Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  aprile 07 Martedì calendario

Biografia di Alberto Angela

Alberto Angela, nato a Parigi l’8 aprile 1962 (64 anni). Conduttore televisivo di programmi divulgativi.
Titoli di testa Se non avesse fatto il divulgatore? «Sarei da qualche parte in Africa a fare scavi sotto il sole, quella è ancora la mia passione. Mi ritengo un ricercatore prestato momentaneamente alla divulgazione» [a Renato Franco, Sette].
Vita «Ho conservato due disegni che ho fatto quando avevo otto anni: nel primo, facevo uno scavo e trovavo un dinosauro; nel secondo, disegnavo un gruppo di uomini preistorici. Fin da piccolo volevo studiare il passato lontano: l’ho fatto, e continuo a farlo» [a Cristina Lacava] • «Gli Angela sono alla terza generazione di divulgatori: Carlo Angela, mio nonno, neuropsichiatra, aveva una rubrica alla radio» [a Leandro Palestini] e fu un antifascista di Giustizia e libertà, decorato come Giusto tra le nazioni perché salvò molti ebrei • «Mio nonno, il papà di mio papà, è stato in Congo all’inizio del ’900, come medico. Ha vissuto in Africa per molti anni. È bello pensare che questa voglia di scoprire il mondo sia un po’ nel Dna della nostra famiglia» • Secondogenito di Piero Angela, giornalista e divulgatore scientifico, e Margherita Pastore, ex ballerina del Teatro alla Scala di Milano. «Potrei dire che sono molto più figlio di mamma. Piero mi ha guidato nel mondo del pensiero, lei in quello dell’arte e dell’armonia. Si sono sposati giovanissimi, si sono trovati a vivere a Parigi, anni difficili. Credo che questo li abbia uniti ancora di più» [a Silvia Fumarola] • Lei è nato a Parigi. «Mio papà era corrispondente da Parigi, prima per la radio, poi per la televisione. Dopo sono stato quattro anni in Belgio. E, infine, Roma» [a Laura Larcan] • Ha una sorella, Christine • Da piccolo guardava le trasmissioni di suo padre Piero Angela? «Lo vedevo in tv, ma ce l’avevo in casa: ancora meglio». Ha fatto molti viaggi con i suoi genitori? «Sì, anche con le tende: l’Himalaya, le isole sperdute dell’Indonesia, le Ande, il Sud America. Era l’epoca in cui potevi trovare ancora cose intatte. Allora per arrivare in India un jumbo si fermava a Teheran e dovevi trascorrere lì la notte. Era tutto più lento. Non c’era l’aria condizionata, infatti oggi non ne ho bisogno» [a Eleonora Barbieri]. «Abbiamo fatto tanti viaggi in famiglia, ma le storie più belle erano quelle di papà, le sue avventure: ascoltarlo era un po’ come leggere Salgari. Ha cominciato che non c’era la televisione ed è ancora in prima serata: è un patrimonio» • Ha vissuto i primi anni a Parigi, la chiamavano «monsieur pourquoi», mister perché. «Facevo un sacco di domande ai maestri, non mi bastava mai» [a Franco, cit.] • A Roma frequentò il liceo francese Chateaubriand. La materia preferita? «Storia». Ma dài. La più odiata? «Matematica: ho avuto insegnanti sbagliati». Il gioco preferito da bambino? «Costruivo ambienti e modelli con la plastilina. E poi disegnavo. Ero un bambino creativo». Tranquillo o vivace? «Pestifero. A 10 anni ero già finito 11 volte all’ospedale. Correvo sempre: ero il più veloce della scuola. E poi spiegavo, raccontavo quello che mi succedeva, ero un divulgatore in erba. Praticamente ero già in onda. All’asilo a fine anno assegnavano i premi per il disegno, per l’arte, per la musica. Ne inventarono uno per me: il premio per l’eloquenza» [ad Alex Adami] • È stato bocciato in quinta elementare. «Attenzione. Era una scuola molto rigida, non è che sia stato bocciato perché non studiavo. Era stato molto complicato, avevo fatto un esame e sono stato bocciato per un punto» [a Elvira Serra]. Da piccolo «sognavo di fare l’oceanografo, volevo studiare gli squali. […] Il mio mito era Jacques Cousteau: ero attratto dall’esplorazione. Poi a Napoli vedo un ricercatore giapponese chino su un microscopio ottico che guardava le alghe. Ho capito che fare l’oceanografo non voleva dire solo fare immersioni. Da ragazzino disegnavo uomini preistorici e dinosauri: mi sono laureato in Scienze naturali alla Sapienza e ho indirizzato gli studi alla paleontologia umana. Gli amici andavano a divertirsi, io partivo volontario nelle spedizioni» [a Fumarola, cit.]