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 2026  aprile 14 Martedì calendario

Biografia di Seth Aaron Rogen

Seth Aaron Rogen, nato a Vancouver (Canada) il 15 aprile 1982 (44 anni). Attore comico. Anche sceneggiatore, regista, produttore.
Titoli di testa «Rogen è vestito con la sua tipica divisa da lavoro: maglietta, ciabatte e barba lunga di parecchi giorni. Ha la stessa faccia da tonto e lo stesso fisico da giocatore di bowling dei personaggi che interpreta al cinema. Il suo amico e mentore Judd Apatow dice che è nato per far ridere come LeBron James è nato per giocare a basket. Rogen ride in continuazione, anche perché sulla sua scrivania tiene a portata di mano un vaso pieno della migliore erba per uso medicinale della California del Sud, dal quale pesca per rollare uno spinello dietro l’altro» [Josh Eels, Rolling Stone 2015].
Vita Nato a Vancouver, nella regione canadese della Columbia britannica, in una famiglia ebraica • «Non direi che mio nonno mi odiasse, ma il divario generazionale era evidente. Si capiva che mi considerava un ragazzino debole. Era stato un marine. Ho una sua foto risalente a quando aveva vent’anni. Se mi avesse incontrato a vent’anni, avrebbe detto: “Ah ah, che tipo divertente” e poi mi avrebbe dato un pugno in faccia» [a Alan Siegel, The Ringer] • Sua madre Sandy Belogus faceva l’assistente sociale, suo padre Mark lavorava per un’associazione benefica • Ha una sorella, Danya • Frequentò una scuola elementare ebraica e poi l’equivalente delle scuole medie italiane alla Point Grey High School • «Non era certo il tipo più figo della scuola, ma non era nemmeno un emarginato. Ascoltava musica hip hop (Wu Tang Clan e Beastie Boys, soprattutto) e Nu Metal (Korn, White Zombie e Marilyn Manson), portava i dreadlock colorati di verde ed era anche uno sportivo. Giocava a rugby ed è diventato cintura marrone di karate, poi un infortunio al piede lo ha spinto definitivamente verso la carriera di attore comico» [Eels, cit.] • «Dai 13 ai 18 anni ho fatto stand up comedy, e facevo battute surreali alla Steven Wright. Un altro comico di nome Darryl Lenox mi ha detto che stavo scrivendo il genere di battute sbagliato. “Hai quattordici anni. Stai cercando di rimorchiare le ragazze per la prima volta. Stai prendendo la patente. Ti stai drogando per la prima volta. Parla di queste cose”. È stato un ottimo consiglio e continuo a usarlo, scrivendo solo di quello che so di conoscere, nel bene e nel male» [a Andy Green, Rolling Stone] • «Le sue battute sulle palestre, sui suoi nonni e sui vani tentativi di toccare le tette delle ragazze attirano l’attenzione di un direttore di casting, che lo segnala a Judd Apatow per la serie Freaks and Geeks. Il progetto di Rogen è approdare a Hollywood, mettere un piede dentro, far arrivare Goldberg dopo il college e finalmente mettersi a scrivere e dirigere i loro film. Più o meno è andata proprio così. Rogen arriva a Los Angeles nel 1999, a 17 anni: “Era un po’ più riservato di adesso”, ricorda James Franco, che lo ha conosciuto sul set di Freaks and Geeks, “non rideva così spesso”. Lui e Franco si trovano sempre a casa di […] Jason Segel, e passano il tempo a guardare film di Kubrick e a improvvisare sketch comici: “È stato lì che Seth ha cominciato a buttare giù delle brevi sceneggiature”» [Eels, cit.] • «A 18 anni vivevo con un altro attore e il nostro vicino ci detestava, e aveva ragione. Feste, musica a tutto volume... non avevamo alcun rispetto per chi andava a dormire a un orario normale e doveva alzarsi per andare a lavorare. Gli infilavamo persino degli hamburger nella cassetta della posta!» [a Lori Berger, Redbook] • «Dopo Freaks and Geeks e un’altra serie di Apatow, Undeclared, Rogen passa qualche anno “senza fare niente”. Scrive un pilot con Segel, che viene scartato dalla Hbo, e tira su qualche dollaro scrivendo battute per film come Shaggy Dog - Papà che abbaia... non morde e Fbi: Operazione tata: “L’America aveva appena invaso l’Iraq, io sono rimasto chiuso in casa un mese intero a fumare canne e guardare il telegiornale”. Una cosa a cui non è preparato sono le leggi della California sulla marijuana: “Un giorno stavo fumando uno spinello in spiaggia, come avevo fatto per tutta la mia vita e un attimo dopo mi sono ritrovato in manette dentro una macchina della polizia”. Finisce davanti a un giudice (“Insieme a gente accusata di pescare senza licenza, in aula ceravamo io e un centinaio di messicani”) e se la cava con una multa. “Non credo sia rimasta traccia sulla mia fedina penale”, dice, “o almeno non è mai venuto fuori”. I