30 marzo 2026
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Biografia di Maurizio De Giovanni
Maurizio De Giovanni, nato a Napoli il 31 marzo 1958 (68 anni). Scrittore (83 opere tra romanzi e racconti). Drammaturgo (3 adattamenti e 4 opere originali). Sceneggiatore (1 film e 5 serie televisive).
Titoli di testa «Sono uno scrittore da ombrellone, perché è lì che il lettore si porta i libri preferiti. Intrattenere è un atto nobile, chi legge è condotto in un altro mondo per il tempo della lettura. E poi, mi diverto a scrivere: se ci riesce l’autore, lo farà anche il lettore» [Maria Tatsos, iO Donna].
Vita Sia suo nonno Maurizio che suo padre Giovanni sono avvocati. Lo diventerà anche sua sorella minore, Valentina. Ha un altro fratello, sempre minore, Fabrizio. Sua madre, Edda de Ruggero, è una maestra elementare [Mimmo Sica, Roma] • «Mio padre apparteneva a quella generazione di uomini che parlavano poco con i figli: lui c’era sempre se lo cercavi, ma era molto discreto» (…) Se dovesse guardare dentro le pieghe psicologiche dei suoi personaggi, c’è qualcosa di suo padre che è scivolato dentro di loro, magari inconsapevolmente? «Non è successo inconsapevolmente. Il commissario Ricciardi è mio padre (...). L’ho sempre descritto con le sue caratteristiche fisiche e caratteriali: il suo modo di fare, il suo approccio all’esistenza e quella tenerezza verso il mondo, verso gli ultimi e le persone più fragili» [Filippo Rizzardi, Famiglia Cristiana] • «Mia madre è stata la colonna portante della mia vita e mi ha insegnato che la forza e la dolcezza possono andare insieme, che la dolcezza non è una debolezza, non è una fragilità» [Unomattina Estate] • Lei è stato un bambino felice? «Sì e lo confesso candidamente. Felice e fortunato, con una famiglia molto unita» [Francesca Musolino, Messaggero] • «Ho studiato in una scuola allora retta dai Padri Gesuiti, dalla prima elementare alla maturità (…). Il sottoscritto e i suoi amici, tristemente secchioni e assai poco inclini alla disubbidienza sociale e familiare. Nella fattispecie, a quindici anni da poco compiuti ero assolutamente ignaro di quello che stava accadendo nel mondo; in compenso era molto esperto di poesia neoterica e di Ennio e Nevio, così come di Dolce Stilnovo e di grammatica latina. La mia posizione religiosa era collocata sulla più stretta ortodossia [Maurizio De Giovanni, Fatto] • Tra gli eventi più importanti della sua adolescenza: quella volta nell’estate del 1971 in cui perse tutti i soldi delle mance estive (50 mila lire) che il padre gli aveva anticipato al gioco delle tre campanelle. «Forse furono il migliore investimento della sua vita. Perché non giocò mai più d’azzardo. Neanche in famiglia, a Natale. Chissà quanti soldi gli ha reso, quella banconota da cinquantamila» [De Giovanni, Cds] • E il 14 aprile del’73, quando «Il Sessantotto è piovuto addosso tutto in una volta, coi suoi sismici effetti sul seguito della vita e sul destino, lasciando tracce indelebili». Rivoluzione scatenata dalla visione al cinema di Jesus Christ Superstar: «Capii, quindicenne e in clamoroso ritardo sul resto del mondo, che nulla esiste che non possa essere demolito e ricostruito dal racconto; che i colpevoli egli innocenti possono facilmente scambiarsi il posto, a seconda di come la si guarda; che il più terribile dei dolori, la più atroce delle sofferenze possono essere cantate come la gioia e la felicità; che l’amore e il sesso non sono la stessa cosa (…) Entrai bambino, in quella sala cinematografica (…) e ne uscii in massima parte l’uomo che sono adesso» [De Giovanni, Cds] • Pallanuoto: «Ho giocato anche in nazionale juniores, guadagnavo a sufficienza per non pesare sulla famiglia. Mi sono divertito, ma sono convinto che lo sport vada fatto per piacere, non per lavoro». Cosa le ha portato via? «Mi ha rubato molta conoscenza, erano allenamenti lunghi e pesanti, anche