. «Ancora prima di laurearmi facevo parte di un’associazione che organizzava spedizioni, dappertutto. In quei viaggi mi sono formato anche come raccontatore e divulgatore» [a Francesco Merlo] • «Ho seguito corsi ad Harvard, alla Ucla e alla Columbia». […] Poi, però, ai libri ha preferito le spedizioni in giro per il mondo. «Le ricerche sul campo sono fondamentali. Sono stato in Congo, in Tanzania ero impegnato per una fondazione che collaborava con l’università di Berkeley: seguivano gli studi sull’uomo preistorico. Sono quelli che avevano scoperto Lucy. Poi ho fatto spedizioni in Oman, Etiopia, Mongolia, a cercare scheletri di dinosauri, la mia passione. Esperienze emozionanti che ti danno una formazione umana oltre che scientifica». Faceva una vita da Indiana Jones. Qualche ricordo? «La tenda assalita dalle formiche legionarie, circondata dalle iene, dagli ippopotami. Siamo stati vittime di un rapimento. Sa cosa vuol dire attraversare un fiume in zattera con un cannibale?». Veramente no. «Ho scoperto che era un cannibale dopo la traversata. Una loro caratteristica è affilarsi i denti a triangolo, tipo quelli dello squalo. Prendo lo zaino, dico una cosa stupida in francese e questo ragazzo sorride: i denti erano appuntiti. Sul momento mi sono sentito a disagio, ma era una persona dolcissima, faceva il pastore» [a Fumarola, cit.] • «In Etiopia ci è capitato di finire in una imboscata, fatta per uccidere. Una situazione di tiro incrociato, con proiettili da tutte le parti. Gli aggressori pensavano fossimo di una fazione nemica». Come è andata? «Bene, alla fine: ne siamo usciti illesi. Però quando ci hanno circondati mi sono detto: è finita, come facciamo? Quando hanno capito il malinteso, dopo qualche ora siamo usciti da quell’incubo. Eppure era una zona tranquilla, eravamo stati attenti» [a Barbieri, cit.] • La svolta? «La definirei la chiamata del destino. Facendo gli scavi trovo un osso, la tempia di un ominide: tutti a festeggiare. Mi offrono il PhD a Berkeley: come fare un gol. Di fronte a un tramonto, era il 1988, seduto su un bidone, comincio a pensare che il mio futuro non può essere lontano dall’Italia. Poi si scopre che si erano sbagliati ad analizzare il reperto: l’osso trovato non era di un ominide, apparteneva a un babbuino gigante. C’era stato il gol, ma poi il Var: anche una cosa brutta ti indica la via». Vuol dire la via per la tv? «Grazie al Centro studi Ligabue comincio a lavorare, scrivo un programma che si chiamava Albatros: roba da pionieri, prendevo le foto dalle enciclopedie. Tv del Canton Ticino, poi Andrea Melodia l’ha comprato e l’ha messo a Telemontecarlo». Ha avuto dubbi quando ha iniziato a lavorare con suo padre? «Ma certo, sai che sei visto malissimo. Anche Piero non era convinto. Al primo grande programma sul corpo umano non mi ha voluto. Poi lo convinse proprio Melodia, che era a Rai1. Devi dimostrare sul campo di essere bravo, un po’ come Maldini. Mi sono detto: “È un problema nella testa degli altri. Hai un cognome, e adesso ti fai un nome”» [a Fumarola, cit.] • «Con mio padre ci siamo guardati in faccia, abbiamo detto: la frittata è fatta, tanto vale lavorare insieme. Come in un poliziesco, lui analizza la realtà, io cerco il colpevole da inviato sul campo» [ad Annarita Briganti] • «Così abbiamo cominciato a lavorare insieme al Pianeta dei dinosauri, poi a Ulisse. Più che padre e figlio, eravamo colleghi». Lavorarono insieme su Rai1 per Il pianeta dei dinosauri, Superquark e Viaggio nel cosmo Sul lavoro chiama suo padre per nome. «Da quando abbiamo cominciato a lavorare insieme, tra noi c’è un rapporto tra colleghi: troverei fuori posto chiamarlo papà». […] All’inizio suo padre diceva che avevate spesso battibecchi perché lei era precisino. «Trent’anni fa scrivemmo insieme La straordinaria storia dell’uomo: lui descriveva l’evoluzione con approccio giornalistico, io ci arrivavo con un approccio più da ricercatore. Avevo ancora addosso la polvere dello scavo» [a Serra, cit.]