Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  maggio 22 Venerdì calendario

Causa a Disney per 5 milioni di dollari per riconoscimento facciale non autorizzato

Una donna ha fatto causa a Disney perché il famoso parco divertimenti in California non rispetterebbe le norme locali sulla privacy. Come si legge nel testo della causa (si tratta di una class action) depositata da Summer Christine Duffield presso la corte distrettuale di New York. Secondo quanto si legge nel testo dell’accusa, da quasi un mese la compagnia avrebbe installato tornelli «smart» all’entrata del parco divertimenti di Anaheim (a sud di Los Angeles). Tranne pochissime eccezioni, ogni ingresso sarebbe dotato di un sistema biometrico di riconoscimento facciale.
Questi – installati per velocizzare gli ingressi e verificare che i clienti con abbonamento annuale siano titolati a entrare nel parco – non sarebbero opportunamente segnalati. In questo modo Disney starebbe acquisendo non solo una grande quantità di dati biometrici (facilmente associabili anche a informazioni personali come i dati di pagamento) ma soprattutto starebbe raccogliendo quelli di minori non consenzienti (che ovviamente sono i clienti principali del parco). «È inquietante che Disney affermi di raccogliere dati relativi al riconoscimento facciale dei bambini purché vi sia il consenso dei genitori», spiega l’accusa, aggiungendo che i minori «non possono acconsentire a una violazione così grave della privacy, dato che non sono in grado di rinunciare ai propri diritti alla privacy».
Per questo motivo Duffield e gli altri partecipanti alla class action avrebbero chiesto 5 milioni di dollari per i danni subiti.
«Gli ospiti dovrebbero poter acconsentire espressamente all’uso di questo tipo di tecnologia di riconoscimento facciale mediante consenso scritto: l’onere della tutela dei diritti alla privacy non dovrebbe ricadere sulla vittima». Il consenso, però, non viene chiesto esplicitamente, sono i visitatori a dover scegliere da quale ingresso entrare. Ma i cartelli che segnalano i tornelli senza riconoscimento facciale – solo quattro su decine di entrate – non sarebbero abbastanza chiari. Così, secondo l’accusa, chi accede al parco non è consapevole che la propria faccia venga salvata sui sistemi Disney e usata dall’intelligenza artificiale.
Secondo i termini di servizio Disney, i dati biometrici non vengono conservati oltre trenta giorni. Ma per l’accusa questa policy potrebbe non rispecchiare la realtà, perché le foto «vengono nuovamente confrontate con quelle scattate al momento del primo utilizzo del biglietto o dell’abbonamento annuale da parte del cliente» e quindi, si conclude dicendo che«questa politica di conservazione dei dati per 30 giorni sia una farsa».