suoi primi ruoli al cinema sono sempre tipi burberi di nome Ron, Bob o Ken. Tutti i suoi sforzi sono però concentrati sulle sue prime sceneggiature, Superbad e Strafumati. Ma nessuno glieli vuole produrre: “Sapevamo di aver scritto due cose molto buone, ci sentivamo molto frustrati. E probabilmente ci comportavamo anche da stronzi”» [Eels, cit.] • Nel 2005 recita in 40 anni vergine e diventa famoso. «Sapevo che non c’erano molti ragazzi come me nei film. E l’avevo accettato. Poi, quando abbiamo girato 40 anni vergine, ho pensato che nella migliore delle ipotesi sarei essere quello che entra in scena ogni sette scene e fa qualche battuta» [a Joel Stein, Time] • Altri film nei quali recita e che hanno un certo successo: Suxbad (2007), Molto incinta (2007), Strafumati (2008), Funny people (2009), The Green Hornet (2011) • Nel 2015 «apro la porta del suo ufficio di Los Angeles e lo trovo impegnato a fare un gran tiro da un bong carico di marijuana insieme al suo amico e collega Evan Goldberg. I due hanno scritto e diretto insieme The Interview, storia di due imbranati giornalisti di spettacolo, ovvero lo stesso Seth Rogen e James Franco, che riescono a ottenere un’intervista con il leader della Corea del Nord Kim Jong-un e vengono incaricati dalla Cia di farlo fuori. Un film che ha scatenato una crisi internazionale. Il problema è che, quando è uscito il trailer, la Corea del Nord si è incazzata molto di più di quello che ci si aspettava. Un portavoce del Ministero degli Esteri lo ha definito “un ingiustificato atto di terrorismo e una dichiarazione di guerra”, il regista è “un criminale”, il film ha provocato “una fiammata di odio e rabbia” nel popolo nord-coreano. Immediatamente dopo, la Sony è stata oggetto di pesanti attacchi hacker, che secondo l’Fbi sarebbero partiti proprio dalla Corea del Nord, e ha deciso di non distribuire il film. Attirandosi però una marea di critiche, tra cui quella piuttosto autorevole di Obama: non si può cedere al ricatto, ha detto il presidente Usa. Così per Natale il film è uscito online e in 300 sale indipendenti: tutto esaurito, nuovi attacchi informatici alla Sony, che ha visto andare in tilt i servizi online di Playstation, e nuova reazione di Pyongyang . Che in una nota ufficiale del governo ha accusato Obama di essersi comportato sconsideratamente, come “una scimmia nella foresta tropicale” (recidivi i coreani, che già in precedenza avevano chiamato il presidente: “Una scimmia nera malvagia”). “Per una madre ebrea avere un figlio minacciato di morte da un’altra nazione è la cosa peggiore che possa succedere”, dice Rogen» [Eels, cit.] • Nel 2015, prima dello scandalo del MeToo, un giornalista scriveva: «Non sono in molti a Hollywood quelli che possono permettersi di chiamare il potente produttore Harvey Weinstein “un emerito psicopatico” e “un vero figlio di puttana” e continuare a lavorare. Lui è uno di questi» [Eels, cit.] • Nel 2016 esce il bizzarro cartone animato Sausage Party: «Omicidi, torture e cartoni animati che dicono parolacce – sono solo alcune delle cose che troverete nel trailer vietato ai minori di Sausage Party, il film di Seth Rogen e Evan Goldberg, un film altrettanto (estremamente) vietato ai minori, una commedia che parla di alcuni cibi che scoprono il terribile destino a cui vanno incontro, una volta che vengono acquistati e portati nella case. Il trailer inizia in maniera felice, con un hotdog di nome Frank (doppiato da Rogen) e un panino dalla forma chiaramente vaginale chiamato Brenda (Kristin Wiig) che vengono acquistati dalla stessa signora. Ma quando i nostri eroi vedono la loro “padrona” pelare una patata (“Mi sta togliendo la pelle!”, urla), capiscono che devono scappare e raccontare il destino a tutti i loro amici cibi» [Rolling Stone] • Nel 2017 recita in The Disaster Artist e nel 2019 nella commedia romantica con Charlize Theron Non succede, ma se succede…. Nel 2022 ha avuto un ruolo in The Fabelmans di Steven Spielberg • Nel 2025 ha co-creato The Studio, serie comica prodotta da AppleTv+, dove interpreta Matt Remick, il capo dei uno studio cinematografico hollywoodiano. «Perla che racconta il dietro le quinte di Hollywood (un po’ come la nostra Boris) e che si è appena guadagnata la cifra record di 23 nomination agli Emmy, compresa quella a Martin Scorsese come guest star. […] “Per me era molto importante far piangere Scorsese. L’ho preteso! È una cosa che ho sempre voluto vedere. Poterla finalmente mettere in atto è stato bellissimo”» [Valentina Ariete, Sta]. La serie ha vinto 13 Emmy (un record) e due Golden Globe.
