23 marzo 2026
Tags : Vauro Senesi
Biografia di Vauro Senesi
Vauro Senesi, nato a Pistoia il 24 marzo 1955 (71 anni). Disegnatore, autore satirico, giornalista. Attualmente collabora con il Fatto Quotidiano, con Left e con Nigrizia. In passato ha fondato la rivista Il Male e collaborato con numerose testate giornalistiche (tra le quali: Satyricon, Cuore, Smemoranda, Boxer, Manifesto, Corriere della sera) e programmi televisivi (su tutti, Annozero e Servizio Pubblico); Scrittore (46 libri); Attore (6 film). Nel 1996 ha vinto il Premio di satira politica di Forte dei Marmi.
Titoli di testa «La satira deve sempre peccare di cattivo gusto» [Stampa].
Vita Non hai mai nascosto il fatto di venire dalla Toscana. «Da Pistoia. (…) Ho ancora una profonda riconoscenza per la toscanità che non esiste più, quella di Amici miei. Io l’ho vissuta: le zingarate con gente che aveva 40 anni più di me, il gusto anche drammatico della battuta senza inibizioni, quando il saluto più comune era: “Ti pigliasse un cancro!”. È stata una fortuna, ed è una tristezza pensare che non ci sia più» [Alberto Piccinini, Rolling Stone] • Chi ti ha insegnato l’arte del disegno? «È una vocazione ereditata da mia madre, Ines Notarloberti, che era professoressa di disegno alle medie. In casa avevo tutti gli strumenti per conoscere la materia» [Stefano Baccelli, Il Tirreno] • Vauro, perché questo nome? «Lo inventò mia mamma, sono nato già con uno pseudonimo» [Oggi] • Quali idee circolavano nella sua famiglia di origine? «Era un nucleo cattolico, non bigotto e aperto. I miei erano separati. Sono cresciuto con mia madre e mio zio, che prima di spretarsi era un sacerdote operaio. Lavorava alla trafilerie Martinelli. Personalmente ho abbandonato la religione praticata a 14 anni dopo tutti i sacramenti. Avevo fatto perfino il chierichetto. Mi licenziarono da quel ruolo a causa di una gara con un altro chierichetto. Nella circostanza l’incensiere acceso mi sfuggì di mano colpendo una vecchietta. Non gli feci del male, solo qualche sbruciacchiatura, spero che sia andata in Paradiso grazie a me» [Ibid.] • «I primi libri che ho letto sono stati Giamburrasca e I ragazzi della via Paal. Avevo otto anni e, poiché ero un bambino presuntuoso, leggevo già anche i quotidiani. Con la mia citazione preferita ho fatto anche una maglietta: “Sto preparando il mio prossimo errore”» [Mariarosa Mancuso, Sette] • Lei come ha cominciato? «Facevo la seconda elementare e la maestra mi considerava un cretino, rompicoglioni. Mi cacciava spesso dalla classe. Finché decise che era meglio restassi fuori, sistematicamente. E siccome era convinta che un imbecille non potesse far altro che disegnare, mi fornì fogli bianchi, matite e pastelli a cera. E io passai quattro anni nel corridoio a disegnare. Ovviamente, la gratitudine che provo per lei è infinita». La politica arrivò molto dopo? «Quella era già politica, perché mi metteva fuori, ed essere fuori, per me, è già una posizione politica» [Nicola Mirenzi, Huffington Post] • A fargli compagnia in corridoio arriverà anche l’amico Riccardo Mannelli [Claudio Sabelli Fioretti, Sette] • Chi sono stati i tuoi maestri? «Quando ero ragazzino, Jacovitti. L’ho sempre amato». Era di destra... «Non me ne frega un cazzo. Faceva Il Ballila, e le campagne elettorali per la Dc... ma è stato uno dei pochi a dimostrare che si può essere divertenti, intelligenti e creativi anche essendo di destra. (…) Dai suoi disegni alle elementari ho copiato come un porco» [Piccinini, cit.] • Perché quando a Pistoia frequentava le Magistrali fu espulso? «Avevo raggiunto le superiori a soli 13 anni. Eravamo ai tempi delle famose lotte studentesche. Forse era scritto che