. «Io ero un bambino che tornava a casa portando pezzi di roccia e serpentelli, mio padre era un ragazzino dotato di una smisurata curiosità per l’intero scibile umano. Lui è un giornalista, io un ricercatore. Lui ha il dono dell’intuito e della sintesi, io ho l’umiltà e la serietà che vengono dai miei studi. Sembriamo intercambiabili, ma non lo siamo» [a Simonetta Robiony] • Debuttò alla conduzione da solo nel 1997 con Passaggio a Nord-Ovest, cui seguirono altri programmi di approfondimento documentaristico trasmessi in prima serata (Ulisse – Il piacere della scoperta, Stanotte a… e Meraviglie – La penisola dei tesori, Noos) • Nel 2002 lei è stato sequestrato. «Esperienza tosta. Giravamo nel delta del Niger, e per oltre 15 ore abbiamo vissuto da condannati a morte: tutti percossi, minacciati e poi derubati, dalle attrezzature ai contanti, fino alle fedi nuziali e agli orologi. Sempre sul filo di una tortura psicologica. […] Eravamo nell’incertezza assoluta: in quei casi non puoi prevedere nulla, non ci sono parametri psicologici, non puoi aggrapparti alle tue certezze occidentali». E poi? «Ci hanno abbandonati nel deserto, sono andati alle nostre macchine e le hanno devastate. Il giorno dopo sono tornati e ci hanno lasciati liberi» [ad Alessandro Ferrucci]. «In una notte ho tirato il bilancio della mia esistenza, ho pensato che sarei morto in quella pietraia – sembrava di stare su Marte – e che non avrei mai visto i miei figli da adulti». Come ne è uscito? «Da una parte c’era il buio, l’idea della sofferenza di essere ucciso nel mezzo del deserto; dall’altra la luce, la lucidità di tirar fuori le migliori capacità diplomatiche. Avevamo di fronte un gruppo di uomini, in realtà tre “scorpioni bipedi”, era una partita a scacchi nella quale non puoi vincere ma non devi assolutamente perdere. La via d’uscita è stata non dare loro un appiglio perché premessero il grilletto: devi farti vedere sicuro, deciso, devi essere un antagonista valido, paradossalmente devi far emergere in loro la stima nei tuoi confronti» [a Franco, cit.] • Suo padre Piero muore il 13 agosto 2022. Durante il funerale laico in Campidoglio, a Roma, Alberto pronunciò un discorso: «Penso che le persone che amiamo non dovrebbero mai lasciarci. Però capita. […] Non è facile per me fare questo discorso, di solito vado a braccio, ma spero mi capirete. Non è facile per me fare questo discorso, di solito vado a braccio, ma spero mi capirete. […] Questi giorni per me sono stati una tempesta, ma se ne esce. […] L’ultimo insegnamento me lo ha dato non con le parole ma con l’esempio: in questi ultimi giorni mi ha insegnato a non aver paura della morte, non l’ho mai visto in mezzo allo sconforto, alla tristezza al dolore. […] Concludo come ha detto lui: "fate la vostra parte». Anche io cercherò di fare la mia. Grazie» • A luglio 2024 la Rai ha sospeso Noos per non farlo competere con gli alti ascolti di Temptation Island (Canale 5), «capace di viaggiare oltre il 30 per cento di share (stasera e domani le ultime puntate). Noos, partito il 27 giugno in sordina (13,6 per cento), è via via calato fino a toccare una settimana fa l’11,5 per cento. Numeri troppo bassi che hanno spinto la Rai a salvaguardare il prodotto, che oltre ad evitare il finale di Temptation salterà anche le due settimane di Olimpiadi e Ferragosto. Vi confermiamo che Angela riprenderà con la quinta puntata del programma giovedì 22 agosto, di fatto a ridosso della nuova stagione tv. Al posto di Noos, Rai 1 trasmetterà dei film: domani Un viaggio a quattro zampe» [Dago].