fisicamente: ho perso quattro denti, una clavicola e un pezzo di ginocchio. Ma me la sono cavata meglio di tanti» [Maria Grazia Ligato, iO Donna] • Diplomatosi, si iscrive a giurisprudenza su spinta del padre, ma accarezza il sogno di fare il giornalista. Nell’estate del 1982 arriva la svolta che lo porta nella «seconda, lunga parte della mia vita» [ibid.] Qual è stato di tutta la tua vita il momento più difficile? «Quello successivo la morte di mio padre. Non eravamo preparati. Mio padre è morto di infarto all’improvviso, semplicemente è uscito a pranzo con mia madre e non è più tornato, e quindi è stato molto complicato. Nessuno di noi era realmente preparato alla vita. Abbiamo dovuto rimodulare in gran fretta tutto, dai sogni alle ambizioni, alle conoscenze. Devo dire che non abbiamo avuto aiuto, sono spariti un po’ tutti; quindi è stato molto difficile cambiare marcia e fare la salita. Però è stato anche eroico, è stato anche bello, è stato anche interessante» [Unomattina Estate] • Fa domanda e viene assunto al Banco di Napoli, dove rimarrà per oltre un trentennio, arrivando al ruolo di vicedirettore di filiale [Il Mattino] • «Mi diverto. Mica come ai tempi del lavoro in banca, quello era terribile». Così tanto? «Lì è inevitabile il confronto quotidiano con i soldi che inquinano ogni rapporto umano: in 31 anni ho visto e vissuto di tutto, figli contro padri, fratelli azzannarsi, anziani trattati di merda» [Alessandro Ferrucci, Fatto] • «Il posto in banca per lungo tempo è stato un compromesso con i sogni, in un certo senso una scelta “vile” rispetto a quelle che possono essere le grandi speranze di un ragazzo. (…) Il classico lavoro che non ti fa morire di sete ma neanche ti disseta completamente» [Francesco Prisco, Sole] • Sempre per il suo lavoro si trasferisce in Sicilia: «Nove anni ad Agrigento con la banca. Sono stati anni bellissimi che io ricordo con grande tenerezza. Tornavo spesso a Napoli». Con lui ci sono sua moglie, e i suoi due figli, Giovanni e Roberto [a Daniele Bellini, Zero possibilità] • Nel 2000 il matrimonio finisce e De Giovanni ritorna ad abitare stabilmente a Napoli con i bambini [ibid.] • Negli anni successivi si dedica ai figli, al lavoro in banca, e a letture voraci: «Fino a 48 anni sono stato un buon lettore, uno da 4-5 libri al mese, e dei più vari argomenti, spaziavo, mi divertivo a scoprire, a capire i dettagli» [Alessandro Ferrucci, Fatto] • «Nel 2005 i figli hanno cominciato a giocare a calcetto e io mi sono ritrovato il mercoledì libero e mi sono iscritto a un laboratorio di scrittura umoristica a fare esercizi» [Sandra Petrignani, Panorama] • Nello stesso anno «Alcuni colleghi, conoscendo la mia fissazione per la narrativa, mi avevano iscritto, credo per sfottermi, a una gara per giallisti principianti. (…) Non avevo la minima idea di che cosa scrivere quando apparve dall’altra parte del vetro una bambina, una zingarella che mi guardava con una bambolina in braccio. Mi fece una boccaccia, e sparì. Un fantasma, pensai, e cominciai di getto a pestare sul Mac per raccontare la storia di un poliziotto che vedeva cose che gli altri non vedevano, come una bimba morta. Quando due giorni dopo mi comunicarono via mail che avevo vinto, risposi che ci doveva essere uno sbaglio». Così nasce Ricciardi [Antonio Fiore, Iodonna] • La finale del concorso è a Firenze, il premio è la pubblicazione del racconto vincente sull’Europeo. Il direttore della rivista, nonché presidente della giuria, lo riconosce e gli chiede di scrivere un altro racconto di Ricciardi, anche se il tema della finale è un altro. De Giovanni butta giù la prima versione del racconto I vivi e i morti, base del suo futuro primo romanzo. Vince ancora [Giulietta Iannone, liberidiscrivere.com] • «Mi chiamò un’agente letteraria e mi disse “Guardi io sto andando in vacanza. Torno e vorrei leggere il miglior romanzo che lei