il Sessantotto non me lo dovessi perdere. Fomentavo le manifestazioni di quegli anni e fui cacciato. Riuscii però ad iscrivermi al Lorenzini di Pescia in cui mi sono diplomato addirittura con un anno di anticipo rispetto alla mia età anagrafica» [Baccelli, cit.] • Quando lasciasti la città? «Iniziai il servizio militare ad Aviano del Friuli durante il terremoto. Essendo già sposato con la moglie incinta ebbi l’avvicinamento alla Caserma Marini di Pistoia. Di quel periodo ricordo che tutti i giorni scappavo dal muro. Un contadino aveva l’orto sotto il muro e si preoccupava solo se non mi vedeva scavalcare nel suo campo. Dopo il militare ho insegnato in Candeglia e alle Frosini, la scuola in cui ero stato alunno. Facevo il maestro comunale quando le riforme miglioravano e non tagliavano la scuola. Ho esercitato a Pistoia per quasi quattro anni poi sono venuto via» [ibid.] • «Fra le tante altre cose che ho fatto nella vita ho lavorato anche in manicomio» [ad Andrea Scanzi, Reputescion] • Quando entrò nel Partito comunista? «Intorno al 1977». L’anno in cui a Bologna esplodeva il movimento, che non era affatto tenero con il Pci. «Purtroppo, direi. Perché quelli furono anche gli anni delle cadute, delle deviazioni verso la lotta armata, della violenza politica. Nei cortei, c’erano mani che facevano il segno della P38, come se una pistola avesse in sé un valore ideologico. Si sentiva nell’aria che qualcosa era cambiato, rispetto al sessantotto, c’era una cupezza che opprimeva» [Mirenzi, cit.] • «Ero un imbecille prodigio. Ero un gruppettaro, Lotta Continua. Mi piaceva Sylvie Vartan perché aveva la fessura in mezzo ai denti. Partii con Riccardo Mannelli per Torino. In autostop. Non avevamo una lira. Cominciammo da Help, l’unico giornale di satira di allora, che addirittura ci pagava. Poi andammo a Milano, alla Mondadori. Marco Tropea e Laura Grimaldi che curavano il Segretissimo ci presero delle vignette. Dormivamo alla Stazione Centrale. Poi scoprimmo i Quaderni del Sale dell’editore Franco Ventura. Era un accrocco, alto un metro e niente, vestito di porpora, con tanti anelli alle dita. Il giornale era diretto da Pino Zac che ci assunse immediatamente e ci mandò in un grande albergo. L’accrocco vestito di porpora lo chiuse e noi fondammo Il Male. Che fu una grossa scuola di satira. Purtroppo non ce ne sono state più» [Sabelli Fioretti, cit.] • «La nostra satira era un modo per disinnescare quella concezione militare del comunismo e della politica, continuando, disperatamente, a giocare». Perché ne avevate così tanta voglia? «Perché tutte le organizzazioni gerarchiche, di più se clandestine, come erano quei gruppi armati, desiderano solo il comando e l’obbedienza, i signorsì. Noi, invece, disertavamo. Perché la satira è disobbedienza, disobbedienza totale, anche rispetto alle proprie idee. (…) sul Male non firmavamo le vignette perché le consideravamo di tutti» [Mirenzi, cit.] • «Zac mi ha fatto capire in tenera età che la peggior censura è l’autocensura. Gli sarò sempre devoto per questo» [Piccinini, cit.] • «All’epoca, tra un falso, un’intervista inventata e una vignetta sacrilega, i cattivi ragazzi del Male provocarono sgomento. Redazione folle, maudit, precaria per scelta, indole e necessità. Cartoni di pizza, bollette inevase, fumo proibito e trovate (…) storie smarrite, amori, letteratura, scopate, litigi: "Scazzavamo molto, è vero", dice Vauro che nel suk del Male resistette non più di cinque numeri. E lo dice sorridendo, come se scontro e discussione, in epoca di unanimità pretese, fossero le uniche oasi per far nuotare il pensiero [Malcom Pagani, Espresso] • Dopo l’esperienza del male comincia una lunga serie di collaborazioni con varie testate. «Quando fece l’esame da giornalista, nel giugno del 1987 (stessa sessione di Giuliano Ferrara), il presidente della commissione esaminatrice, un magistrato, gli chiese quali fossero i limiti della satira. E lui rispose: “I limiti della satira? Per definizione la satira non può avere dei limiti”. E il presidente, incalzando: “Ma lei non si pone un problema etico...”