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 2026  aprile 04 Sabato calendario

Biografia di Gloria Campaner

Gloria Campaner, nata a Jesolo il 5 aprile 1986 (40 anni). Pianista.
Titoli di testa Il 5 aprile l’aspetta un compleanno significativo: quello dei 40. «Strana sensazione: da un lato, dedicandomi con intensità al piano da quando ne ho cinque, mi sembra di averne di più; dall’altro, con tante iniziative appena intraprese, me ne sento assai meno. Cosa mi auguro? Materialmente, un viaggio sul Nilo… Idealmente, di adattare al mio passo la frase di Anna Karenina: “Senza fretta, senza tregua”. Me la tatuerei, benché io non abbia tatuaggi» [a Maria Laura Giovagnini, 2026 iOdonna].
Vita «Mio papà, Anacleto, era attore-regista e aveva un’impresa edile, per lavorare. Mia mamma, Marina, è stata molto presente per me e mia sorella Giulia che ha fatto danza e che si è laureata in Scienze dell’Educazione; lavora in una scuola per l’infanzia». La passione per il piano come si manifesta? «Per caso. La musica, in casa, non c’era. Da piccola ho seguito una vicina di casa, Augusta, che andava a dei corsi propedeutici, dove hanno capito la mia passione. A tre anni facevo concerti per le bambole, con un pianofortino bianco e rosso ricevuto in regalo» [a Luca Pavanel, 2023 Giornale] • «A cinque ho vinto il primo concorso e ho fatto il mio primo concerto, sola davanti al pubblico – e non andavo neanche alle elementari! Non sapevo scrivere, sapevo leggere solo le note» [a Ilaria Gaspari, 2025 Cds] • «Non avevo la capacità di rendermi conto che quello sarebbe diventato il mio mestiere e che ciò che facevo avesse un’imponenza emotiva così grande. La mia famiglia si è sacrificata molto per starmi accanto. Non erano musicisti, quindi abbiamo dovuto imparare insieme a capire e gestire questa mia inclinazione. Non so quando ho compreso davvero il valore di ciò che stavo facendo, ma forse è successo la prima volta che ho suonato con un’orchestra: avevo dodici anni» [Espresso, 2025] • Musica, musica soltanto musica classica... «Ho sempre studiato anche altro. Liceo scientifico, all’università Lingue e Letteratura straniera (parla cinque lingue, ndr). Volevo essere un essere umano con un sapere che potesse farmi vedere un po’ più in là». Magari altri generi, o no? «A 13 anni facevo parte di una band composta dai miei più cari amici. Sognavo di diventare una rock-star, avevo un soprannome, Roxy; ancora oggi, quando vado a Jesolo, mi chiamano così» [a Pavanel, cit.] • A 16 anni suonava in una band ska: «Stavo alle tastiere, non avevamo strumenti a fiato e dovevo sopperire a trombe e trombette. Avevo un bel d’affare!» [a Alessandro Beltrami, 2017 Avvenire] • Si intuisce che è molto legata alla sua terra. «Sì, e a volte mi commuovo non solo per Jesolo, per tutta quella parte di entroterra veneziano che è sempre in bilico fra terra e acqua, uno spettacolo da vedere; il sole è cangiante attraverso milioni di riflessi. Appena atterro sento subito la fragranza del luogo dove sono nata» [a Pavanel, cit.]. «Apprezzo molto il dialetto. I miei amici mi prendono in giro perché ancora lo parlo» [a Barbara Codogno, 2022 Cds] • «Ho avuto molti insegnanti bravissimi, spesso per raggiungerli facevo lunghe ore di automobile, andando a Pescara, ad Imola. E anche fuori Italia. Frequentavo lezioni provate e poi facevo gli esami al Conservatorio. Al tempo era più facile. Nessuna critica al “sistema conservatorio” ma io non sono una “accademica” e studiare con maestri scelti da me, mi permetteva di approfondire la musica anche a livello personale. Avendo avuto anche dei maestri russi ho poi frequentato il corso di lingue e letteratura straniere, approfondendo il russo e il ceco. […] Ho studiato in Germania dove ho conseguito il Dottorato per Solisti all’Università di Karlsruhe, una vera eccellenza. Ho studiato anche a Parigi, negli Stati Uniti, in Inghilterra. Devo dire però che studiare musica classica in