ex pilota della rossa Jean Alesi, un grande amico di Schumacher che è stato quasi un tutore sportivo del figlio nei primi anni nelle corse –. Lui non è mai stato d’accordo nel bruciare le tappe e gli piacerebbe molto questo percorso di crescita graduale svolto da Mick. La madre Corinna è un pilastro, una donna dal carattere fortissimo che contribuisce molto all’equilibrio del figlio. E Mick ha una maturità pazzesca, oltre a essere educato e perbene” (…) Lo hanno aiutato a farsi strada Jean Todt, un amico degli Schumacher, e l’ex d.t. ferrarista Ross Brawn. La frequentazione dell’ambiente Ferrari l’ha portato a studiare in anticipo la F.1 e a stringere un legame forte con Sebastian Vettel, a lungo punto di riferimento della squadra. “Seb è per me quello che mio padre è stato per lui”, spiega Mick» (Luigi Perna) • «Qui non stiamo parlando di un figlio d’arte come ce ne sono centinaia nella storia del motorsport. Qui si parla del figlio del mito, dunque in qualche modo della sua prosecuzione. Su tutta la Terra ci sono forse solo Axel Merckx e Jordi Cruijff a cui Mick potrebbe chiedere qualche consiglio su come gestire l’enormità della cosa. Senza però seguirne l’esempio. In ogni caso lui sembra non fare niente per smarcarsi. Certo nell’automobilismo l’iconografia è difficile da cambiare: Ferrari o Alfa i colori sono quelli, e non è di sicuro il caso di rinunciare a tutti i soldi che porta il cappellino firmato Deutsche Vermogensberatung indossato per una vita da papà. Per cui la somiglianza, oltre che fisica, è anche nella mise. In ogni caso fin qui Mick non si è mai sognato di dire quelle frasi tipiche dei figli d’arte che cercano in ogni modo di affrancarsi e di sottolineare la propria autonomia e unicità nei confronti dello scomodo genitore. Anzi quando ne ha parlato ha fatto il contrario: “Sono figlio di mio padre e sono felice di esserlo. Per quel che ha saputo fare, perché è il migliore della storia della F.1. Non posso che essere orgoglioso di un padre così”. Quasi come se avesse ribaltato la prospettiva e invece di sentirsi schiacciato da un ricordo che stritolerebbe chiunque avesse deciso di vivere nella sua venerazione. Consapevole di non avere molto da perdere nel confronto con un monumento (…) Al quotidiano svizzero Blick, Schumino ha raccontato di un episodio. Lui e il padre erano in pista a Kerpen, col kart: “Papà mi ha guardato negli occhi e mi ha chiesto: lo vuoi davvero?”. Mick dice di aver risposto solo con un cenno. Che ha segnato la sua vita. “Da allora ho subordinato tutto alla F.1”» (Mario Salvini) • «Mick è un ragazzo tenero. Non esattamente una qualità da pilota di Formula 1. Mick è anche educato. Non una caratteristica consueta dei giovani campioni di oggi. “Quando ripenso al passato – ha detto nel documentario dedicato al padre e trasmesso su Netflix – le prime immagini che mi vengono alla mente sono quelle di noi quattro che passiamo bei momenti insieme. Mi rivedo mentre andiamo sui go-kart nella campagna o mentre cavalchiamo insieme dei pony. Sono attimi che ricordo con grande gioia... Dall’incidente quelle esperienze e quei momenti, che sono tipici di una famiglia, non ci sono più stati. Almeno, non più come in passato. E, a mio parere, tutto questo è proprio ingiusto... Credo che mio padre e io, adesso, ci capiremmo in maniera differente. Penso che parleremmo un linguaggio similare, il linguaggio delle corse. E avremmo tanto di cui parlare... è una cosa a cui continuo a pensare incessantemente. Penso a quanto sarebbe grandioso, a quanto sarebbe stato bello. Darei tutto per avere questa possibilità”» (Umberto Zapelloni) • «Sembrava una bella favola quella di Mick, scritta dal figlio nel nome del papà che lo aveva seguito sui kart finché il maledetto incidente sugli sci del 2013 non ha cambiato