. E Vauro: “Io? Io faccio vignette, io sono un vignettista satirico”» [Roberto Cotroneo, Unità] • La sua musa: «È l’inopportunità. Quando preparo una vignetta e poi mi dico “no, è troppo forte, è di cattivo gusto”, ecco, allora capisco di aver centrato il bersaglio. Quando invece penso di trovarla opportuna, sento allora che la mia musa si sta trasformando in museruola. E non c’è cosa peggiore che l’autocensura» [Paolo Merlini, La Nuova Sardegna] • «Una delle prime caricature è stata quella di Andreotti. Il mio incubo era passare la vita a fare solo quello, con il rischio di somatizzare, diventare gobbo e con le orecchie a punta. Poi è arrivato Berlusconi e l’incubo è peggiorato, perché c’era il rischio di diventare nano e pelato. (…) Non ti sei stufato di ritrarre politici? Il rischio non è quello di rendere simpatico il soggetto? «Gran parte dei nostri politici sono già delle caricature, ci ha pensato la loro mamma. Io tento un’operazione a metà tra Lombroso e Walt Disney, cerco dei tratti che li raccontino senza cadere nel cliché della somiglianza». Mi pare di capire che non hai mai neanche lontanamente simpatizzato per nessuno di questi, neanche per quelli di sinistra. «Io ho fondato il Pccm, il “partito comunista dei cazzi miei”. Un solo iscritto, un solo segretario: sempre io». AI Manifesto ti aggiravi vestito come un marinaio sovietico, tipo vecchio comunista mai pentito. «Perché sono un vecchio comunista». Non esagerare. Anarchico basta e avanza, no? «Come tutti i vecchi comunisti. Sono diventato filosovietico solo quando non c’era più l’Unione Sovietica. E ho un vizio pavloviano: mi viene in mente prima la presa di culo che la saggia riflessione e sull’opportunità, e finché questa dote, o vizio, mi accompagna sono tranquillo» [Piccinini, cit.] • Sei un moralista? «Un moralista che rasenta l’integralismo. Le missioni di guerra chiamate pace, gli operai suicidi o sul tetto, che tre quarti dell’umanità non abbia di che nutrirsi... questo mi fa incazzare. Lo trovo ferocemente immorale». Per questo a un certo punto hai fatto rinviato di guerra, e poi sei andato a lavorare con Emergency? «Anni fa, in Afghanistan per il Manifesto, ho conosciuto Gino Strada, e con lui una realtà incredibilmente umana in un contesto che di umano non aveva più nulla. Mi ha contagiato, e ho dedicato alcuni anni a fare quel poco che sapevo fare, per supportare l’organizzazione» [ibid.] • Disegna delle vignette sui muri dell’ ospedale di Emergency, a Kabul (dove lavorava come inviato dal ’99). «Perenne innamorato dell’Afghanistan, ha lasciato sulle pareti del padiglione, accantonando la sua indole ringhiosa, scarabocchi vivaci e gentili nel tentativo di far ridere per un attimo l’infanzia ferita del mondo» [Ettore Mo, Cds] • «La disillusione non è un diritto, è un privilegio; quelle persone rinchiuse nelle tendopoli come si possono permettere la disillusione? La loro stessa condizione gli impedisce qualsiasi forma di allontanamento dalla realtà in cui vivono. La disillusione quindi è un privilegio per benestanti, vorrei fare a meno di questo privilegio (…)» [a Giuseppe Campisi, L’Edicola di Pinuccio] • «Dopo anni di onorata carriera sui giornali (…), dal 2006 la sua popolarità ha avuto un’impennata grazie alla collaborazione con