Germania è davvero un valore aggiunto» [ibid.] • «Da adolescente il pensiero del palco era diventato un incubo; ma amavo troppo la musica per rinunciare» [a Ludovica Palmieri, 2025 ArtTribune] • «Nei primi concerti, da giovanissima, le emozioni che mi arrivavano dallo stare sul palco e dalle partiture si impossessavano di me, da non riuscire a controllarle» [a Simona Antonucci, 2022 Mess] • «Avevo 17 anni, stavo partecipando a un concorso importantissimo nel teatro [La Fenice di Venezia] in cui sono cresciuta, che frequentavo con la mia famigliaed ero io in scena: ho cominciato una sonata di Beethoven e sono atterrata in un’altra, Gli addii… Addio proprio! È stato un tale shock che solo da poco riesco a parlarne. Sono scappata in lacrime, mi sono rifugiata a piangere in un sottoportico. Odiavo me stessa, le mie mani, le mie dita. Ci ho messo parecchio a ricostruire un minimo di autostima» [a Giovagnini, cit.] • «I miei maestri, per contenere l’onda emotiva che mi travolgeva, mi appoggiavano dei libri sulla testa» [a Franco Giubilei, 2023 Sta] • Nel 2013 è uscito il suo primo album, Piano Poems, per l’etichetta Emi, dedicato a Schumann e Rachmaninov • Inizia a fare concerti in tutto il mondo. Tra i luoghi dove ha suonato ci sono l’isola di Pasqua («il concerto aveva in effetti incuriosito l’intera isola: non solo i suoi abitanti, che continuavano ad avvicinarsi senza mai smettere di parlare, ma anche gli animali: cavalli, cani, tacchini» [a Pangea 2019]) e le favelas di Rio de Janeiro («quando suono per i bambini che non possiedono nulla e mi accorgo che, anche grazie a qualcosa che so fare e che posso fare per loro, non hanno perso né la capacità di gioire né di sorridere, mi sento viva e so di essere nel posto giusto» [ibid.]) • Nel 2022 «per la prima volta dopo tanti anni ho fatto un viaggio senza spartiti, i-pad e pianoforte. Sono all’interno del mio periodo sabbatico. Una vacanza così lunga, tre settimane, non l’avevo mai fatta» [a Pavanel, cit.] • Smette di suonare e si dedica al lavoro di performing coach: «Ho conosciuto ansie e vertigini prima di entrare in scena, non sapevo a chi chiedere aiuto. Dobbiamo affrontare la gestione delle emozioni anche nella musica classica» [a Elena Filini, 2023 Vanity]. Circa dieci anni fa «ho disegnato il metodo C# – See Sharp per i conservatori, tra cui quello di Modena e Carpi, dove da un anno porto avanti il progetto Palestra delle Emozioni; in cui, applicando il mio metodo, letteralmente, si allenano le emozioni, poste nella massima considerazione. […] Rientra nelle pratiche legate al mental coaching, ispirandomi a diverse discipline, come lo, yoga, le arti marziali, la psicologia, le neuroscienze, la teatroterapia» [a Palmieri, cit.]. «Mi sono formata con i mental coach sportivi perché ancora non esiste un approccio specifico per artisti come quello che faccio io. Ho seguito i corsi di Nicoletta Romanazzi (che ha assistito Fedez durante la settimana sanremese, ndr) e Stefano Massari, con realtà americane che sono già un po’ più avanti di noi in questo campo.Ho preso da tutti loro quello che “suonava” meglio per me e l’ho unito allo yoga (disciplina di cui Campaner è istruttrice da 12 anni, ndr) alle discipline olistiche. La mia figura di riferimento è il violinista Yehudi Menuhin che per primo ha riconosciuto l’importanza della connessione corpo-spirito nell’insegnamento di uno strumento. Non l’ho mai incontrato, purtroppo non c’è più, ma resta la mia massima ispirazione, il mio role-model» [a Vittoria Melchioni, 2025 Cds] • Il 22 febbraio 2026 ha suonato alla cerimonia di chiusura delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina. «E sono diventata anche conduttrice. Introdurrò su Rai 5 la trasmissione di tutti i concerti più importanti dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia e dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai. Dentro le note con Gloria Campaner è il format» [a Giovagnini, cit.].
