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 2026  aprile 02 Giovedì calendario

Biografia di Tiziano Sclavi

Tiziano Sclavi, nato a Broni (Pavia) il 3 aprile 1953 (73 anni), fumettista e scrittore italiano. È il padre di Dylan Dog.
Titoli di testa «Io scrivo per gli altri. Sono balle quando qualcuno dice che lo scrittore scrive per sé stesso. Quelli che tengono le loro opere nel cassetto non vedono l’ora di essere pubblicati postumi» [a Gnoli, Rep].
Vita Tiziano Sclavi nasce a Broni, in provincia di Pavia, il 3 aprile 1953, figlio d’un segretario comunale e di un’insegnante. Trascorre l’infanzia e la prima giovinezza presso svariati comuni del pavese, principalmente Stradella, Canneto Pavese e Certosa di Pavia • «Sono cresciuto in un paesino dove quando passava una macchina tutti si fermavano a guardarla, perché non succedeva mai niente. La gente si fermava e tutti i ragazzini guardavano le macchine: le “1100”, cioè passava una 1100...! E allora mi fa paura, anche questa ripetizione, questa... non so, mio papà era impiegato, era segretario comunale... mi fa paura anche la burocrazia, mi fa paura la ripetizione delle cose, la noia, il non senso, poi in realtà ci sono tantissime altre cose! Più che l’ignoto mi fa paura l’ignoranza! Però, vabbè questo l’hanno detto altri prima di me, molto meglio!» [a Griselda on Line 06.10.16] • «Sono sempre stato una nullità. Da bambino mia madre mi scambiava per mio fratello, anche se ero figlio unico. A scuola la maestra mi segnava sempre assente, anche quando ero presente. Tutti gli altri ragazzi avevano degli hobby. Il mio hobby è sempre stato respirare» [Sclavi, Memorie dall’invisibile, dicembre 1992] ֩• Appassionato lettore già da bambino, Sclavi afferma di aver divorato l’intera produzione di Edgar Allan Poe tra i sei e i sette anni e che sin da piccolo gli piacevano le storie che facevano paura, oltre ai film: «Si può dire che io sia nato al cinema: fin dai primi mesi, mia madre, grande appassionata, mi portava sempre al cinema» • Col tempo ha sviluppato una preferenza per l’horror e la fantascienza. Incomincia a scrivere quando è ancora molto giovane: «Mi piacevano i western e in seconda media ho scritto un “romanzo” western. Poi ero fanatico di 007, avevo letto tutti i libri di Fleming e ne volevo ancora, così me ne sono scritto uno da solo» • Alle scuole medie vince un concorso di scrittura con una serie di racconti intitolata Storie Storte. Frequenta poi il liceo classico a Pavia, quando, grazie al suo professore di italiano, pubblica un racconto dal titolo Lettere bianche in una rivista scolastica • Finito il liceo classico si iscrive a Lettere e Filosofia, corso in Lettere moderne, ma dopo aver dato pochi esami si ritira: «Già lavoravo, intendo pagato, e di studiare non avevo più voglia. Ho dato tre o quattro esami, e ho smesso definitivamente quando sono stato assunto dall’Editoriale Corriere della Sera, come redattore al Corriere dei ragazzi. Con grande dolore di mia madre, non ho preso mai una laurea» • Si trasferisce poi a Milano su suggerimento di Mino Milani. Scrive anche altre serie tra cui Archivio zero disegnato da Morisi. Grazie all’interessamento di Grazia Nidasio, inizia a collaborare con il Messaggero dei Ragazzi, scrivendo articoli e racconti firmandosi a volte con lo pseudonimo di Francesco Argento, in omaggio a Guccini e al regista Dario, i quali entrambi saranno suoi colleghi al Corriere dei Piccoli dove dal ’71 pubblica racconti e fumetti • Nel 1972 conosce Raffaele Crovi, grazie a Milani, che successivamente sarà prima agente e poi editore dei romanzi e dei racconti di Sclavi • Nel 1973 pubblica