1 aprile 2026
Tags : Simone Deromedis
Biografia di Simone Deromedis
Simone Deromedis, nato a Trento il 2 aprile 2000 (26 anni). sciatore freestyle italiano, specializzato nello ski cross. Medaglia d’oro ai Giochi olimpici di Milano Cortina 2026 (primo italiano nella storia dello skicross), davanti a Federico Tomasoni. È stato il primo azzurro a vincere l’oro maschile individuale alle olimpiadi dopo 16 anni, l’ultimo era stato a Vancouver 2010 Giuliano Razzoli nello slalom speciale. «Se parti primo e arrivi primo è l’ideale».
Vita «Originario della Val di Non, ha passato l’infanzia dividendosi tra gli sci e i campi per occuparsi dell’azienda di famiglia e della piantumazione dei meli. Si parla di lui da anni, ma l’immagine che lo identifica e dimostra tutta la sua personalità è del 2022, Olimpiadi Pechino. Arrivò quinto, ma nella finale small, sul salto finale piazzò la “spaccata alla Ghedina”, ricordando il campione ampezzano a Kitzbuehel» (la Repubblica) • «Il ragazzo della Val di Non, cresciuto tra i meleti e le piste della Predaia, ha trasformato la neve di Livigno nel palcoscenico di un’impresa leggendaria. L’oro conquistato ai Giochi di Milano-Cortina 2026 non è solo una medaglia al collo; è il primo sigillo olimpico di sempre per l’Italia nello skicross, un traguardo che arriva dopo anni di crescita costante, cadute dolorose e rinascite fulminee. La finale di Livigno resterà nei manuali della disciplina. Una doppietta azzurra che ha fatto vibrare le Alpi, con Federico Tomasoni a prendersi un argento preziosissimo alle spalle di un Deromedis semplicemente perfetto (…)La sua capacità di analizzare le linee, ereditata forse dal suo amore per la Formula 1 e per i motori, è diventata la sua arma segreta. “Voglio che questo oro serva ad avvicinare i giovani allo skicross, È una disciplina onesta, dura, dove la scia e la strategia contano quanto la potenza. Ora voglio godermi questo momento, ma la testa è già al cancelletto di partenza della prossima gara. Non sono ancora sazio...”» (Vittorio Savio) • «La prima impressione che si ha di Deromedis è che è enorme. Sarà pure l’“aura” che si è posata sul ragazzone dopo la vittoria di Livigno, ma i 195 centimetri per 105 chili del campione olimpico sono un dato di fatto. Stazza che, assieme alle grandi mani, torna utile a papà Luca quando Simone torna a Taio: se c’è bisogno, non si sottrae ad aiutarlo tra i “pomari” della Val di Non. Classe 2000, ha respirato l’aria di casa prima delle ultime tappe che lo vedranno impegnato in Coppa del mondo. (…) Se ripensi alla finale olimpica, che ricordi ti vengono in mente? “Non ho tantissimi ricordi, ero talmente concentrato durante la corsa, tra la stanchezza e tutto il resto, che molte cose le ho perse. È stata una finale estenuante fisicamente. Il pubblico di casa, con le trombe e il casino che faceva, è stata una grandissima spinta per non mollare e arrivare in fondo davanti a tutti”. (…) Come si inizia a fare skicross? “Fino ai 15 anni fai sci alpino, poi ti puoi avvicinare alla disciplina partecipando alle gare. Come movimento dobbiamo lavorare per creare circuiti, dare più possibilità ai giovani per cominciare a fare questo sport. Gente che ha voglia di provare ce n’è, ma mancano le gare”. A strutture come siamo messi? “A Passo San Pellegrino abbiamo un’ottima pista di allenamento per alto e medio livello. Ma se uno vuole cominciare a fare skicross è un pelo un casino. Il Comitato trentino è quello che ci crede di più, noi della nazionale siamo sempre pronti ad accogliere più persone possibili. Speriamo diventi sempre più facile accederci”. Com’è la tua vita in Val di Non? “Avendo un’azienda agricola di famiglia è logico che quando torno a casa mi incastrano a dare una mano. L’ho sempre fatto senza problemi, mi piace. Tra i miei hobby ci sono la bici, la mountain bike e il downhill, il mio passatempo preferito”» (Andrea Orsolin) • «L’amore di Deromedis per il freestyle scoppia nel 2016, dopo aver provato anche il ciclismo su strada e lo sci alpino. Il gioco di traiettorie, sorpassi, finte e astuzie per battere chi è davanti è così adrenalinico che si presenta un po’ per caso al trofeo Topolino di Folgaria, ed è subito colpo di fulmine. L’esordio in Coppa del Mondo è del dicembre 2019, mentre la prima top 3 arriva in Val Thorens due anni più tardi. Per l’Italia significa tornare sul podio a quasi 16 anni di distanza dall’impresa di Karl Heinz Molling. In quattro anni i podi diventano 20 con 7 successi individuali e nel 2024/25 accarezza pure la Coppa chiudendo secondo nella classifica generale. Il capolavoro è il primo titolo mondiale conquistato a Bakuriani, Georgia, nel febbraio 2023, ad appena un mese dalla frattura della clavicola rimediata nel circuito maggiore. Tutto questo e molto altro è la freccia Simone, che non presenta più capelli lunghi e biondi degli inizi, ma un taglio più aerodinamico per andare a caccia del primo podio olimpico» (Claudio Lenzi) • «Il segreto? “La fame. Sempre avuta. Fa