ha di questo personaggio». Pensando che tu ne avessi già scritti chissà quanti. «E io non avevo niente. Allora presi le ferie e in quei 15 giorni, facendomi raccontare da mia madre, che era del 1930, tutto quello che si ricordava di quando era piccola, con lei che parlava e io che scrivevo, inventai la trama. Quando la signora tornò io le diedi effettivamente il miglior romanzo che avessi scritto, ma anche il peggiore, e questo romanzo fu pubblicato [Bellini, cit.] • È Le lacrime del pagliaccio, della Graus editore • «Vendette l’integralità delle copie: una di queste copie fu letta da Francesco Pinto, direttore del centro di produzione Rai di Napoli, che mi telefonò. Tre volte, visto che io pensavo fosse uno scherzo e quindi mettevo giù» [Bellini, cit.] • «Mi disse: “C’è un mio amico editore che vorrebbe leggere ancora di questo personaggio. Tu sicuramente avrai un altro romanzo pronto”. Ripresi 15 giorni di ferie e scrissi il secondo romanzo di Ricciardi, che non avrei mai iniziato se lasciato a me stesso. Siccome il primo romanzo era ambientato in inverno, ambientai il secondo in primavera, per vedere se potevo giocare su un’altra ambientazione. L’editore era Procacci della Fandango, che mi chiamò e disse: “Ho letto i suoi romanzi, l’inverno, la primavera, e ho capito che lei ha un progetto sulle quattro stagioni” che in realtà non c’era nella maniera più assoluta. Io dissi: “Va bene, ce l’ho pronto” [ibid.] • La sua carriera rischiò di finire prima di cominciare, salvata solo dall’intervento provvidenziale della sua compagna, Paola Egiziano: «“Ricordo ancora quando Fandango ha rimandato indietro il secondo manoscritto, era completamente segnato di rosso, correzioni continue, suggerimenti che per me erano coltellate”. E… “Lo buttai nel cestino con la frase: è finita; quindi andai a letto distrutto. Lei no. Lo riprese dalla spazzatura, si mise alla scrivania, e al mio risveglio trovai il lavoro completato”» [Massimo Vincenzi, Rep] • «La Fandango mi fece un contratto la cui cifra era pari a 2 anni di lavoro in banca. (…) Allora mi sembrava una cosa ininfluente, dissi: “Vabbè faccio questa cosa, guadagno questi soldi e la chiudo lì” Quindi per me era soltanto una cosa curiosa, avevo anche paura perché non sapevo nemmeno se fosse compatibile con il lavoro» [Bellini, cit.] • «Scrissi gli altri due romanzi e al quarto mi chiamano dalla Einaudi (…) E lì ho cominciato a mettermi in aspettativa e in part-time» [ibid.] • «Nel 2012 mi assegnano il Premio Scerbanenco per Il metodo del coccodrillo; nel 2014, anno del mio matrimonio con Paola, escono In fondo al tuo cuore, un nuovo romanzo su Ricciardi, e Gelo per i bastardi di Pizzofalcone. (…) il materiale si arricchisce e poi verranno Sara e Gelsomina Settembre. Capisco che la faccenda si fa seria e mi dedico al mestiere di narratore» [Il Mattino] • (…) Arrivano i Bastardi. Come mai questo cambiamento di rotta? Temeva che storie svolte nel passato potessero venire a noia? «No, tutt’altro: ho dovuto convincere l’editore, che in un primo momento ha insistito perché scrivessi ancora di Ricciardi dato il successo del personaggio. Ma io avevo voglia di esplorare narrativamente anche la realtà contemporanea, quella che mi circonda e nella quale vivo» [Rosy Volta, contornidinoir.it] • Nel 2019 affronta anche la scrittura teatrale: «Il silenzio grande (…) regia di Alessandro Gassman. (…) “In verità non è proprio un esordio assoluto, pur considerandolo tale, anzi lo considero il migliore dei miei testi, anche dei romanzi. L’anno scorso, infatti, mi sono cimentato in una commedia, Ingresso indipendente, ma stavolta l’opera è molto più impegnativa, soprattutto per l’argomento trattato: è il mio primo vero debutto (…) Credo nel rispetto dei ruoli; quindi, so farmi da parte per lasciare al regista la libertà di interpretare il testo e, se necessario, tradirlo” (…)» Perché de Giovanni, un