Michele Santoro». Collaborazione che li vedrà affiancati a Il raggio verde, Annozero, Servizio Pubblico [Stampa] • «Non avendo delle belle tette e neanche un bel culo, l’apparire in tv non rientrava tra le mie ambizioni...» [Piccinini, cit.] • «Non ero convinto della proposta di Santoro perché pensavo che in un medium in cui tutto è movimento l’immobilità del disegno potesse non essere colta. E, invece, aveva ragione lui» [Stampa] • Nel 2009, per una vignetta disegnata ad Annozero in occasione del terremoto dell’Aquila viene prima espulso, poi solo sospeso, dalla Rai: «imputato di una vignetta in cui un uomo di fronte a una fila di casse da morto esclama: «Aumento delle cubature. Dei cimiteri». (…) Battuta «gravemente lesiva dei sentimenti di pietà dei defunti e in contrasto con i doveri e la missione del servizio pubblico» [Cds] • Altre vignette per cui era finito nei guai: nel 2006, quando disegnò Fiamma Nirenstein con dei tratti che i critici ritennero antisemiti (fece loro causa, vincendo) e nel ’97, quando si prese una condanna a tre mesi con la condizionale per blasfemia (avendo accostato Cristo crocefisso con la masturbazione). Quante volte ti hanno querelato? «Svariate. Mai tenuto il conto» [Piccinini, cit.] • Nel 2011 si lancia, assieme al collega Vincino, in un coraggioso tentativo di rilanciare Il Male, impresa fallita dopo pochi mesi; l’anno successivo, dopo più di vent’anni, abbandona la redazione del Manifesto e trasloca al Fatto Quotidiano [Vauro Senesi, Manifesto] • Nel settembre del 2017 cura una rubrica settimanale nel programma televisivo l’Aria che tira [la7.it] • I suoi reportage in Palestina e nel Donbass (dove è stato inviato per il Fatto Quotidiano nel 2014-2015) lo hanno reso persona non grata sia in Israele che in Ucraina [Senesi, Fatto] • A partire dall’invasione russa dell’Ucraina nel 2022, assume posizioni fortemente critiche nei confronti di Volodymyr Zelens’kyj, descrivendolo come un burattino della Nato. Pur riconoscendo le responsabilità russe nella guerra, sostiene con forza la necessità di trovare una soluzione esclusivamente diplomatica e pacifica al conflitto. Per questo (e per il conflitto che si era frattanto scatenato nella Striscia di Gaza), nel 2024 decide di candidarsi alle elezioni europee nella neofondata lista pacifista Pace Terra Dignità di Michele Santoro [Fatto]. Il partito non raggiunge la soglia di sbarramento. Vauro aveva già vissuto un’esperienza simile alle elezioni europee del 2004 quando, candidato per il PdCI non aveva ottenuto abbastanza preferenze [Cds] • «Ideale vuol dire pensare che il mondo si può cambiare. Semplicemente questo. Sono un appassionato assertore del valore dell’utopia, perché l’utopia non è qualcosa di irrealizzabile, è qualcosa di non ancora realizzato. E quindi è una meta, una meta presuppone un percorso per raggiungerla. Per me essere ancora comunista significa cercare di fare quel percorso, e quel percorso significa cercare ogni elemento che sia un elemento di ugualitarismo sul piano sociale, sul piano economico: la vecchia storia di “Ognuno secondo le proprie capacità, ad ognuno secondo i propri bisogni”. Credo che sia attualissimo» [a Simona Ventura, La Terrazza della Dolce Vita].
Curiosità Suoneria del telefono: l’Inno dell’Unione Sovietica; Abita a Roma, poco distante dal Viminale, con una collezione di 27 manichini vestiti con le uniformi dell’Armata Rossa: «Un esercito disattivato con armi disattivate. Il miglior esercito del mondo» [a Flaviana Scisci, L’aria che tira] • Il suo libro preferito è Il tamburo di latta; scrive i suoi libri a mano, su quaderni a quadretti con un pennarello nero [Bol.it] • Tabagista [L’aria che tira].
