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 2026  aprile 23 Giovedì calendario

Biografia di Tiziana Panella (Emerenziana P.)

Tiziana Panella (Emerenziana P.), nata a San Paolo Bel Sito (Napoli) il 24 aprile 1968 (58 anni). Giornalista. Conduttrice di Tagadà (La7, dal 2015) • Indecisa se fare la scrittrice o la ballerina, a 18 anni fu selezionata dal premio letterario L’Espresso e optò per il giornalismo. Debuttò giovanissima sul Mattino e Il Giornale di Napoli, poi nelle sedi Rai di Napoli e Roma. Già corrispondente, durante gli anni Novanta, sui fronti di guerra in Mozambico, Kosovo, Macedonia e Albania. Già inviata e conduttrice di Chi l’ha visto? (Rai 3, 1994-2000), e con Michele Santoro a Il raggio verde (Rai 2, 2000-1) e Sciuscià (Rai2, 2000-01) • È al terzo matrimonio, su Instagram si definisce «fiera mamma di Lucia». «Una donna del Sud: solare, generosa, affettuosa» [Maria Volpe, Cds 17/3/2024] • Dal 2001 al 2004 fu «il volto del Tg7 delle 20, l’astro nascente della rete di Marco Tronchetti Provera, nominata in Internet la migliore telegiornalista italiana, davanti a Lilli Gruber, Maria Luisa Busi, Annalisa Spiezie e Cesara Buonamici» [Claudio Sabelli Fioretti, Magazine 2/2/2006] • Roberto D’Agostino l’aveva soprannominata «la Ferillona del telegiornale» • Enrico Vaime, con lei a Omnibus Life (La7, 2008-09), ha detto: «È bella, leggera e intelligente. E ride. Cosa volere di più da una donna?».
Titoli di testa «Il suo segreto? Non prendersi mai troppo sul serio» [Donatella Aragozzini, Libero 29/4/2019].
Vita Tiziana, ma è vero che ti chiami Emerenziana? «È vero, maledizione. Emerenziana è una cattiveria che mi hanno fatto mamma e papà. Ma la cattiveria vera non è stata chiamarmi Emerenziana. È stata non avere quel minimo di coerenza di chiamarmi veramente Emerenziana. Invece mi hanno battezzata Emerenziana e mi hanno sempre chiamato Tiziana». La mamma diceva che tuo fratello era bello e tu intelligente… «Poi è nata mia sorella e anche lei era bella e io intelligente. Mia mamma guardava mia sorella e mi diceva: “Madonna, quanto è bella tua sorella”. Allora io le facevo vedere le mie foto da piccola e lei diceva: “Tu eri simpatica, eri furbetta!”. Non c’era verso. Ancora oggi: arriva mio fratello e lo sguardo di mia madre si accende. Poi arriva mia sorella e mia madre dice: “Tiziana, ma vedi quanto è bella tua sorella? Sembra una bambola”». Vedo che hai un buon rapporto con i tuoi. «La mia era una famiglia assolutamente patriarcale. Mio padre mi spiegava la differenza tra i maschi e le femmine». Sarebbe? «Lui è maschio e può fare quello che vuole. Tu sei femmina e non puoi. È un problema tuo, potevi nascere maschio…». Logica stringente. «Il problema era naturalmente quello sessuale. La femmina deve arrivare vergine al matrimonio. Il maschio non deve arrivarci assolutamente» [Sabelli Fioretti, cit.] • Sua prima grande passione: la danza. «Sono troppo alta. Ho una struttura fisica mediterranea che non ha mai aiutato. Ma essendo testarda, amavo a tal punto la danza classica che ho lavorato sul mio corpo per costringerlo ad essere compatibile. La danza è rigore in tutto: orari, abbigliamento, capelli. Se non eri perfetta ti sbattevano fuori». Un’autodisciplina forzata. Perché? «Era il posto dove stavo meglio e mi piaceva chiedere al mio corpo un sacrificio. Un obiettivo verso la perfezione. Un’autodisciplina che ho dovuto interrompere a 21 anni perché avevo sottoposto il mio corpo a uno stress incredibile. Ho dovuto scegliere e fermarmi». Quando è nato il sacro fuoco del giornalismo? «È cominciato in seconda media. Ho avuto una prof di italiano fuori dal comune. A 12 anni mi ha portato a visitare il carcere di Caserta e questo mi ha consentito di aprire il cuore e lo sguardo sul mondo. Mi disse: “Andiamo a vedere cos’è la libertà”. E da allora ho capito che è sano non dare le cose per scontate» [Volpe, cit.] • «Concentravo tutte