giallista di successo, ha sentito la necessità di misurarsi con il palcoscenico? «“Perché noi napoletani abbiamo il teatro nel sangue. La nostra città è stretta in una sedimentazione perenne di sentimenti, è già di per sé un palcoscenico, si presta ai conflitti, ai contrasti umani”» [Emilia Costantini, Cds] • Anche lo spettacolo (che verrà adattato in un film) è un successo travolgente. De Giovanni vende di milioni di copie in Italia e all’estero, tradotto in non meno di sette lingue [leggeretutti.eu] • La fama viene ulteriormente ampliata quando, a partire dal 2017, le sue opere vengono adattate in fiction televisive: «Sono mediamente contento di tutti e tre». Mediamente? «Be’, è logico: come dicevo, c’è un inevitabile (e necessario) scostamento rispetto ai libri. I miei romanzi sono un po’ più crudi e fanno emergere con più forza un certo tipo di dolore nei confronti della violenza». Non hai mai tentato di scrivere tenendo presente le esigenze tv? «Non solo non mi curo mai del telespettatore, ma manco del lettore! Se lo avessi fatto, molte storie sarebbero finite in modo diverso. Quando scrivo, penso solo al personaggio: è a lui, e a nessun altro, che devo lealtà [Francesca D’Angelo, Rolling Stone] • Nel 2020 viene nominato presidente del Comitato tecnico scientifico per la tutela della lingua napoletana. Primo obiettivo: realizzare un dizionario [Il Mattino] • Nel luglio del 2022 ha un infarto. Viene salvato con un intervento d’urgenza all’ospedale Cardarelli: «Batte. Batte ancora. (...) Diciamo che a un certo punto s’è inventato una storia, e mentre me la raccontava si è così tanto immedesimato da diventare un po’ troppo realistico. Ha detto: “immaginiamo che decida di fermarmi”» [Facebook] • L’anno successivo viene nominato presidente del premio letterario Napoli, e la Rai gli affida la conduzione del programma La biblioteca dei sentimenti • In realtà, chi è lo scrittore? «Uno che guarda dalla finestra» (…) Quindi lei sta in “finestra”. «Vivo in una città che racconta storie, è una realtà scritta, l’unica in Italia con la periferia nel centro (…)» E quindi? «La storia nasce da un conflitto, e dalla successiva costruzione di un riequilibrio; la storia è il racconto di un cambiamento, e a Napoli la quotidianità ribolle, per questo vado costantemente in giro e osservo». Fonte inesauribile. «Ho più storie di quelle che posso raccontare, purtroppo non posso andare più veloce nella digitazione dei tasti, uso due dita, altrimenti chissà cosa combinerei». Ama Napoli. (…) «Questa è una città moribonda e immortale, ed è la sua ricchezza». Perché? «La si può raccontare in ambo i modi, sia come moribonda che immortale, sono legittimi tutti i punti di vista» [Ferrucci, cit.] • Quanto ci mette a scrivere un romanzo? «Tre o quattro settimane». Solo? «Parto da un foglio A3, grande, scritto a mano. Lo divido in punti: che cosa voglio dire nella storia principale, in quella secondaria, nei capitoli d’ambiente… I miei gialli si svolgono sempre in cinque o sei giorni: quindi elenco anche che cosa succede nelle varie giornate». Compilato il foglio A3… «Comincio a scrivere. E andando avanti cancello i punti segnati». Quante ore scrive al giorno? «Dalle otto del mattino alle cinque del pomeriggio». Orario d’ufficio. «Dopo un po’ le parole cominciano a non venire più. Scrivo una ventina di pagine al giorno e appena ho finito le passo a Paola, che fa l’editing (…) non rileggo mai quello che scrivo». Boom. «È così. (…) Nella vita non si torna indietro. E io devo scrivere come la vita». [Zincone, cit.] • La ricerca prima di scrivere? «Fondamentale. Se (…) vuoi ambientare una vicenda, ad esempio, a Napoli degli anni ’30 devi sapere tutto. Come era la vita, i mestieri, i vestiti, le scarpe che indossavano. E devi conoscere tutto di quelle scarpe, anche se poi ne scriverai solo un rigo» [Michele Renzullo, scritturacreativa.org].
