Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  aprile 24 Venerdì calendario

Biografia di Renée Kathleen Zellweger

Renée Kathleen Zellweger, nata a Katy (Texas) il 25 aprile 1969 (57 anni). Attrice. Premio Oscar come migliore attrice non protagonista per Ritorno a Cold Mountain (2003), Oscar come migliore attrice protagonista per l’interpretazione di Judy Garland nel film biografico Judy (2019). Ha raggiunto la fama internazionale per il ruolo Bridget Jones, interpretato in quattro pellicole, Il diario di Bridget Jones (2001), Che pasticcio, Bridget Jones! (2004), Bridget Jones’s Baby (2016) e Bridget Jones - Un amore di ragazzo (2025).
Vita «Figlia di un’infermiera norvegese di origini lapponi e di un ingegnere svizzero, frequentò a Houston l’High school Bengal Brigade, giovane cheerleader con la passione per la ginnastica alla quale affiancò presto l’interesse per la recitazione, frequentando alcuni corsi e facendosene man mano conquistare. Tanto che, dopo la laurea in Letteratura inglese all’Università di Houston e una carriera giornalistica abbandonata sul nascere, Renée decise di dedicarsi a tempo pieno a costruire il suo futuro di attrice. Quelli che all’inizio erano solo piccoli ruoli nelle pubblicità e in produzioni minori sfociarono prima nel suo esordio in un thriller televisivo, Il sapore dell’omicidio, e poi nella commedia anticonformista diventata manifesto della Generazione X, Giovani, carini e disoccupati di Ben Stiller (1994)» (Ursula Beretta) • «“Non credo molto ci sia un destino e noi dobbiamo solo attraversarlo, penso che le scelte che facciamo ci portano dove siamo. Anche se è vero che una piccola decisione, magari insignificante, può cambiare il corso di una vita”. A lei è successo? “Beh, se penso a come è iniziata la mia carriera... vivevo in Texas, avevo avuto qualche piccolo ruolo ma niente di che. Passavo parecchio tempo a un caffè con un mio caro amico e lì con lui, un giorno, ho deciso di fare un video; un provino che, una volta spedito, mi ha portata direttamente a Los Angeles e poi sul set di Love e una 45. Se quel giorno lui con la sua enorme telecamera non mi avesse ripresa, forse la mia vita non sarebbe questa”» (a Chiara Maffiioletti) • Prima di diventare famosa, faceva spettacolini allo Sugar Go-Go ad Austin (Texas), dove i clienti le infilavano banconote da cinquanta dollari negli slip • «Il cinema si era finalmente accorto di quella ragazza bionda dal sorriso disarmante che, fresca di horror, era stata scritturata per Non aprite quella porta IV e fu scelta per interpretare la fidanzata di Tom Cruise nella pellicola campione di incassi del 1996, Jerry Maguire. Il ruolo, poi, della giornalista in carriera che si riavvicina alla madre quando ne scopre la malattia terminale ne La voce dell’amore con Meryl Streep (1998), rivelò anche il talento drammatico dell’attrice che, dopo aver preso parte alla commedia Io, me & Irene, di e con il fidanzato di allora, Jim Carrey (2000), ottenne il suo primo riconoscimento ufficiale, il Golden globe con il film Betty love. E proprio il nuovo millennio accompagnò il successo internazionale di Renée Zellweger che venne scelta come protagonista della riduzione cinematografica del romanzo di Helen Fielding, Il diario di Bridget Jones, un vero e proprio caso editoriale destinato a diventare tale anche sul grande schermo. Inutile dire come il merito fosse anche della Zellweger che si immedesimò totalmente nella single londinese trentenne che faceva fuori tutti gli stereotipi femminili accolti fino a quel momento. Goffa e pasticciona, con una situazione lavorativa, sentimentale e fisica al limite del disastroso ma sempre riconosciuta con una sana dose di autoironica, Bridget era la donna nella quale intere generazioni si potevano riconoscere, eroina in cerca di rivalsa che brandiva quei primi, potenti messaggi di body positivity e