Amore Da ragazzo la corteggiavano? (ride) «Scherza? No, nessuno diceva che ero bello. Nella comunicazione vale l’insieme, l’aspetto fisico non è fondamentale. Conta la lunghezza d’onda che crei, la parola chiave è empatia» [a Fumarola, cit.] • Sposato con Monica dal 1993, tre figli: Riccardo (1998), Edoardo (1999) e Alessandro (2004) • A che età ha dato il suo primo bacio? «Avevo 12 anni. E mi ero innamorato». […] Come fa funzionare il matrimonio? «Regalo rose rosse, da sempre». Solo? «Sembra una cosa sdolcinata, ma il romanticismo è importante, anche se non facile. Portare dei fiori dicendo “buon martedì” può essere un afrodisiaco». E poi? «Con mia moglie è stato un colpo di fulmine, che ha retto bene il tempo. L’amore si trasforma in companionship: si sta tutti e due sulla barca, ci sono difficoltà, si cerca di restare a galla nel mare mosso. Quando arrivano i figli, cambia ancora tutto: non sono il frutto dell’amore, ma qualcosa che ti arriva addosso e devi gestire». […] All’inizio della carriera lei trascorreva mesi all’estero per le sue ricerche archeologiche. È stato pesante per il ménage familiare? «No: tornavo e facevo i figli. Scherzi a parte, la presenza è molto importante. Presence, not presents, dicono gli inglesi. Presenza e non regali. Io stavo in giro, ma quando c’ero c’ero» [a Fumarola, cit.] • Ha detto che suo padre è stato il suo Salgari: lei lo è per i suoi figli? «Per farli addormentare raccontavo loro le cose che avevo visto» […]. Che padre è? «Mai stato severo. Un padre non deve dire le cose, deve comportarsi bene. Fine» [a Fumarola, cit.] • «Ora che sono decollati verso la loro vita, in casa è rimasto molto silenzio. Solo quando se ne vanno ti accorgi del momento incredibile che hai vissuto eppure non sapevi di viverlo. I figli sono questo: un momento di quotidianità irripetibile, ma scopri che è irripetibile quando non ci sono più» [a Franco, cit.].