una serie di racconti polizieschi su Il Corriere dei Ragazzi firmandoli con lo pseudonimo di Francesco Argento. I racconti scritti per il Corriere dei Piccoli vengono poi raccolti in volume, con il titolo I misteri di Mystère, dall’Editore Bietti, nel 1974 e poi dalla Mondadori e incentrato su un personaggio, Jacques Mystère, che pochi anni dopo ispirerà il nome di un altro, Martin Mystère, creato dal collega Alfredo Castelli nel 1982 • Nel 1974 pubblica il suo primo romanzo breve, Film, un mix di splatter e grottesco, per Il Formichiere e l’opera vince il Premio Scanno. Nello stesso anno entra nella redazione del Corriere dei Ragazzi come curatore della rubrica Sottosopra. Qui conosce Alfredo Castelli, con cui collaborerà come ghost writer per la serie a fumetti Gli Aristocratici, sceneggiandone molti episodi per poi incominciare a creare personaggi suoi come Altai & Jonson disegnati da Giorgio Cavazzano • Nello stesso periodo inizia la collaborazione con la Rai grazie alla mediazione di Crovi e, insieme a Bianca Pitzorno, scrive i testi di Gioco-città. Collabora anche con altre testate del gruppo del Corriere della sera e su una rivista femminile, Amica, tiene una rubrica umoristica e su Salve si trasforma in critico cinematografico • Collabora alla terza pagina di Stampa Sera con racconti gialli e fantascientifici, Nel 1975, pubblica ancora come Francesco Argento un romanzo giallo intitolato Un sogno di sangue. Nello stesso periodo scrive anche Tre e Mostri, che saranno pubblicati solo dieci anni più tardi, nonostante Natalia Ginzburg avesse segnalato positivamente il lavoro alla Einaudi • Dall’ottobre del 1975 all’ottobre del 1976 Sclavi inventa un personaggio simile a Groucho Marx, che sarà il futuro comprimario di Dylan Dog • Diventa giornalista professionista dal 1976. Quando nel 1977 il Corriere dei Ragazzi chiude, inizia a collaborare con Il Corriere dei Piccoli, creando serie a fumetti per ragazzi, come Allister e Miki e Fangtòm oltre a Sam Peck, Johnny Bassotto, Il Cavallino Michele, La guerra nell’aria e Le pagine della Befana. Sul Messaggero dei Ragazzi pubblica Silas Finn, serie western disegnata da Cavazzano • Nel 1978 pubblica la prima versione di Apocalisse, allora intitolata Guerre terrestri (ambientato nella cittadina di Buffalora che verrà successivamente ripresa in Dellamorte Dellamore), edita da Rusconi • Collabora in telequiz per telespettatori ragazzi a Rai Uno e scrive libretti per bambini editi da Coccinella • Quando il Corriere della Sera passò alla Rizzoli Editore, volendo cambiare ambiente anche per via dello scandalo della P2, Sclavi si propose alla Bonelli come redattore e, nel 1981, venne assunto, in qualità di correttore di bozze e di sceneggiatore di fumetti lavorando a serie di personaggi come Zagor, Mister No e Ken Parker e creandone di propri • Fra i primi lavori scrive due sceneggiature per Ken Parker (il n.35 Il sentiero dei giganti e il n.41 Alcune signore di piccola virtù, entrambe su soggetto di Giancarlo Berardi) e poi passa stabilmente su Zagor, dove prende il posto dell’ideatore del personaggio, Guido Nolitta. Il riscontro positivo delle prime prove convince l’editore ad affidargli la sceneggiatura di un albo importante, il n. 200 della serie, di cui diventerà curatore. Per essa realizzerà le storie fino al 1988 con uno straordinario successo editoriale • Ritorna a scrivere per Zagor nello speciale annuale fuori serie dedicato a Cico, spalla messicana di Zagor, intitolata Horror Cico del 1990 • In parallelo al lavoro su Zagor, scrive anche per Mister No redigendo per due stagioni la maggior parte delle sceneggiature. E viene