il Fatto Quotidiano, 22 maggio 2026
Decreto missioni, l’Italia torna in Iraq: 200 militari contro il terrorismo
Tre nuove missioni internazionali nel 2026, di cui una particolarmente delicata perché coinvolge un Paese che l’Italia conosce bene e un’area – quella del Medio-Oriente – ormai destabilizzata dalla guerra in Iran e dal conflitto a Gaza. Nel 2026 un contingente militare italiano tornerà in Iraq con 196 soldati. A rivelarlo è la relazione analitica sulle missioni internazionali relative al 2026 approvata il 14 maggio dal Consiglio dei ministri e depositata martedì dal governo al Parlamento.
Le nuove missioni per il 2026 sono in Iraq, Somalia e Tunisia, ma quella più significativa riguarda proprio l’invio di soldati italiani a Baghdad. Una missione bilaterale che viene considerata come la continuazione della Coalizione dei Volenterosi che nel 2014 decisero, su mandato Nato, di contribuire alla lotta al terrorismo di Daesh.
196 soldati – compresi i volontari della Croce Rossa e del Corpo infermieri – che serviranno per supportare le forze irachene in ambito di polizia, intelligence, cybersicurezza, esercitazioni ed equipaggiamento. La cooperazione sarà anche di carattere umanitario.
Nella scheda della missione si specifica che il contingente opererà anche in sinergia e con il coordinamento con l’Operazione Levante, quella dell’Italia per il conflitto tra Israele e Hamas. La missione in Iraq prevede l’invio di un contingente di 196 persone, 5 mezzi aerei e una spesa annuale di 9,5 milioni di euro, di cui 3,1 nel 2027.
A questo proposito, nelle 838 pagine di relazione analitica sulle missioni del ministero degli Esteri, il governo accenna anche alla missione Unifil che terminerà a fine anno spiegando che si auspica una nuova missione sotto il mandato Onu, come più volte ribadito sia dalla premier Giorgia Meloni sia dal ministro degli Esteri Antonio Tajani. Una soluzione che sarà presto sottoposta al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, si legge nella relazione.
Le altre due missioni del 2026 riguardano l’Africa. La prima è nel Corno d’Africa con un contingente di 45 militari italiani che saranno presto trasferiti in Somalia per la stabilizzazione dell’area, mentre l’altra è la consulenza alla Guardia nazionale marittima tunisina.
Una missione importante perché il governo italiano negli ultimi mesi ha spesso potuto contare sull’asse con Tunisi per fermare gli sbarchi dal Nord Africa verso l’Italia. Il governo ha coinvolto anche l’Unione europea con diverse missioni di Ursula von der Leyen per parlare con Kais Saied e sbloccare il finanziamento da 900 milioni del Fondo Monetario Internazionale.
La missione, si legge nella relazione, avrà funzioni di “consulenza, assistenza, supporto tecnico-logistico e addestramento a favore del personale della Garde Nationale Maritime”, attraverso la costituzione di un “Nucleo di Supporto” con sedi a Tunisi e Sfax. In particolare servirà per mantenere le navi cedute dall’Italia alla Tunisia e l’addestramento dell’equipaggio tunisino”. Per questo l’Italia invierà 22 militari, di cui due ufficiali.