Altro Ha scritto molti libri storici, alcuni anche insieme al padre • Lei crede in Dio? «Questo, non glielo posso dire. Sono cose personali. Quello che è importante è che non abbiamo mai avuto problemi con la Chiesa mentre giravamo. Anzi, sono sempre stati estremamente collaborativi» [a Gianmaria Tammaro] • Lei in politica? «Sono distante». Ci ha mai pensato? «Ribadisco: sono distante». Qualcuno le avrà proposto una candidatura… «No, e poi mi occupo solo di politica antica» [a Ferrucci, cit.] • Dice che la sua regola è “la coerenza”. E significa: “Non mi faccio tentare”. Che vuoi dire? «Che innanzitutto ho detto no alla pubblicità». […] Come mai nelle interviste nascondi le tue opinioni? «Non le nascondo, ma le tengo separate dal lavoro, e dunque le difendo per non farmi arruolare. La mia tv è servizio pubblico» [a Merlo, cit.] • Non guarda la tv: «Ho davvero poco tempo per vederla» [al Cds] • Non è un dipendente Rai, giusto? «No, e io e mio padre non abbiamo una società di produzione: non ho mai capito perché la gente lo pensi. Abbiamo contratti a termine che vengono rinnovati a seconda dei risultati, ogni 2-3-4 anni. Per un anno e mezzo sono anche rimasto fuori» [a Serra, cit.] • «La Rai appalta sempre più all’esterno. Alberto Angela, che è l’eccellenza, di fatto ricorre unicamente a collaboratori esterni» [Carmelo Caruso, Foglio] • In tv sembra sempre tranquillo: si arrabbia mai? «Oh sì, certo. Di solito di fronte all’ottusità e alla stupidità umana». E che fa, alza la voce? «Porto avanti le mie idee con veemenza, decisione e sicurezza. Diciamo che quando sono arrabbiato si capisce». […] Ce l’avrà, un difetto. «Ne ho tanti. Il principale è che sono ritardatario. E anche poco mondano». Non è necessariamente un difetto. Un suo vezzo? «Due caffè la mattina, uno dietro l’altro. E poi non memorizzo nulla sul cellulare: i miei appunti sono solo su foglietti di carta». Capitolo manutenzione fisica. «Faccio le scale a piedi, lascio la macchina lontano e cammino. Ma il nuoto è lo sport che preferisco: mi rilassa e mi permette di pensare. Ma sono una buona forchetta e mi piace la convivialità della tavola, dove non deve mai mancare il sorriso. Adoro raccontare le barzellette». La canzone che canticchia più spesso? «I’ve Got You Under My Skin. Sono da sempre fan di Frank Sinatra. E mi piacciono il jazz, il rock di Springsteen e la musica anni ’80» [ad Adami, cit.] • «Ho una debolezza: il tiramisù. Casalingo o di pasticceria, non manca mai» […] Il libro preferito? «Amore e odio, di Irenäus Eibl-Eibesfeldt, un etologo che ha messo a confronto i comportamenti umani innati e quelli degli animali. Mi piacciono i romanzi di avventura o di fantascienza, tutto Isaac Asimov per esempio, ma anche il De bello Gallico» [a Lacava, cit.] • Qual è un film che fa parte della sua vita? «2001 Odissea nello spazio, Ben Hur, Il gladiatore, Indiana Jones. Li sento molto miei. […] Questi film mi piacciono perché c’è un’esplorazione: della dimensione personale, del pianeta, di epoche» [a Larcan, cit.] • Colleziona la sabbia presa nei vari deserti • «A lui sono stati dedicati una specie di piccolo mollusco (il Prunum albertoangelai, che vive nei mari della Colombia) e un asteroide (80652 Albertoangela)» [Sonia Montrella] • Ha girato il mondo per i suoi programmi. Il luogo più emozionante? «Le rovine Khmer nella giungla del Sud-Est asiatico, le costruzioni Inca sulle Ande, l’Isola di Pasqua, Petra, che sembra inventata da uno sceneggiatore, è meravigliosa. Ogni volta vedi la grandezza dell’uomo. E poi i deserti». Perché le piacciono i deserti? «Sono un libro di storia. Basta fermarti per scoprire qualcosa che l’uomo ha lasciato: un fortino, una città abbandonata. Rovine e silenzio. L’umanità: le date e i nomi, li leggi sui libri, quello che non trovi è la vita quotidiana. Perciò faccio divulgazione». Un posto speciale? «Eh… L’Antartide è un luogo dove vedi il futuro, le basi su altri pianeti, e insieme il passato, come l’uomo sia riuscito a viaggiare in luoghi impossibili. Poi ho visto tante cose, dalle basi segrete sotto le montagne tipo 007 alla più grande tomba egizia, nella quale sono stato il primo a filmare con la mia troupe, fino alle immersioni in un antico relitto. Difficile dire quale mi abbia impressionato di più, però c’è una cosa». Quale? «Il mondo è pieno di cose belle, ma le più belle le ho viste da noi in Italia. All’estero c’è una sola cosa, meravigliosa, in Italia c’è tutto» [a Barbieri, cit.]