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 2026  maggio 22 Venerdì calendario

Starbucks spegne l’IA che doveva contare latte e scorte

L’intelligenza artificiale doveva aiutare Starbucks a evitare uno scenario da incubo: scoprire troppo tardi che in negozio manca un prodotto essenziale, come un tipo di latte o uno sciroppo usati nelle bevande.
Lo strumento faceva parte del piano di rilancio guidato da Brian Niccol, il CEO arrivato per riportare ordine in una catena diventata negli anni più complessa da gestire.
La promessa, però, non ha retto. Secondo Reuters, Starbucks ha deciso di interrompere in Nord America il sistema IA che aiutava i dipendenti a contare le scorte in magazzino. Lo strumento era stato introdotto nei negozi appena nove mesi fa.
Quando l’IA confonde il latte
Uno dei problemi, a quanto pare, è che il sistema sbagliava a riconoscere gli ingredienti.
Poteva confondere tipi di latte simili, contarli male o non rilevarli affatto. E così il software che doveva dare a Starbucks una visione più precisa delle scorte ha finito per creare nuova confusione invece di eliminarla.
La tecnologia rimossa dalla grande catena americana di caffetterie – che in Italia conta circa 50 punti vendita – era stata sviluppata da NomadGo e usava tablet, fotocamere e sensori LiDAR per “leggere” scaffali e celle frigo.
Grazie alla computer vision e all’intelligenza spaziale 3D, l’IA esplorava fisicamente un ambiente e lo traduceva in dati di magazzino. Quando ha lanciato questa tecnologia a settembre del 2025, Starbucks aveva detto che l’avrebbe utilizzata in oltre 11.000 negozi in Nord America entro la fine di quel mese.
Il ritorno ai controlli fatti dalle persone
Alla fine Starbucks ha scelto la soluzione meno futuristica, ma più sicura: tornare a controlli più tradizionali.
Se un sistema automatico promette di semplificare il lavoro ma poi costringe il personale a verificare tutto da capo, diventa inutile.
Secondo Reuters, l’azienda ha quindi ritirato il software IA, chiamato “Automated Counting”, e ha deciso di rendere più uniforme il modo in cui i negozi contano le scorte. Per alcune categorie di prodotti, il conteggio tornerà nelle mani dei dipendenti.
La lezione sull’IA nei negozi
Il caso Starbucks mostra un limite dell’intelligenza artificiale: nei negozi fisici la tecnologia incontra imprevisti e disordine che non ha mai conosciuto in ambienti simulati. Anche un piccolo dettaglio può bastare a mandare in crisi un sistema che sulla carta dovrebbe semplificare tutto.
È lo stesso problema emerso, recentemente, nell’esperimento condotto dalla startup statunitense Andon Labs a Stoccolma, che ha affidato la gestione di un piccolo caffè a un agente IA chiamato Mona, lasciando agli esseri umani il solo compito di preparare e servire bevande, dolci e pane.
L’IA doveva occuparsi di tutto il resto: ordini, organizzazione dei turni e spese di avvio dell’attività. Ma ha finito per fare acquisti senza senso, sbagliare le forniture e disturbare i dipendenti fuori orario. Anche in questo caso si è manifestata, evidente, una distanza enorme tra le capacità “agentiche” e il lavoro quotidiano di un negozio reale.