Amore Nel 2019, al Festival della Bellezza di Verona, conosce lo scrittore torinese Alessandro Baricco, che oggi ha 68 anni. «Io facevo lo spettacolo con Philippe Daverio. Poi sono partita per l’America e tra noi c’è stata una lunga corrispondenza. Ci siamo corteggiati per lettera» [a Pavanel, cit.] • Sono andati a vivere insieme nella casa di famiglia di lui, «sulle dolci colline che abbracciano Torino, una villa della fine del ‘700 arrampicata in cima ad alte mura. […] Insieme vivono in spazi dal sapore d’altri tempi: l’abitazione – che ospita a fianco la famiglia della sorella di Baricco – è un autentico rifugio dallo stress e dalle luci della ribalta, circondata dalla natura lussureggiante di un grande giardino pensile. […] La pianista ha voluto una grande vasca da bagno in ghisa con piedini in stile inglese, dal peso di due quintali, in una delle stanze da letto al secondo piano. Farla arrivare è stata un’operazione complicatissima (e anche comica), perché avendo solo scale a chiocciola e un giardino pensile all’esterno, si è dovuto ricorrere a una piccola gru montacarichi con passaggio dalla terrazza. Un semplice traslocatore non sarebbe riuscito a risolvere il problema e quindi si è ricorsi a un team specializzato di trasportatori di pianoforti. “Ben lontano dall’essere un vezzo”, sorride dolcemente la pianista, “per me l’immersione in acqua è fondamentale, necessaria soprattutto dopo un concerto per riuscire a rilassarmi”» [a Maria Cristina Didero, 2021 Domus] • Nel 2022 lui si è ammalato di leucemia. «Ridono stretti in un abbraccio e, sotto, il tag #lovehealingpower, cioè l’amore ha un potere curativo. A pubblicarla nelle stories di Instagram è la pianista veneziana di fama internazionale Gloria Campaner. Oltre a lei nella foto c’è il suo compagno di vita: Alessandro Baricco. Solo due giorni fa lo scrittore, saggista, sceneggiatore, critico musicale e fondatore della Scuola Holden, ha reso pubblica, tramite social network, una diagnosi di cinque mesi fa: “mi hanno diagnosticato una leucemia mielomonocitica cronica. Ci sono rimasto male, ma nemmeno poi tanto, dai”. Dopo la spiegazione della cura (un trapianto di cellule staminali), lo scrittore torinese ha aggiunto: “Percepisco ogni momento la fortuna di vivere tutto questo con tanti amici veri intorno, dei figli in gamba, una compagna di vita irresistibile, e il miglior Toro dai tempi dello Scudetto. Sono cose, le prime tre, che ti cambiano la vita”» [Marianna Peluso, Cds]. «Posso dire, adesso, di averla vissuta nel modo migliore possibile, nella consapevolezza e fiducia. Ora che le cose vanno meglio per Alessandro, posso anche concedermi la possibilità di dedicarmi ai miei progetti, alla mia musica. Situazioni che avevo accantonato volutamente. È stato un capitolo difficile, non avrei potuto combinare al resto anche le emozioni forti della musica» [a Maria Francesca Troisi, 