il destino di un’intera famiglia. Mick è dovuto crescere in fretta, per coltivare il suo sogno di diventare pilota si è affidato ad amici e storici collaboratori del papà, la manager Sabine Kehm che lo ha sempre protetto da domande scomode e invadenti, dalla ressa di tv e telecamere che lo seguiva da quando ha debuttato nelle categorie giovanili. Un’attesa spasmodica, eccessiva per un pilota volenteroso e desideroso di imparare, ma dopo due stagioni giudicato non all’altezza della Formula 1. Una brusca interruzione che lo costringerà a guardare altrove, potrebbe diventare collaudatore Mercedes, dopo aver sperato fino a non molto tempo fa di giocarsi anche le sue carte per un posto in Ferrari, lui che era entrato nell’Academy di Maranello. Schumi-Rossa di nuovo, è rimasta soltanto una suggestione. Sono lontani i tempi in cui in Bahrein esordiva sulla Ferrari nei test prim’ancora di aver messo piede in F1 (un privilegio riservato a pochissimi), dopo un campionato di apprendistato, il 2021, al servizio del figlio di un oligarca, Nikita Mazepin, che era riuscito – pagando- nell’impresa di mettere la bandiera russa su una monoposto americana. Nel 2022 in Haas Mick si è trovato accanto Magnussen che alla prima occasione, dopo un lunghissimo periodo di inattività in F1, gli è stato subito davanti. Ed è lì che hanno iniziato a mangiarlo i dubbi, è lì che nel tentativo di tenere testa al danese ha pagato a carissimo prezzo errori di foga. Si schianta fra i muri di Gedda in qualifica, quanta paura. Dall’ospedale esce senza un graffio ma i danni alla vettura ammontano a milioni e deve rinunciare a correre il Gp perché la macchina è messa troppo male. Botto quasi in fotocopia a Montecarlo, dove sussurrano che il team principal Guenther Steiner volesse già lasciarlo a piedi: “I suoi incidenti ci costano troppo, non riusciamo nemmeno a produrre i pezzi di ricambio in tempo per la gara”. Poi Mick pian piano ha reagito, raccogliendo i primi punti in carriera a Silverstone e in Austria, è sedicesimo in classifica a quota 12, Magnussen ne ha 25. Ma non è bastato perché qualcosa si è incrinato nel rapporto con il team fino a divenire irreparabile, i contrasti fra il suo entourage il team hanno aggravato la situazione» (Daniele Sparisci) • Alla fine del 2024 ha lasciato la Mercedes e la Formula 1, concludendo il lavoro come terzo pilota nel team di Stoccarda. Un ruolo ricoperto per due anni, dopo l’esclusione dal Circus, quando la Haas lo aveva appiedato preferendogli il connazionale Nico Hulkenberg. E ha spiegato: «Guardare queste auto correre e non sedermi io stesso nell’abitacolo è dura. Voglio tornare a concentrarmi al 100 per cento sulle corse. Voglio dedicarmi completamente al lato sportivo delle corse. Alla fine, è correre ciò che vuoi fare come pilota, è correre che ti dà quella sensazione che ami».
Politica «In un’intervista a La Stampa (del 2021, ndr), Mick non ha voluto esprimere un giudizio sull’attivismo politico di Hamilton. Apriti cielo. Dai social gli sono piovute critiche che lo hanno costretto a precisare: “Sono stato male interpretato: sono contro ogni forma di ingiustizia e diseguaglianza e appoggio la lotta al razzismo”» (Mancini, ibid.).
Amori Dal 2022 al 2025 è stato legato alla modella danese di origini bosniache Laila Hasanovic, oggi fidanzata con Jannik Sinner • «Laila, ex finalista di Miss Universo, durante i tre anni di relazione con Mick Schumacher è stata una delle poche persone a cui è stato permesso di far visita a Michael Schumacher, che non si vede in pubblico dal tragico incidente sugli sci del dicembre 2013. Laila è di fatto la prima fidanzata che Mick ha presentato a suo padre: un rapporto importante, serio e benedetto dalla famiglia Schumacher, che però è ormai concluso» (Corriere della Sport).