le mie energie nelle cose da fare. Insegnavo in due scuole di danza, studiavo, lavoravo per la televisione, frequentavo le femministe, le più incazzate. Facevo i turni anche a una specie di telefono rosa. Mi chiedevano soprattutto di problemi sessuali. Ma io non ne sapevo niente ed andavo a braccio. Un giorno arriva una psicologa che ci dice: “Facciamo il cerchio”. Ci fa sedere tutte in cerchio e via i pantaloni, via le gonne, via le mutande, facciamo conoscenza con noi stesse, autopalpazione. Mi ricordo che tornai a casa e non ebbi il coraggio di guardare negli occhi mio padre. Oddio questo se ne accorge… la cosa che ho fatto è terribile… se solo lui sapesse chi frequento! Ecco: questa è stata la mia giovinezza». E fidanzati? «Ne avevo. Prima un veneziano bello come il sole. Veniva a trovarmi da Venezia e mi diceva: “Sei come una Madonna, ho troppo rispetto di te”. E non mi toccava nemmeno». Niente niente? «Qualche bacetto, castissimo, da film». Il fidanzato successivo? «Ci provava in tutti modi… Io ero condizionata: “Non è il momento”. Alla fine poveraccio ha cominciato ad odiarmi. L’ha presa male». Il terzo fidanzato? «Corrisponde al primo marito. Danzavo e mi sono rotta un disco. Mi sono innamorata del neurochirurgo che mi ha operata. L’ho sposato mollando lavoro e tutto. Mio padre lo odiava a morte perché aveva 15 anni più di me. Lo vedeva come un concorrente nel ruolo di padre. Mi diceva: “Smetti di lavorare? Vuoi fare la moglie del dottore?”». E tu? «Ho fatto la moglie del dottore. Aveva ragione mio padre. Dopo un po’ questa cosa si è consumata…». E quando vi siete separati che cosa ha detto tuo padre? «Mi ha ritolto il saluto. Oddio! La vergogna in casa mia! La separazione… adesso chi se la piglia più? Torna a casa che ti teniamo noi». Invece? «Andai a Roma da una mia amica povera in canna. Me la cavavo lavorando per una agenzia immobiliare. La sera passavo davanti alla Rai e mi dicevo: tempo un anno… Invece in pochi mesi ottenni il mio primo contrattino, per I fatti vostri e poi per Chi l’ha visto? Mi sembrava di aver fatto abbastanza esperienza per poter migliorare e andai con Michele Santoro al Raggio verde e a Sciuscià» [Sabelli Fioretti, cit.] • Ancora oggi Tiziana definisce Santoro «il Maestro». «Con lui ho sperimentato una grande libertà. Ricordo quando mi ha assegnato un servizio sull’emergenza rifiuti in Campania: “Parti domani, e fai tu”. Io vado, giro, torno, monto il servizio. Poi in sala montaggio, lui guarda l’intero filmato e fa solo minuscoli spostamenti o tagli che sono dei veri tocchi da Maestro. Un senso televisivo e giornalistico incredibili. Con lui sperimentavi la fiducia. Il messaggio era: “Non ti do indicazioni, mi fido”». Neppure una sgridata, una sfuriata? «Be’, il giorno dopo il programma si analizzava la curva degli ascolti tutti insieme e lì non c’erano sconti per nessuno. Ti diceva in modo diretto quello che non andava, e lo diceva anche a sé stesso» [Volpe, cit.] • Santoro non le perdona il passaggio a La7, dove Tiziana arriva chiamata da Gad Lerner. «Michele è un capo-clan. Per lui è inaccettabile essere abbandonato. Si incazzò come un fidanzato tradito. Ma io vissi la sua arrabbiatura come un atto di affetto». E sei andata con Lerner. «Due giorni dopo Lerner ha lasciato la direzione. Rimase Rizzo Nervo e poi se ne andò anche lui. E arrivò Giulio Giustiniani» [Sabelli Fioretti, cit.] • Come conduttrice del Tg La7, la Panella vince il sondaggio su internet di miglior telegiornalista italiana. Arriva davanti alla Busi, alla Gruber, alla Parodi. Truppe cammellate hanno votato per te? […] «Dubito…». E perché hai vinto? La7 la vede il due per cento degli italiani… «C’è un motivo: il Tg7 aveva un dettaglio non trascurabile, il tavolo trasparente. Se tu entri nel forum del campionato delle telegiornaliste capisci. Il tavolo trasparente consentiva di vedere…». Credo di poter capire… «Quando noi abbiamo cambiato