Amore Nel 2005 conosce Lauren Miller, sua coetanea, che come lui lavora nel cinema. «Lauren ha detto che all’epoca non sapeva chi fosse Seth, ma le loro personalità simili la misero a suo agio. “Ero molto timida con i ragazzi, ma anche lui era impacciato e strano con le ragazze”» [People] • Nel 2011 si sposano in un vigneto a Sonoma, in California. «Il matrimonio era una di quelle cose che continuavo a rimandare senza una buona ragione. Almeno so che non mi ha sposato per soldi, perché ai tempi non ne avevo nemmeno uno! […] Credo che andare a convivere sia stato un cambiamento molto più grande che sposarsi. La vita da sposati è esattamente come è la vita da non sposati, tranne per il fatto che non hai la costante sensazione che l’altra persona sia infastidita perché non l’hai ancora sposata» [a Berger, cit.] • «Io e mia moglie siamo sempre indecisi se uscire con gli amici o restare a casa con il cane a guardare Game of Thrones» [2014, ibid.] • Hanno deciso di non avere figli • «Stavamo insieme da pochi mesi quando ho conosciuto la mamma di Lauren, Adele, e il papà, Scott. Erano venuti a Los Angeles per la prima di 40 anni vergine. Fu durante quel viaggio che Lauren iniziò a rendersi conto che qualcosa non andava in sua madre. […] Aveva vissuto l’esperienza dell’Alzheimer con i suoi nonni; riusciva a riconoscere i segnali. Piangeva molto perché lo sapeva. Ho cercato di essere di supporto, ma in quel momento non avevo ben compreso la lunghezza e la durezza del percorso che ci aspettava. Quando una coppia si trova ad affrontare qualcosa del genere, o ci si avvicina o ci si allontana. Noi ci siamo avvicinati. Affrontare una situazione così intensa, a pochi mesi dall’inizio della nostra relazione, ci ha costretti a comunicare di più di quanto avremmo fatto altrimenti. Siamo andati a convivere dopo circa un anno e nel 2010 ho chiesto a Lauren di sposarmi mentre si cambiava nel nostro armadio. Avevo in mente qualcosa di più elaborato, ma una volta comprato l’anello, mi sentivo come se avessi una bomba atomica nascosta in garage e dovevo assolutamente usarla. Quando le feci la proposta, non era nemmeno del tutto vestita. Mi sono inginocchiato, lei ha detto di sì e poi abbiamo mangiato alette di pollo piccanti e guardato Top Chef. È stata una serata fantastica. […] L’idea di impegnarmi in un’organizzazione benefica mi è sempre sembrata estranea alla mia personalità: in passato non c’era nulla che mi stesse particolarmente a cuore, ed ero ben consapevole che sarebbe sembrato strano se all’improvviso mi fossi ritrovato a fare da portavoce per qualcosa con cui non avevo alcun legame personale. Poi è iniziata questa storia con la madre di Lauren, ed è stato naturale per me parlare di Alzheimer. Non ho avuto la sensazione di fare beneficenza solo per il gusto di farlo. Una delle cose che stiamo facendo con i fondi raccolti è... beh, ci siamo chiesti: non sarebbe bello se tutti potessero permettersi il tipo di assistenza che io, fortunatamente, sono in grado di offrire? Così abbiamo stretto una collaborazione con l’organizzazione per l’assistenza agli anziani Home Instead per offrire sovvenzioni a chi non può permettersela a domicilio. […] Poi sono stato invitato a parlare davanti ad alcuni membri del Senato. Lauren era orgogliosa di me, ma non quasi nessuno ha partecipato alla riunione della sottocommissione – solo due senatori. E io sono una persona famosa, quindi non riesco a immaginare quante poche persone si sarebbero presentate se non ci fossi stato io!» [Glamour Usa, 2014].