coinvolto in una sfida del tutto nuova. Nel 1984 gli viene proposto di dirigere la Bonelli-Dargaud (una casa editrice italo-francese). Insieme a Federico Maggioni in veste di art director, dirige l’edizione italiana della rivista francese Pilot che negli intenti della casa editrice doveva affiancare la prestigiosa Orient Express, da poco passata alla Bonelli, che voleva arricchire il fumetto popolare con quello autoriale e che verrà chiusa nel 1985 dopo aver pubblicato quindici numeri • A seguito del mancato successo di questa esperienza, l’editore decise di tornare a occuparsi di fumetti tradizionali. Il primo personaggio creato per Bonelli si chiamava Kerry il trapper, del 1983, una serie di genere western con contaminazioni horror pubblicata in appendice al Comandante Mark fino al 1985 • La nuova serie, Dyan Dog, esordisce nel 1986 ed è apertamente una serie di genere horror di ambientazione contemporanea con venature ironiche grazie alla presenza di una spalla comica, Groucho, sosia di Groucho Marx • Nella prima proposta la serie avrebbe dovuto essere ambientata in America, ispirata al genere hard boiled e Dylan avrebbe dovuto essere un detective solitario, senza spalla comica. Si decise di ambientarlo a Londra discutendone con Bonelli perché in America, a New York, c’era già Martin Mystère • La gestazione del personaggio iniziò l’anno prima, quando, chiusa l’esperienza del fumetto d’autore europeo della Bonelli-Dargaud, Sergio Bonelli, proprietario della casa editrice, e Decio Canzio, direttore generale, decisero di puntare su nuovi fumetti tradizionali. Sclavi propose un fumetto horror, provvisoriamente chiamato Dylan Dog • Il personaggio protagonista fu realizzato graficamente da Claudio Villa, che lo disegnò con le sembianze di Rupert Everett. Sclavi racconta: «Quando ho inventato Dylan Dog, abbiamo chiamato Villa, e gli abbiamo detto fai delle prove. E lui ha fatto un personaggio che sembrava uno spagnolo, un ballerino spagnolo, e dico, no, non ci siamo, non ci siamo. Poi mi è venuto in mente, dico, guarda, ieri sera ho visto un film, che non c’entra assolutamente niente, Another Country - La scelta. Vai, vai al cinema, guarda il film, e tira giù quella faccia lì, che secondo me è una faccia interessante. Lui è andato al cinema, al buio ha fatto Rupert Everett. Gli ho detto non farmelo così effeminato: un po’ più macho» • In quegli anni collabora con altri editori oltre a Bonelli: tra il 1982 e il 1984 pubblica Agente Allen e Vita da cani sul Giornalino e dal 1987 al 1991 sulla rivista Comic Art vengono pubblicate tre storie della serie Roy Mann • Ma è Dylan Dog la sua creatura preferita e sta prendendo definitivamente forma. La serie esordisce a ottobre del 1986 e Decio Canzio, all’epoca direttore responsabile della testata, ricorda che: «Un paio di giorni dopo, il distributore telefonò: “L’albo è morto in edicola, un fiasco”. A Sclavi fu tenuta pietosamente nascosta l’orrenda notizia. Qualche settimana dopo, un’altra telefonata del distributore: “È un boom, praticamente esaurito, forse dovremo ristamparlo”» • Nel giro di pochi anni la serie diviene un best seller che lo porta, nel 1990, a vincere lo Yellow Kid, come miglior autore. Nel 1990 su Comic Art, Sclavi pubblica una raccolta di tre storie brevi di Dylan Dog a colori (L’inquilino del terzo piano, L’appartamento n.13 e L’incubo è finito), disegnate da Corrado Roi, raccolte poi l’anno successivo nel volume Gli Inquilini Arcani • Il 1991 è probabilmente il momento di maggior successo per la serie che, con il n.69, arriva a superare Tex per copie vendute, a cui vanno aggiunte le iniziative collaterali, come