Curiosità Nel 2021 l’Università Federico II di Napoli gli conferisce una laurea ad honorem in Filologia Moderna. Due anni dopo viene nominato Commendatore dell’ordine al merito della Repubblica [Rep] • Tiene laboratori di scrittura nel carcere minorile a Nisida [Fatto] • «Io sono tifoso del Napoli prima ancora che essere umano. Cioè se tu mi dici “descriviti”, io dico “Tifoso del Napoli, poi essere umano, poi padre, poi marito, a cadere. Ma innanzitutto tifoso del Napoli perché Napoli è un’identità (…). Tifando Napoli siamo tifosi di noi, siamo tifosi di questa terra. (…) Ho vinto premi importanti a cui non sono andato perché in contemporanea con alcune partite» [Bellini, cit.].
Amori «Sulla spiaggia di Villammare ho avuto il mio primo rapporto completo… (…) avevo sedici, diciassette anni, lei era più grande di me, ne aveva ventuno e lavorava in zona. Aveva uno sguardo molto particolare e un paio di occhi viola [Musolino, cit.] • Il matrimonio è finito e i figli sono cresciuti con il papà. «Premetto ho un ottimo rapporto con la mia ex moglie e i figli un ottimo rapporto con la madre. Ma è andata così (…) Avevano 8 e 11 anni. Ho fatto il “mammo”, è stata la parte più bella della mia vita. Sono molto orgoglioso di loro: uno fa il medico ortopedico e l’altro è ingegnere aerospaziale». Come ha fatto da solo? «Devo dire grazie alla loro natura indipendente. Non è stato difficile. Avevo un grande aiuto, una signora ucraina di nome Tania che cucinava e stava con loro il pomeriggio. Poi arrivavo io e mi mettevo totalmente in gioco, per dieci anni di fila non sono mai uscito una sera, mai senza di loro. Tendevo sempre l’orecchio nel sonno per capire se mi chiamavano, ancora oggi non dormo bene. Ero terrorizzato dal fatto che potessero chiamarmi e io non sentirli». [Armiero, cit.] Cucinava sempre Tania? «Assolutamente sì. Io non ne sono capace. Quando lei era in ferie andavamo al ristorante. Il sabato sera andavamo al cinema, vedevamo due film di fila e mangiavamo una pizza». Mancava la madre? «Il legame c’era, ma lei viveva lontano quindi è chiaro che per molte cose dovevo sbrigarmela da solo. Specie durante la loro adolescenza (…) ho provato ad essere sempre disponibile, perfino nello shopping. Ma non ho mai dato una punizione, non me la sarei sentita. Bastava far vedere che ero dispiaciuto e loro si pentivano di qualsiasi cosa». Poi è arrivato un nuovo amore, Paola, come i lettori sanno da molte dediche nei suoi libri. «Sì, ma lei ha avuto l’intelligenza di non volersi sostituire alla madre. E loro l’hanno accolta benissimo (…) Tra loro poi, quando hanno qualche discussione e vogliono una certezza, si dicono: “giura sulla vita di papà”. Mi fa tenerezza, significa che per loro non c’è cosa più importante» [ibid.] • Conosce la seconda moglie, Paola Egiziano, sul lavoro: lei è avvocata e lavora nell’ufficio legale della banca. Lui le offre un passaggio in moto, lei rifiuta perché è in ritardo. Il giorno dopo lo richiama per scusarsi e cominciano pian piano a uscire insieme [ConVersi, RoadTv Italia] • Il suo talento è affiorato (anche) grazie a una donna, Paola Egiziano, compagna attuale. «Ho cominciato a scrivere un mese dopo aver conosciuto Paola. Senza di lei non avrei composto una parola. Lei è tutto nella mia scrittura: rivede le cose che scrivo, perché io compongo i miei romanzi di getto, arrivo a farne uno al mese. Lei tiene i contatti con gli editori, organizza le trasferte, le interviste, gli incontri pubblici. Io ho un debito di riconoscenza nei suoi confronti che non è quantificabile» [Scorranese, cit.].
Titoli di coda Perché ha scelto proprio il giallo? «Credo che ognuno abbia un’inclinazione naturale per un genere. La mia è per il romanzo nero. È un atto estremo decidere di eliminare un’altra persona: cosa ci può essere di più importante da raccontare?» [Tatsos, cit.].