tavolo abbiamo perso molto pubblico…». Grandi minigonne… «Io non uso gonne, però il tavolo trasparente dava la sensazione della figura intera, qualcosa che accende le fantasie» [Sabelli Fioretti, cit.] • E nella sua vita è entrato un collega. «Sì ci siamo conosciuti nel 2001 a La7, entrambi arrivavamo dalla Rai». Come vi siete innamorati? «Mi ha invitato fuori con la moto, salgo e andiamo al mare a mangiare. Nel tragitto lui si mette a cantare “Jeeg Robot d’acciaio” e io penso che voglio fare un figlio con lui». Ed effettivamente è nata Lucia. «Sì. Prima ero molto impegnata con il lavoro, poi ho cominciato a pensare alla maternità e quando è nata Lucia ho scoperto una vocazione. Avevo già 35 anni: se ne avessi avuti 20 avrei fatto una squadra di calcio. È certamente il viaggio più bello della vita. Con Lucia mi si è accesa la vita. Ma sul serio». In che senso? «Quando è nata mia figlia ho scoperto una malattia degenerativa. Mi hanno detto: “Salutala”. L’ho tenuta stretta per mano, per tre mesi, in ospedale. Devastata. Nel frattempo la mia salute migliorava. A tutt’oggi l’evoluzione della mia malattia è considerata un miracolo. Il mio rapporto con Lucia è particolarmente speciale». Ne parla con molto pudore e non ne aveva mai parlato. «È così. Mia figlia ha scelto di fare Medicina. Vuole salvare vite, specializzarsi in chirurgia d’urgenza. Del resto cos’altro poteva fare? Penso che davvero sia il suo mestiere. Salva le vite da quando è nata...» [Volpe, cit.] • È grazie alla televisione che Tiziana incontra il suo terzo e attuale marito: Vittorio Emanuele Parsi, classe 1961, politologo e opinionista televisivo, professore di Relazioni internazionali alla Cattolica di Milano. «Galeotta è stata la guerra in Ucraina, due anni fa. Lui è stato molto spesso mio ospite e abbiamo cominciato a sentirci...» [Volpe, cit.]. «Lo avevo invitato diverse di volte a Tagadà. Devo dire che i miei collaboratori si erano accorti prima di me che tra di noi c’era qualcosa. Poi un giorno non sono andata in onda e lui mi ha mandato un messaggio per chiedermi se fosse tutto a posto. Era marzo-aprile del 2022» [ad Aldo Cazzullo e Elvira Serra, Cds] • Non è facile un primo appuntamento in età matura. È vero che continuava a ripetere al suo entourage «Se mi parla di Putin mi alzo e me ne vado»? «È proprio così! Avevo il terrore che magari si rivelasse una persona diversa, non so… troppo professorale. Non sono più una ragazzina e non sono più capace di mediare. Ma, col senno di poi, quella preoccupazione anche eccessiva nasceva dal fatto che davvero desideravo che le cose andassero bene, forse già tenevo a lui più di quanto fossi disposta ad ammettere» [Elena Filini, Vanity 16/3/2025] • Racconta lei: «Prima non mi piaceva baciare. Adesso mi piace moltissimo, me lo ha insegnato lui». Racconta lui: «Passiamo molto tempo a baciarci. Ogni mattina a letto ci baciamo per almeno mezz’ora» [Serra, Cazzullo, Cds] • Il 27 dicembre 2023 Parsi è a un passo dalla morte. «Si trovava a Cortina d’Ampezzo, sul palco di un convegno dove aveva presentato il suo ultimo libro, Madre Patria, quando si sentì male. […] “Ho sentito tre colpi sul diaframma, come fossi in apnea. Da sommozzatore sai che quando li senti devi riemergere, è l’ultimo avvertimento. Ho capito che c’era qualcosa di grave. Finita la conferenza, ho chiesto che si chiamasse un medico”. L’ambulanza lo portò di corsa all’ospedale di Belluno, dove il primario di cardiologia gli spiegò che era in pericolo di vita: “La mia era una dissezione dell’aorta, mi hanno portato con l’elicottero a Treviso”. Lì subì un’operazione molto delicata, i cui esiti sono spesso incerti» [Daria Egidi, Vanity 8/1/2025]. Scrive il Corriere: «Dissecazione dell’aorta con tamponamento del cuore, otto ore di intervento chirurgico, la parte più delicata in circolazione extracorporea, percentuale di sopravvivenza 1 per cento. Ciò che ha pensato e provato, mentre