Altro Il suo primo ruolo accreditato al cinema è una parte drammatica di pochi minuti in Donnie Darko, film del 2001 • All’inizio della sua carriera ha avuto un piccolo ruolo anche nella serie Dawson’s Creek • Ha doppiato il cinghiale Pumba nel remake de Il re leone • Con l’amico e collega Evan Goldberg ha fondato una casa di produzione di film – che hanno chiamato la società Point Grey, cioè come la scuola che hanno frequentato insieme – e un’azienda che vende cannabis in Canada –Houseplant, nel 2019 • «Conosco persone che sono riuscite a diventare amiche grazie ai social. Ma secondo me sono principalmente uno strumento per spargere odio» [a Ariete, cit.] • Ha oltre 10 milioni di follower su Instagram • Sei di Vancouver. Che cos’hai preso da quella città? «Molte cose. Fumo erba. Uso felpe col colletto. Mangio un sacco di cibo asiatico. Tutti aspetti predominanti della mia personalità». Quale film non ti stanchi di rivedere? «Direi Ghostbusters. L’ho guardato così tante volte che ormai mi concentro solo su alcuni aspetti: una volta guardo solo Harold Ramis, un’altra volta guardo solo Dan Ayckroyd. Tutti comunque mi fanno impazzire». […] Quale musica ti emoziona di più? «Mia madre aveva una collezione di dischi, e quella musica mi è rimasta cicatrizzata nel cervello. Era vecchia roba folk, Holly Near, gli Stylistics e i Dramatics… tutti gli “ics”». Fai sport? «Un anno e mezzo fa ho iniziato a provare dolore, e l’osteopata mi ha detto: “Il problema è che il tuo collo è troppo debole per sorreggere la tua testa”. Ho pensato: “Oh-oh, non va mica bene”. E lui: “Devi iniziare a fare esercizio, o il dolore diventerà cronico”. Così adesso ho un’ellittica, sollevo pesi e ho un palla Bosu. Ogni tanto cerco di ricordarmi cosa diceva il personal trainer e lo faccio». […] Il migliore aspetto del successo? E il peggiore? «La parte migliore è che faccio un lavoro che mi piace. E questo mi permette di esprimermi e di circondarmi di persone che mi piacciono. Più divento vecchio, più mi rendo conto che la gente odia il suo lavoro del cazzo. La parte peggiore… continuo a leggere che lo stress uccide, quindi probabilmente morirò giovane (ride)» [a Greene, cit.] • Essere canadese in America fa la differenza? «Credo di sì. Hai tutta la cultura americana in testa, ma non ci sei attaccato davvero, quindi puoi prenderla in giro. E quando guardi il telegiornale non pensi “Cavolo, siamo fottuti!”, ma “Cavolo, sono fottuti!”» [a John Patterson, Guardian] • «Si è allontanato dalla religione organizzata prima di essere apprezzato come comico di estrazione ebraica. “Come per qualsiasi cosa a cui si è esposti da bambini, da adulti ci si ribella”, afferma. “E io l’ho fatto senza dubbio” […ma] “Non è necessario credere nell’ebraismo per essere ebrei”, afferma Rogen. “Non è un’identità che si può abbandonare. Il nostro test del dna conferma che siamo ebrei. Potremmo trovare un dito mozzato e capire che apparteneva a un ebreo, cosa che non si applica ai battisti. […] Fin dalla nascita ho avuto una vita estremamente agiata e privilegiata. I miei bisnonni hanno sacrificato molto perché io potessi avere una vita migliore della loro, eppure, nonostante tutto ciò che hanno sopportato, ho perso consapevolezza di molti aspetti della mia ascendenza. Non sono particolarmente osservante come ebreo. Conosco solo poche parole in yiddish, e significano tutte pene”» [a Siegel, cit.]
Titoli di coda «Sono orgoglioso di poter dire di non aver mai avuto un lavoro normale» [The Independent, 2005].