di riscatto che ne fecero un’icona. Lei, ovviamente, assieme alla bella Renée, al centro di una trasformazione fisica degna di una grande attrice che le varrà una nomination agli Oscar e l’opzione sui sequel successivi, a partire da Che pasticcio Bridget Jones! (2004)» (Ursula Beretta) • Per interpretare il primo film su Bridget Jones è ingrassata con una dieta da 4700 calorie così strutturata: 1. colazione con dolcetti e milk shake; 2. pranzo a base di pizza, burro di noccioline, patatine, frittelle dolci alla crema; 3. merenda con un big Mac e patatine; 4. cena con enorme piatto di spaghetti con sugo di carne seguito da patate e burro. Per seguire questo regime alimentare è stata pagata 21 milioni di euro (Vanity Fair) • «L’America s’era innamorata di lei dalla sua prima apparizione accanto a Tom Cruise in Jerry Maguire, era il 1996. Renée Zellweger avrebbe poi mantenuto le promesse con i successi dei primi anni Duemila, da Chicago a Il diario di Bridget Jones e Ritorno a Cold Mountain che le valse un Oscar come migliore attrice non protagonista. Ma per qualche anno l’attrice, oggi cinquantenne, era tornata sullo schermo solo in piccoli ruoli. Secondo alcuni, a causa degli eccessivi ritocchi estetici che ne avrebbero alterato l’espressività» (Silvia Bizio) • Nel 2014 ha fatto parlare di sé per i ritocchi estetici al viso e il dimagrimento impressionante. «La sua passerella, all’Elle Women in Hollywood Awards di Beverly Hills in compagnia del fidanzato, il capellone Doyle Bramhall, ha monopolizzato l’attenzione di blogger, giornali online e spietati (ex) ammiratori che sui social network hanno fatto a pezzetti il viso smagrito, la fronte liscia, gli zigomi gonfi. Addio chili di troppo, faccetta imbronciata e occhioni marroni addolciti dalle caratteristiche palpebre un po’ pendenti: l’attrice premio Oscar di Ritorno a Cold Mountain è apparsa invecchiata, filiforme, con gli occhi azzurri (quale sarà il colore vero?) e inequivocabilmente diversa» (Elvira Serra) • «Il caso è più interessante dell’abituale “esponente del mondo dello spettacolo si rifà e noi tutti qui a dire che stava meglio prima di gonfiarsi le labbra”. A uno sguardo non professionale, la signora nelle foto di lunedì non pare rifatta. Semmai sembra che si sia tolta quel rigonfiamento vagamente innaturale che aveva sempre avuto agli zigomi (e che di solito solo se è posticcio non cala con l’età: lo zigomo naturale è più sporgente a vent’anni che a quaranta, e Zellweger ne ha 45). Il naso è uguale, la bocca pure. Le sopracciglia sono più naturali: tanto rumore per aver smesso di utilizzare le pinzette? (…) Zellweger ha saggiamente assecondato gli interpreti delle altrui intenzioni e degli altrui malesseri, dimostrandosi un’abilissima rivoltatrice di frittate. Ha dichiarato a People che se ha un aspetto diverso è perché è più felice, rilassata, non s’ammazza di lavoro come prima e questo suo nuovo prenderla con calma le si legge in faccia. Ha definito il caso una “scemenza”, ma certo non s’aspetta che smetta di sovreccitare i commentatori, ed è consapevole che “no comment” non basti, nell’era in cui riteniamo nostro diritto sapere i fatti della gente famosa: “Quelli che sono in cerca di qualche nefasta quanto inesistente verità non si muovono da davanti al citofono finché non apro la porta”» (Guia Soncini) • «Campionessa di una femminilità curvy e romantica anche se costretta a sembrare self-controlled e indipendente, la “nuova” Bridget Jones, cui Renée Zellweger offre il suo viso accattivante e non particolarmente segnato dai presunti interventi chirurgici, si trova a fare i conti con un mondo dove nessuno sembra capace di controllare quel che accade (le disavventure professionali di Bridget e Miranda sono da antologia, la sua goffaggine nei momenti topici è ormai paradigmatica) e dove i due spasimanti – in guerra l’un contro l’altro ma «democraticamente» pronti ad aiutare la futura mamma (la scena del corso prematrimoniale è il vertice comico del film) – ribadiscono lo scontro generazionale già visto sul luogo di lavoro» (Paolo Mereghetti su Bridget Jones’s Baby, 2016) • «Smettere di fumare, ridurre la circonferenza cosce di 7,62 centimetri, non innamorarsi di impegno-fobici, impegnati e megalomani. Erano alcuni dei propositi del Diario di Bridget Jones (1996), ed eravamo tutte noi. I primi due romanzi più di 15 milioni di copie vendute, il primo film 282 milioni di dollari. Proprio così, noi single, mentre prendevamo coscienza di noi stesse: imbranate, ma felici di esistere. Negli anni Novanta, quando ancora tutto era possibile. Prima dell’11 Settembre, della grande recessione, la nostra età dell’innocenza. Attraverso Bridget, prima eroina comica moderna, Helen Fielding aveva intercettato una generazione. Ora però arriva il terzo film, e nei trailer Bridget, a 43 anni, è ancora lì. Gli stessi pantaloni del pigiama, ad ascoltare All By Myself e divorare un cupcake. Più magra, meglio vestita, più realizzata nel lavoro, ma sempre a disperarsi perché non trova un uomo. Perfino l’appartamento è sempre quello, anche se ha cambiato il divano. Che pasticcio, Bridget Jones! Non ci rappresenti più. È congelata, come la faccia di Renée Zellweger, ha ironizzato il Guardian» (Costanza Rizzacasa d’Orsogna) • Sul ruolo di Judy Garland, per cui ha vinto il Premio Oscar nel 2020: «Si è prestata a una vistosa trasformazione fisica, con un risultato che stupisce. È stata dura diventare Judy? “Abbastanza. Ogni giorno, prima che iniziassero le riprese, trascorrevo più di due ore al trucco. Io ho gli occhi chiari, ho dovuto indossare lenti a contatto scure. Ho usato delle protesi per il naso, delle mascherine per i denti. È stata un po’ dura, devo ammetterlo. Ma è il nostro mestiere”. Però indossa abiti magnifici. “Garland tendeva a cambiare continuamente look, ne abbiamo provati tantissimi, in qualche modo ho dovuto rincorrere i suoi capricci. Ma è stato divertente e qualche volta perfino emozionante. Più mi allontanavo da Renée e mi avvicinavo a Judy, e più sentivo che ce l’avrei fatta a interpretarla”. Nella scena finale, canta e si rivolge al pubblico dicendo: “Non vi dimenticherete di me, vero?”. “Vuole farmi piangere? Un momento da brividi. Pensi alla canzone Over the Rainbow da Il mago di Oz: tutti abbiamo un ricordo legato a quel film, al brano, è difficile non provare nostalgia della nostra infanzia, dei nostri sogni di bambini e tutto passa attraverso la voce di quella ragazzina che era Judy. Temeva l’oblio più della morte. Se solo sapesse...”» (a Silvia Bizio) • «Ha vinto due Oscar. Eppure le persone la identificano con Bridget Jones. Le dà fastidio? “Assolutamente no. Una ragazza non oserebbe nemmeno sognare un tale ruolo, ha portato così tanta felicità nella mia vita. Lo dico:io amo Bridget!”» (a Silvia Bombino).
Soldi «Ci sono stati giorni duri. Quando cercavo le monetine nelle pieghe del divano, e dovevo scegliere con molta attenzione come spenderle. Ma sono sopravvissuta e, non mi vergogno a raccontarlo, prima di arrivare al successo ho servito a tanti tavoli come cameriera».
Amori È stata fidanzata con gli attori Jim Carrey e Bradley Cooper e con la rockstar Jack Carrey, leader della band White Stripes. È stata sposata con il cantante country Kenny Chesney (il loro matrimonio lampo è durato solo sei mesi, dal maggio al dicembre 2005) • «Sarei stata felice se fossero arrivati dei figli. Ma non è successo. Però non penso mai alle cose che non ho, e mi sento molto fortunata. La mia vita è stata di successo comunque» (a Silvia Bombino).
Curiosità Racconta che negli aeroporti, appena la riconoscono, le fanno aprire le valigie davanti a tutti: «Gli uomini della sicurezza lo fanno apposta, so benissimo cosa cercano: le mutande di Bridget Jones».