i diari scolastici e la convention Horror Fest • «Il fumetto diventava più d’autore, ma inglobando tutta la capacità artigiana della ditta. Il successo fu tale che, per qualche numero, arrivò anche l’inaudito sorpasso: la creatura di Tiziano Sclavi vendeva 500 mila copie, Tex 400 e passa mila. Quel boom convinse Bonelli a insistere» [Crippa, Foglio nel 2018] • Nel 1992 esce il primo film tratto da opere di Sclavi: Nero, per la regia di Giancarlo Soldi, del quale ha scritto la sceneggiatura • Nel 1993 viene pubblicato Nel buio, una raccolta di ballate insieme a Guccini, De André e Lolli, non poesie, come sottolineato dallo stesso Sclavi, ma componimenti in versi nati per essere musicati • Il romanzo Dellamorte Dellamore ottiene un vasto successo di pubblico e nel 1994 diventa anche un film, diretto da Michele Soavi e interpretato da Rupert Everett • Che effetto le fa vedere il suo viso su uno dei più importanti personaggi del fumetto italiano, Dylan Dog? «Lo trovo divertente, è qualcosa che mi ha sempre fatto molto piacere. Mi dispiace solo di non essere mai riuscito a incontrare il suo creatore, Tiziano Sclavi. Quel fumetto mi ha portato anche Dellamorte Dellamore, uno dei film che amo di più di tutta la mia carriera. Avrei voluto interpretare Dylan Dog o Francesco Dellamorte altre volte, purtroppo non è successo» [Everett ad Accatino, nel 2024] • Del film Dellamorte Dellamore Sclavi si è detto entusiasta: «Secondo me quel film è un piccolo gioiello di umorismo nero e grottesco. Posso dirlo tranquillamente, dato che io ho solo venduto i diritti e non ho fatto altro. La sceneggiatura era dello stesso Michele Soavi e di Giovanni Romoli. Quando l’ho letta ho telefonato a Michele con grande entusiasmo: era molto meglio del mio libro!» • Nonostante il successo Sclavi attraversa, ma questo si saprà con precisione solo in seguito, una grave crisi creativa e personale che lo allontana dal personaggio, nonostante in questo periodo escano storie poi ritenute fra le migliori della serie: Il lungo addio e Johnny Freak, entrambi su soggetto di Mauro Marcheselli, all’epoca curatore della serie • Ma il suo male oscuro è più forte: «Ho provato di tutto. Venni anche ricoverato a Pisa in una clinica e poi fui portato da un’altra parte, perché la clinica non era attrezzata. La cura, voluta da un celebre primario che aveva scritto tanti celebri libri, consisteva in una serie di elettroshock da fare sotto anestesia totale. La terza o quarta volta che andai furono così goffi, così dilettanteschi da farci involontariamente vedere un paziente che stava subendo lo stesso trattamento. Fu uno spettacolo orribile. Me ne andai di corsa. Fermai un taxi e chiesi al tassista quanto mi sarebbe costato arrivare a Milano. Mi disse: un milione. Salii in macchina e partimmo» [a Gnoli, cit. ] • La firma di Sclavi diventa sempre meno frequente fino a scomparire per i mesi precedenti e successivi il n.100, La storia di Dylan Dog • Dopo una lunga pausa torna a scrivere romanzi: Le etichette delle camicie (1996) e Non è successo niente (1998): «Un tempo quel romanzo per me è stato importante, adesso vorrei che venisse bruciato» [a Valtorta, Rep, 26.10.16] • Nel 1999 Sclavi partecipa alla realizzazione del videogioco Dylan Dog Horror Luna Park. Intervistato dal Mattino quell’anno, afferma che: «In questo periodo non scrivo neanche le parole incrociate. Ho il cosiddetto blocco dello scrittore, sia per i romanzi sia per i fumetti» • Ma evidentemente il blocco passa: nel 2006 esce un nuovo romanzo, Il tornado di valle Scuropasso • Negli anni 2000 Sclavi rimane supervisore della serie Dylan Dog abbandonandone il ruolo