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 2026  maggio 22 Venerdì calendario

Lavoro nero, a Milano e Brianza 70 ispettori per 2 milioni di lavoratori.

Sempre meno ispettori e sempre più aziende da controllare. È questa la realtà che devono affrontare ogni giorno gli ispettori di INL, Inps e Inail per contrastare lo sfruttamento nel mondo del lavoro. “Siamo impegnati su molti fronti e siamo pochi, lo dico soffrendo. La carenza del personale è nell’ordine delle centinaia”, spiega Carlo Colopi, direttore dell’ispettorato area metropolitana di Milano nel corso della presentazione della relazione sulle attività ispettive del 2025. Il perimetro da controllare è sempre più ampio. Due milioni di lavoratori e oltre 136mila aziende soltanto a Milano e in Brianza. Ma il numero di ispettori è sempre più basso. Settanta per l’INL. Sedici per l’Inail. Sessanta per l’Inps, ma dieci anni fa erano 92. E così diminuiscono anche le ispezioni.
L’Inps è passata da 2144 controlli nel 2014 a 547 nel 2025.
Ma le irregolarità riscontrate aumentano. Il motivo? “In un contesto di carenza di forze, si migliora l’attività di intelligence preliminare”, spiega Luca Manganaro, dirigente dell’area vigilanza del coordinamento metropolitano di Milano Inps. Nel 2025 due aziende controllate su tre a Milano hanno presentato delle irregolarità. Ma questo non significa che i due terzi delle imprese in quest’area siano irregolari: l’attività ispettiva si è concentrata su situazioni già a rischio irregolarità. “Anche se sarebbe meglio lavorare anche sul controllo diffuso”, aggiunge il dirigente.
L’attività ispettiva dell’Inps nella sola area di Milano ha portato a un incasso di oltre 100 milioni di euro nel 2025, la metà del totale nazionale. “Questo è un indicatore molto chiaro del peso che il territorio milanese ha nel sistema complessivo” si legge nella relazione. Ma, nonostante la carenza di ispettori, è aumentata l’efficacia del lavoro. “Basta pensare che in media ogni ispettore ha portato un incasso di due milioni di euro”.
Ma non è solo una questione quantitativa. Il lavoro irregolare si evolve cambiando forma e arriva in tutti i settori. “Dalla ristorazione all’edilizia”, spiega il direttore Colopi, che pone l’attenzione sulle nuove forme di caporalato digitale. Piattaforme informatiche che offrono servizi di incontro tra la domanda e l’offerta di lavoro. “Il datore di lavoro si rivolge alla piattaforma pagando il servizio pensa che di tutti gli obblighi di assunzione se ne occupi la piattaforma. Ma così non è. E questo è un illecito” spiega Colopi che pone l’attenzione anche sul clima di omertà che circonda il lavoro nero. Ecco perché è importante sottolineare che nel 2025 ci sono stati “dodici permessi di soggiorno che abbiamo fatto ottenere a persone extracomunitaria che hanno collaborato con noi per svelare situazioni di grave sfruttamento”. I loro aguzzini sono stati denunciati per caporalato e le persone sono state prese in carico dagli operatori del terzo settore.