la differenza in pista, soprattutto quando devi lottare gomito a gomito con l’avversario. Sono sempre stato molto competitivo. Perdere non mi piace proprio. E poi arrivo da un percorso nello sci alpino che mi ha lasciato il segno. Ho iniziato a sciare a tre anni con mio padre, grande appassionato di neve e di montagna. Ma, rispetto agli altri bambini dello sci club, io ero sempre un passo indietro. I miei compagni giravano con quattro paia di attrezzi nuovi. Io ne avevo tre, ma usati. Ho sempre avuto a disposizione un budget minimo, gli sci nuovi mi sono arrivati solo con la prima sponsorizzazione. Inoltre, ho iniziato tardi a gareggiare. Quando cresci capisci che è il piede a far la differenza. E ho anche capito che i miei genitori hanno avuto ragione, mi hanno dato un’ottima lezione”. Lei è molto strutturato a livello mentale. Lavora con lo psicologo? “No. Sono bravo a gestirmi, per cui non mi sono mai interfacciato con un terapeuta. Però liberi tutti. Ognuno deve fare ciò che pensa sia giusto. Il mio vero mental coach è l’allenatore. Lui sa fare la differenza, sa darti la motivazione giusta, le indicazioni, ti aiuta. E poi c’è la pressione. Ai grandi eventi me la sono sempre cavata alla grande. Perché riesco a essere freddo. So come comportarmi. Nel 2023 ho vinto anche un Mondiale. Chi sa gestire la pressione riesce a fare la differenza. La mente è la carta in più”. Mai pentito di non essersi dedicato allo sci alpino? “No, lo skicross mi dà un’incredibile adrenalina. In gara ai Giochi ho spinto tantissimo, a livello fisico è stato devastante. E con la fitta nevicata era ancora più faticoso. È come aver corso la maratona. Il pubblico ci ha salvato e regalato tantissimo calore. Una situazione così non ricapiterà più”» (a Daniela Cotto) • «Quinto alle Olimpiadi di Pechino 2022, Deromedis nel 2023 regala all’Italia uno storico titolo ai Mondiali di Bakuriani. Nella Coppa del Mondo è già abbondantemente in doppia cifra di podi, vanta otto successi individuali e nell’inverno 2024/2025 sfiora la Sfera di Cristallo arrivando al secondo posto nella classifica generale» (Enrico Turcato) • «Nello ski cross sono le gambe a fare il lavoro più duro, soprattutto quando qualifiche e finali si concentrano nella stessa giornata. Un giro di prova, la qualifica, poi batterie e finale: la fatica si accumula, e non c’è tempo per rilassarsi. Si torna su in motoslitta e si riparte. L’oro conquistato insieme all’argento di Federico Tomasoni ha regalato all’Italia una doppietta che può avvicinare nuovi ragazzi alla disciplina. Deromedis, in fondo, allo ski cross ci è arrivato quasi per caso, dopo aver provato una gara “per divertimento” al Trofeo Topolino. Prima c’era lo sci alpino, iniziato tardi rispetto agli standard di uno sport che richiede investimenti importanti e centinaia di giornate sulla neve. “Io sciavo due mesi, gli altri quattro o cinque. Non potevo pretendere di essere competitivo e quando ho incontrato Franzoni nelle prime gare regionali, le ho sempre prese”. Eppure, forse proprio quell’inizio meno ossessivo gli ha permesso di conservare entusiasmo e curiosità quando altri coetanei erano già entrati nella fase di drop-out, tipica degli sportivi italiani che a 15-16 anni sono già stufi. Nello ski cross ha trovato la sua dimensione: una via di mezzo tra l’agonismo dello sci alpino e la libertà del freestyle. È l’unica disciplina dello sci in cui si corre spalla a spalla, senza cronometro come unico avversario. “Mi piace stare in aria, mi piace volare. Mi è sempre piaciuto fare i salti”. E soprattutto gli piace la velocità, in tutte le sue forme. In bici, ad esempio, dove il downhill è la specialità preferita: anche lì conta il coraggio, la capacità di leggere il terreno, l’adrenalina pura. La passione per la velocità non poteva che portarlo nel mondo dei motori. (…) trova un sacco di cose in comune tra il suo sport e la Formula 1: “Una manche è come un Gran premio condensato in un solo giro. Non c’è tempo per studiare l’avversario: o entri in quella curva o resti dietro. Anche nello ski cross la scia è decisiva. Senza motore, l’inerzia è tutto. Se quello davanti ti taglia l’aria, in un attimo ti risucchia. Per questo partire davanti è un vantaggio, ma anche una responsabilità: bisogna tenere il ritmo senza offrire opportunità a chi insegue. Secondo e terzo posto sono spesso le posizioni più rischiose, tra sorpassi forzati e contatti. In gara non ci sono amici, ma al traguardo si torna a parlarsi: l’ambiente resta sano, competitivo ma rispettoso”» (Umberto Zapelloni).
Curiosità Grande appassionato di Formula 1, gareggia con un casco dedicato ad Ayrton Senna.
Passioni «Correre in bici. Prima ho provato quella da strada ma il mio cuore è con la downhill. Mi diverte tantissimo, è l’unico sport che seguo in televisione. Amo anche i motori, le auto e i go kart. Uniti a tutto il mondo delle moto. Stare in garage e trafficare con i motori è il mio passatempo preferito. Mi libera di testa» (a Daniela Cotto).