di sceneggiatore con l’eccezione di tre storie pubblicate una nel 2006 e altre due nel 2016 e nel 2017, la prima in occasione delle celebrazioni per il trentennale, dopo nove anni di assenza, sul n. 362 mentre la seconda sul n. 375 edito a novembre 2017 • Nel 2011, intanto, è uscito Dylan Dog - Il film, regia di Kevin Munroe, con protagonista Brandon Routh • Nella ripresa del trentennale di Dylan parla di un tema delicatissimo per lui: «Sono un alcolista e grazie agli Alcolisti Anonimi non bevo dal 1987, a parte una sciagurata ricaduta (ma gli AA usano il termine “scivolata”) nel 2000, da cui sono uscito grazie a Cristina (la moglie, ndr). Non so se ho fatto bene a parlarne: è un tema che avrebbe richiesto molte più pagine di quelle di un albo a fumetti e probabilmente un narratore migliore. Ma ci ho provato”. Come è avvenuta la scivolata? «L’alcolista non può permettersi di bere niente, mai. Io sono scivolato in un periodo in cui stavo molto bene: assaggi due dita di vino dolce, una birra analcolica – sono terribili le birre analcoliche – e senza che te ne rendi conto ci ritorni dentro. Io sono uno che diventa dipendente da tutto. Adesso sono dipendente dalla Coca-Cola, per non parlare delle sigarette...» [a Valtorta, cit.] • Tiziano Sclavi, intervistato da tutti per via dei trent’anni dalla nascita di Dylan Dog, dice di non leggere i giornali e di non guardare la televisione da 17 anni. «L’impressione comunque è di un Paese ripugnante, da cui, se avessi più soldi e più coraggio, me ne andrei per sempre» [al Giornale nel 2017] • Nel tempo Sclavi e il suo Dylan sono stati citati e presi ad esempio, talvolta vezzeggiati, dalla politica: «L’inventore di Dylan Dog, Tiziano Sclavi, non la prese bene: “Un po’ conosco Dylan Dog e so che in ogni caso non si sarebbe mai iscritto al Pd”» [Masneri, Foglio 2023].
Curiosità Sclavi è membro del Cicap (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze). In varie interviste ha sottolineato che «l’occulto, il misterioso, il demoniaco vanno benissimo per le opere di fantasia, ma che la realtà è ben altra cosa. Nella serie ho inserito un personaggio, il professor Adam, che è un po’ il simbolo del Cicap . Se devo fare un’eccezione, la faccio per gli Ufo: non ci credo, ma ci spero. Tutto il resto è accettabilissimo nelle storie di fantasia, non certo se serve per spillare soldi alla gente, come nel caso dei maghi a pagamento, dei guaritori» [al Giornale] • Nel 2005, Sclavi dona oltre 8 mila volumi alla Biblioteca comunale di Venegono Superiore, il paese nel quale vive, conservati nel Fondo Sclavi, che raccoglie volumi su cinema, musica, una vasta collezione di fumetti e libri sul fumetto, narrativa di genere (giallo, noir e fantascienza), studi sull’occultismo e i fenomeni paranormali, volumi fotografici e testi di grafica • Lo sport, per Tiziano Sclavi, è «fascismo, perché trionfa la forza, la competizione. E alla fine vanno avanti solo i primi. È una scuola di umiliazioni» • «Fosse per me fonderei un asocial network».
Amori «Mia mamma era un genio del male. Non parliamo dei miei genitori che mi hanno messo al mondo col solo scopo di rovinarmi la vita e ci sono riusciti, almeno fino a quando non ho avuto quarant’anni e ho incontrato Cristina [a Valtorta Rep cit] • È sposato con Cristina, vive con sette bassotti e da anni ha smesso di bere. Non esce mai di casa e detesta i social network • «Non vorrei mai tornare indietro nel tempo. Prima di incontrare mia moglie la mia vita personale è stata una fetenzìa tale che neanche il successo è riuscito a renderla almeno decente».
Titoli di coda «Ho l’impressione, a volte, di portare sfiga».