. Quale esperienza l’ha emozionata di più? «Tante. Il volo in assenza di gravità simulata: la bellezza vera è stata descrivere questa emozione in diretta. Peccato che alla fine, quando ho cominciato a fare piroette, l’operatore avesse finito il nastro». Un’altra emozione forte? «Il decollo dello Shuttle. Quando ci hanno assegnato il posto nell’area stampa, a cinque chilometri dal punto del lancio, non capivo perché fossimo così lontani. Poi, 3-2-1, decolla e non senti niente, vedi il fumo che si alza, lo shuttle che si inclina, la fiamma che è paragonabile a quella ossidrica, non riesci a guardarla. E il suono violento, quasi un fuoco d’artificio, e tu lo senti qua (si batte il petto, ndr). Mio padre, che aveva assistito al decollo del Saturno 5, lo aveva descritto come un lenzuolo che si strappa. Poi ti accorgi che sono partiti gli allarmi delle auto, e quando vai al press office vedi i quadri storti: l’edificio è stato scosso». Cosa le insegnano questi momenti? «Penso all’esperienza dell’aurora boreale alle isole Lofoten, una bandiera gigantesca che si muove sulla tua testa e non capisci a quale velocità. Lì ho avuto precisa la percezione della potenza dell’universo: ti ridimensiona molto» [a Serra, cit.] • Si annoia mai? «Mai. Non ne ho il tempo» [a Barbieri, cit.] • Illuminista e positivista, come si immagina l’aldilà? Ride. «Che ne so? Io non ci sono mai stato e poi come diceva qualcuno se nessuno è mai tornato indietro vuol dire che non si sta troppo male» [a Franco, cit.].
Critica Aldo Grasso su Stanotte a Roma: «Niente traffico, niente spazzatura, niente cantieri: una cartolina. Con i suoi viaggi nelle città italiane, Alberto Angela assomiglia molto a Baglioni: cerca di rendere poetico il luogo comune. In una recente intervista al Corriere Alberto Angela ha dichiarato che non guarda la tv: “Chi fa tv non guarda la tv, non faccio lo snob, ma ho davvero poco tempo per vederla”. È un vero peccato che non la guardi, si accorgerebbe che ci sono forme di racconto più moderne» [Cds], e anche: «Il “povero” Alberto Angela va protetto come un fragile fiore di serra? La misura di un servizio pubblico non dev’essere comparabile con gli ascolti della concorrenza ma con la bontà del proprio prodotto. Oppure c’è un interdetto, una verità che la Rai non avrà mai il coraggio di dire pur pensandolo: Noos non “rappresenta un unicum nel panorama televisivo italiano ed è un fiore all’occhiello del servizio pubblico”. È un normale programma di divulgazione, fatto per l’estate, senza troppi impegni produttivi e forse anche culturali. Per questo fa pochi ascolti”» • Il rapporto con Alberto Angela? «Intanto sono dell’avviso che i divulgatori dovrebbero essere tutelati come i panda. Io per attirare il pubblico ho fatto qualsiasi cosa, tanti anni fa decisi di mettere il titolo fisso del programma sullo schermo per intercettare le persone. Con Alberto ci siamo incontrati anche col papà, Persone cordialissime, la rivalità è una creazione dei giornali» [Roberto Giacobbo a Silvia Fumarola, Rep] • «Uno dei pochi volti televisivi in grado di fare divulgazione senza sbracare né dire stupidaggini» [Alberto Mattioli, Sta] • Le sue «passeggiate piacione» [Nanni Delbecchi, Fatto] • «In visita a Pompei una bambina ha chiesto ai suoi genitori: ma dov’è Alberto Angela?» [Franco, cit.].
Titoli di coda «Vorrei andare nello spazio, ma non credo riuscirò. Ho mille sogni, vorrei andare dappertutto» [a Barbieri, cit.].