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 2026  maggio 23 Sabato calendario

Il Festival dell’Economia di Trento fa schifo

Di norma le popolazioni mostrano interesse per la teoria economica una volta diventate ricche. L’economia è infatti la scienza che fornisce strumenti per adottare «scelte» all’interno di un determinato quadro di fattori, in funzione di massimizzarne l’utilità.Tuttavia, quando le alternative non ci sono, o sono ristrette a pochi «eletti», assume più importanza l’«accettazione» delle conseguenze di una determinata «scelta» (anche se presa da altri), che non la scelta stessa.Nelle società povere, non solo dal punto di vista economico, il «benessere» è infatti legato più ad «accettare» che a «scegliere». Ridotta ai minimi termini, la differenza tra ricchezza e povertà si riduce in misura delle opportunità di scelta.Il format su cui si sviluppa il Festival dell’economia, giunto al ventunesimo anno (superando il Concilio di Trento del 1545-1563), è strutturato in maniera tale da rispecchiare esattamente questa logica, che potremmo definire «binaria» in quanto basata sul principio del «terzo escluso» (il pubblico che assiste alle conversazioni).Incontri molto brevi (di circa un’ora, comprese presentazioni e commiato), in perfetto stile «TikTok», dove protagonisti scelti da altri (e di conseguenza «accettati» dal «terzo escluso») si confrontano con uno o più moderatori/intermediari, su un piano visibilmente inclinato verso l’ovvietà, talvolta l’incoerenza (come sentire Alessandro Benetton, figlio di Luciano, sul tema dei giovani), o l’assurdità (come sentire Francesco Gaetano Caltagirone su «Illuminati e democrazia»): nel primo caso era meglio chiamare i non pochissimi «figli di nessuno» che ce l’hanno fatta; nel secondo sostituire la parola «Illuminati» con «Buio».La spiegazione sta nel fatto che ormai, in Italia, per citare Max Weber, le parole che si pronunciano nei Festival, «non sono un vomere per fecondare il terreno del pensiero contemplativo, bensì spade contro gli avversari, strumenti di lotta»: sono politica fatta con altri mezzi. Una patetica chiamata a raccolta di un ceto intellettuale in disarmo che, incontrandosi e contandosi, si compiace di essere così numeroso da esorcizzare il fantasma di un popolo che gli ha (elettoralmente e non solo) girato le spalle. Il Festival sono grandi eventi economici, perché producono un indotto, appunto economico, di spessore insostituibile per le località li ospitano come in questo caso Trento. Non fecondano «il terreno del pensiero contemplativo», semplicemente perché non sono nati per questo.Il Festival di Trento costituisce un traino importante per l’economia trentina, che però non produce nessun effetto rispetto all’aridità denunciata da Weber. Altro non c’è da dire, se non che, mutatis mutandis, sarebbe come sostenere che il Festival di Sanremo, evento dell’anno per l’industria discografica «nazionalpopolare», sia un incubatore di musicisti e cantautori.Albino Leonardi