era più di là che di qua, è dunque una classica esperienza di pre-morte; o, come più precisamente la chiamano gli anglofoni, una NDE, Near Death Experience: quasi-morte. C’è ormai un’ampia letteratura scientifica su questi singolari stati di coscienza, vividamente ricordati da persone che sembravano andate e poi sono tornate. Di solito si accompagnano alla sensazione di uscire dal proprio corpo mentre i medici vi si affannano intorno, di levitare e vedersi dall’alto; o a visioni di una luce intensa, incontri con persone care scomparse, stati d’animo di profonda serenità e quasi desiderio di lasciarsi andare. E poi qualcosa o qualcuno li trattiene, dice loro non è ancora l’ora, e li fa ritornare nel mondo dei vivi. […] “Ricordo più di ogni altra cosa il mio desiderio intensissimo di poter rivedere Tiziana, di non rinunciare a una felicità da poco scoperta, di non interrompere una cosa bellissima appena iniziata. Ho ancora la sensazione che sia stato quel desiderio a svegliarmi dal coma, che pure è durato una settimana. Altrimenti mi sarei lasciato volentieri andare. All’inizio provavo una tale spossatezza che ho pensato: tanto vale finirla qui. Mi sembrava che la cosa più importante fosse superare, senza soffrire troppo, il trauma del momento del trapasso. Ma poi ho avuto una scossa. Devo rivederla, mi sono detto. E ho cominciato a risalire dalla foiba, arrampicandomi lungo una parete rocciosa. Non ho visto luci intense, sopra la mia testa c’era la luce naturale di un cielo primaverile, in superficie vedevo una casa, e intorno a me le radici degli alberi che la circondavano. Non guardavo il mondo dall’alto come Jung, che racconta di essersi sentito come sospeso nello spazio, sotto di sé l’intero globo terrestre. Al contrario, ho visto il mondo dal basso, da sottoterra, mi pareva di stare nell’Ade, gli Inferi di Omero. Vedevo lo Stige, un fiume nero dal quale mi guardavano migliaia di puntini di luce: gli occhi dei morti, penso. Provavo con acutezza la fatica della salita, e mi preoccupava l’incertezza dell’esito: sapevo che avrei potuto non farcela. Ricordo di aver chiesto aiuto ai miei genitori, da tempo scomparsi: datemi una mano, devo tornare da lei. E alla fine, proprio con in un happy end hollywoodiano, mi sono risvegliato e la prima cosa che ho visto è stata il suo viso» [Antonio Polito, 7 30/11/2024] • Era il 18 gennaio del 2024, il giorno della nuova nascita e anche quello in cui capì che, dopo due anni di relazione, avrebbe voluto sposare la compagna, che commossa accettò la proposta. In quel momento, Tiziana Panella sentì che il compagno stava tornando da lei: “È successo quando mi ha preso la mano e ho capito che mi sentiva. Ma ho respirato davvero solo quando è uscito dalla terapia intensiva”» [Egidi, cit.] • Parsi e la Panella si sono sposati il 18 gennaio 2025 a Casina di Macchia Madama, a Roma. Data simbolica: esattamente un anno dopo il risveglio dal coma. Duecento invitati («Più medici che giornalisti e professori!»), tra cui anche i cardiochirurghi Giuseppe Minniti e Francesco Battaglia, con la fisioterapista Barbara Salvadori del Ca’ Foncello di Treviso, che alla fine del 2023 gli avevano salvato la vita • Adesso che siete sposati, vivete insieme, che la vita si è complicata e poi si è anche rimessa a posto, cos’è per voi l’amore? Vittorio: «È come la noce moscata in una ricetta, mette in ordine tutto grazie a un profumo e un sapore particolari. E poi è la felicità di pensare che questi tempi supplementari della vita saranno i migliori. L’amore, anche se sei stanco e anziano, ti dà lo slancio di pensare che quello che ti attende sarà il tempo più bello» Tiziana: «Ci penso tanto in questi giorni. La verità è che negli ultimi anni, prima di incontrare Vittorio, ero spaventatissima dall’amore. Oggi ho imparato che l’amore è quando smetti di avere paura e l’unica paura che ti resta è quella di perdere l’amore» [Filini, cit.].