2022 MowMag]. «Quando non c’era bisogno di me in ospedale, mi sono concessa pochi giorni in montagna, nella natura, lontana. Non credo che sarei riuscita a sostenere tutto, la paura, la mancanza, l’inaspettato quotidiano, se non avessi avuto la luce, le Alpi, il respiro. Lì mi sono sentita accolta, sono riuscita a gioire di ogni piccolo miglioramento» [a Gaspari, cit.] • Sabato 16 dicembre 2023 si sono sposati in Comune a Moncalieri. Lei in completo bianco e scarpe da ginnastica, lui in cappotto grigio Armani e cappello nero a tesa larga. Gli invitati erano sette, e all’uscita degli sposi li hanno festeggiati con delle bolle di sapone, «simbolo di leggerezza e di allegria capaci di sollevarsi in volo da terra, come noi due» [a Vanity] • Lui scrittore e lei pianista: in cosa vi assomigliate e in che modo vi siete «contaminati»? «In comune abbiamo grande curiosità verso culture e persone. Il suo mondo va oltre il sapere letterario, è così vasto che ogni giorno mi sorprende. Poi c’è la scuola incredibile che lui ha creato, la Holden, dove io stessa insegno». Poi c’è la musica. «Alessandro suona il pianoforte da quando aveva cinque anni, studia tutti i giorni. È stato critico musicale per molti anni. Conosce il repertorio operistico benissimo. Mi ha confessato che da sempre desiderava vivere con una musicista, proprio perché la musica è un qualcosa che ha sempre amato profondamente». Vi divertite insieme? «Ci siamo divertiti a fare lezioni su Beethoven, sulla grande musica, proprio perché insieme abbiamo potuto toccare quell’apice bellissimo di espressività musicale, in tutti i sensi, attraverso la parola, il suono, le note» [a Pavanel, cit.] • «Ogni tanto mi fa il regalo di suonare insieme, ma alla sesta volta che sbaglio lo stesso passaggio, la sua pazienza finisce». Che suonate? «Spesso una fantasia di Schubert a quattro mani che è molto bella ed è vagamente alla mia portata» [a Raffaella De Santis, Rep 2024] • «Io e Alessandro scegliamo poche proposte da portare avanti assieme. Per il 2026 l’unico progetto è La traviata. Certo, pur non condividendo granché sul palco, ci raccontiamo ogni cosa ci passi per la testa, e questo è un valore immenso. La sua presenza mi trasmette parecchia fiducia e la fiducia rende liberi. Sono fortunata: è un grande maestro e una persona simpaticissima, dolce, scanzonata» [a Giovagnini, cit.] • «Andiamo ad abitare a Roma, dalle parti di Trastevere. Per noi che siamo del Nord è una città più calda, meravigliosa. Ci abbiamo vissuto e abbiamo diversi amici». Ha fatto altri traslochi? «Più di venti. Ho fatto una vita da nomade. Con me porto sempre la statuetta di santa Sara, protettrice di viandanti e nomadi» [a Pavanel, 2023 cit.] • I libri del marito che preferisce sono Emmaus e Tre volte all’alba • Lei chiama lui Sandro. Lui dice di lei: «È una compagna di vita irresistibile» [a Sara Strippoli, 2022 Rep].