Amori Che cos’è l’amore? «(…) Complicità». E la passione? «Doppia complicità. La passione è una cosa che va coltivata. Le passioni più intense sono quelle più durature, che si trasformano in intelligenza, in curiosità, in fantasia, in volontà» [Sabelli Fioretti, Amica] • Il primo bacio? «Lei era più grande di me. Eravamo in campagna. Lei mi disse: “Andiamo a cogliere le ciliegie”. Erano le nove di sera, d’estate» E tu, ingenuo… «Io pensavo di andare a cogliere le ciliegie. Lei mi disse: “Chiudi gli occhi e apri la bocca”. Io pensavo che mi mettesse in bocca la ciliegia e invece ci mise la lingua. Lì per lì rimasi un po’ impressionato. Poi ci presi gusto. Finì in una grande pomiciata. Pensai subito che avrei dovuto sposarla» [ibid.] • «Facevo le magistrali, nella mia classe trentacinque donne e due uomini. Mi innamorai follemente della più brutta della classe. Mi succede a volte di innamorarmi di una brutta. Aveva il naso alla Paolo Uccello, evocava immagini artistiche» [ibid.] • «Non ero del movimento hippy o libertario. I miei amici erano piuttosto stalinisti, bacchettoni. Era un mito la facilità dei rapporti sessuali» [ibid.] • La tua educazione sessuale? «Zero. A parte qualche numero di Abc in cui si vedevano donne nude, di schiena, sedute, massimo dell’erotismo consentito dai governi democristiani dell’epoca. Poi chiacchiere tra amici, soprattutto con il mio amico Riccardo Mannelli. Lui era del partito del pelo. Io del partito del non pelo (…) pensavo: se le donne non hanno la barba e non hanno i baffi, perché mai dovrebbero avere il pelo come noi?» [ibid.] • La prima volta? «Qualcosa di mezzo tra Emergency e l’Unicef. Era una cosa tipo Mondo di Quark, scientifica più che sessuale. Io non sapevo che cosa fare. Ignoravo che avrei dovuto muovermi. Stavo immobile (…) Non avevo mai visto una tetta, nemmeno in fotografia. Quindi stavo lì, sopra di lei, fermo. Già mi bastava così.(…) Ero nella celebre posizione del missionario anche se la missionaria era lei. (…) Alda era molto più grande di me. Non a caso faceva l’assistente sociale. Io avevo 16 anni. Nella stanzetta da extraparlamentare di Lotta Continua lo stereo suonava Sei minuti all’alba. (…) Dopo aver consumato mi innamorai follemente di lei. Io mi innamoro sempre dopo, per gratitudine. Il fatto che qualcuna me la dia mi sembra una cosa così umanitaria e commovente, che la mia gratitudine si trasforma in amore» [ibid.] • Iscrittosi al Pci, «Conobbi alla scuola di partito alle Frattocchie la mia prima moglie, Mirella. Cosa ricordo? Che prima sbagliai edificio e mi ritrovai nella scuola della Cgil. E poi, quando finalmente arrivai alla villa ed entrai, a tarda sera, fui accolto da un grido emesso da due file di ragazze: "Viva il compagno maschio". Era il primo anno in cui aprivano alle donne i corsi ed ero il primo uomo che vedevano. Seguii un corso sul compromesso storico tenuto da Macaluso» [Angela Frenda, Cds] • Come corteggi? «In modo impacciatissimo, le rovescio il caffè addosso, mi incasino, divento l’essere più imbranato dell’universo» [Sabelli Fioretti, cit.] • Il matrimonio con Mirella termina in un divorzio. Successivamente si risposerà, con Dianela. Come l’hai conosciuta? «A Italia Radio, quando era ancora la radio comunista e lei, che è cilena, era lì in collegamento con Santiago del Cile, la notte del plebiscito su Pinochet» [ibid.] • Da quanti anni manchi dalla tua città natia? «Da parecchio non ci risiedo. Ogni tanto torno. A Pistoia abitano mia figlia Fiaba (nome che ho inventato) di 47 anni e la mia ex moglie. Sono rientrate lì da oltre venti anni dopo aver vissuto nella Capitale. Fiaba lavora in una cooperativa che supporta il tribunale. È laureata in design di moda di architettura. Vista la situazione complessiva è già una fortuna che abbia un lavoro. Piaceva loro la città, anche se la mia ex moglie è veneziana. Da 35 anni sono sposato con una signora cilena dalla quale ho avuto un figlio oggi trentunenne, che si chiama Rosso. Nonostante la norma lo vietasse sono riuscito ad iscriverlo all’anagrafe con questo nome con uno stratagemma sul Rosso Fiorentino» [Baccelli, cit.].
Titoli di coda «Sono esagerato? È vero. Sono volgare? È vero. Non posso non esserlo: sono le cifre della satira» [Scanzi, Fatto].