Politica Tra il 2005 e il 2008, per nomina del mastelliano Sandro De Franciscis, fu assessore ai Beni culturali, ai grandi eventi, all’editoria e al marketing territoriale della provincia di Caserta. Ma tu, politicamente? «Sono di sinistra. Però a Caserta sono stata chiamata come assessore tecnico». La famiglia? «Mio padre votava Dc. Come mio fratello. Mia sorella a sinistra. La mamma era contesa fra le due fazioni». Se fossi stata una bruttina stagionata De Franciscis ti avrebbe chiesto di fare l’assessore? «È una persona intelligente. Spero che abbia pensato a me per altri motivi. Ma non ci sarebbe nulla di male se avesse valutato che una persona di bell’aspetto poteva fare più comodo di una super-cozza» [Sabelli Fioretti, cit.].
Denari Il suo secondo ex marito, Pino Nazio, era comproprietario della barca di D’Alema. «Non l’Ikarus. Si chiamava Margherita. Ma non abbiamo fatto mai vacanze insieme. Ci incontravamo quando ci consegnavamo l’un l’altro la barca» [Sabelli Fioretti, cit.].
Grappino «Con La7, di sera ti porti in casa Lilli Gruber, Corrado Formigli, Giovanni Floris; già di mattina e a pranzo ti arriva in tinello David Parenzo, dopo di che, invece del caffè e del grappino per digerire, Tiziana Panella ti offre la stessa minestrina loffia a Tagadà, un programma che già dal nome dovrebbe far torcere le budella. Respirano tutti con un solo polmone, filtrano la luce con occhiali di varie montature griffate, ma le lenti sempre rosse sono. Sempre la stessa solfa.» [Vittorio Feltri, Giornale 30/2/2025]
Curiosità Alla vigilia del Natale 2021 rimase contagiata dal Covid-19, una cena di famiglia a Caserta si trasformò in focolaio Quando è in onda si commuove spesso • Secondo un sondaggio di Ipsos per la Rai, la sua riconoscibilità tra gli italiani è del 22% (per dire: Bruno Vespa è all’89,8%, Enrico Mentana al 81,3%, Paolo Brosio al 77,9%, Lilli Gruber al 70,1%, Roberto Giacobbo al 57.9%) • Dice di avere anche molto pudore. «Specie quando racconto storie dure: se c’è il dolore di un altro, non posso essere io a piangere. È una forma di rispetto» [Volpe, cit.] • Amica di molti colleghi. «Stimo moltissimo Alessandra Sardoni, ho delle piacevoli frequentazioni con David Parenzo, Diego Bianchi mi fa molto ridere; ho un buon rapporto con Formigli e con Floris con cui ci rubiamo il pesce crudo. Sono affezionata a loro, non so proprio vivere nel conflitto» [ibid.] • Hai fatto anche una trasmissione sulle abitudini sessuali degli italiani.
«Ho scoperto che gli scambisti non sono dei vecchi dalla sessualità stanca, stufi del matrimonio, che cercano un’esperienza diversa. I locali degli scambisti sono frequentati da ragazzini. Poi il mondo del sadomasochismo che non conoscevo per niente, gli schiavi, i padroni, la ricerca del piacere attraverso le violenze estreme… E anche lì, giovani. E poi i travestiti, un’altra dimensione fantastica. Ho trovato anche una bella amicizia, un bellissimo uomo napoletano, una bomboniera d’uomo, che aveva avuto una storia omosessuale a Napoli, durata vent’anni. Quando il suo compagno era morto lui aveva cominciato a travestirsi e di notte diventava Jasmine. Fece metà intervista da uomo e metà da Jasmine» [Fioretti, cit.].
Titoli di coda Faresti un calendario? «No». E se ti dessero dieci miliardi di lire? «Per dieci miliardi…parliamone» [Sabelli Fioretti, cit.].