Altro Quale musica la rappresenta di più, quale autore? «Schumann» [a Codogno, cit.] • Teme il freddo sul palco. «Ho sempre il terrore che si stacchi il riscaldamento, che non sia sufficientemente riscaldato il teatro, per questo sono sempre accompagnata da uno scaldino elettrico, per riscaldare le mani. È l’ultima cosa che lascio prima di salire sul palco!» [a Troisi, cit.] • Il suo libro preferito è La montagna incantata di Thomas Mann • «Dopo tre giorni di vacanza cerchi ovunque un pianoforte. La mia vita è sempre stata così, anche quando dieci anni fa durante un concerto ho avuto un’emorragia interna e ho dovuto stare in ospedale ho avuto una tastiera per studiare» [a Filini, cit.] • Mi sembra una persona molto aperta. Come affronta la solitudine che il suo lavoro richiede? «Ho passato un’infinità di tempo da sola, fin da bambina, eppure per carattere sono, in effetti, molto estroversa, sono un’entusiasta. Ho avuto la fortuna di suonare a volte in ensemble , di fare tournée con altri musicisti: però quando sei solista, la solitudine è già lì, nel nome. C’è scritto anche sul camerino: camerino del solista» [a Gaspari, cit.] • «Adoro vivere in albergo» [ibid.] • Dice che l’Oriente «mi ha insegnato un nuovo modo di vivere e di pensare, di credere nel karma come un sistema di azioni attive e propositive» [a Gabriella Fumarola, 2023 MusicPaper] • «Alla nascita sono stata dotata di una riserva energetica un po’ fuori dal comune; poi yoga ogni giorno, alimentazione controllata e digiuno intermittente. […] Mi piacciono Lady Gaga, Billie Eilish; per il jazz, che adoro penso al Tord Gustavsen Trio, del Nord Europa. […] Adoro lo spritz». […] La natura le ha anche regalato un aspetto che si fa notare. «Ho un fisico adatto a indossare un abito da sera». […] Lei è indicata come una delle pianiste più avvenenti in circolazione. Non ha pensato di lavorare per la moda? «Ogni tanto ho fatto delle cose, l’estate scorsa una sfilata per l’amico Antonio Grimaldi. Quando posso vesto Armani; ho fatto parte di un set in un film a Los Angeles. Però né la moda né il cinema mi interessano direttamente, non sono i miei mondi» [Pavanel, cit.] • Beatrice Venezi ha ammesso: “Essere bella è un problema”. Per lei lo è stato? «Beatrice è un’amica e musicista che stimo molto. Ebbene, resiste questo cliché un po’ banale. Una donna di bell’aspetto deve faticare maggiormente per dimostrare che è anche intelligente, talentuosa, credibile. Non dimentichiamoci che viviamo in una società che dà un valore sproporzionato all’estetica, anche stereotipando i parametri di bellezza. Spero che nei miei riguardi siano andati oltre lo specchio, ma sicuramente c’è stato un momento, nel corso della mia carriera, in cui ho avvertito il disagio di dover dimostrare che non possedevo soltanto un aspetto gradevole» C’è invidia tra donne? «[…] Nei miei confronti i sentimenti d’invidia non sono stati forti, ma è innegabile che esistano. Io sono, però, dalla parte di chi crede nella solidarietà femminile» [a Troisi, cit.].
Titoli di coda «“Santa Sara, protettrice di viandanti e di nomadi” come ti ha definito, intervistata dal Giornale, Gloria Campaner, la pianista classica che sta con Alessandro Baricco: non sapevo della tua esistenza, sapevo soltanto della Sara di Abramo, e anche adesso ho molti dubbi. A parte la Campaner, che porta sempre con sé una tua statuetta, ti sono devoti gli zingari francesi secondo i quali eri una serva delle Tre Marie ma il racconto, perdonami, puzza di apocrifo... Apocrife, inautentiche, mi sono suonate tutte le parole pronunciate dalla bella pianista, strepitosamente dozzinali: “Karma”, “periodo sabbatico”, “comfort zone”, “palestra per le emozioni”, “hub creativo”, “condivisione”, “impegno umanitario”, “bellezza interiore”... Ovviamente Baricco è il suo “compagno”. Ovviamente fa yoga. Ovviamente pratica il “digiuno intermittente”. Ha suonato Toccata e fuga in re minore di Bach ma pure Imagine, la canzone nichilista di John Lennon, e apprezza Lady Gaga. Santa Sara, ammesso tu esista, mi concederai che tutto questo sincretismo è cacofonico. Anche perché è un sincretismo di massa: nell’Italia ex cattolica, dove non credendo più in Cristo si crede a qualsiasi cosa, le Gloria Campaner sono milioni. E mi rattrista che la musica classica abbia smesso di produrre elitismo: Gloria Campaner adora lo spritz! Quanto Schumann sprecato» [Camillo Langone, 2023 Foglio].