corriere.it, 22 maggio 2026
Rai, «rischio cancerogeno per la democrazia»: bufera sull’ad Rossi
«Il giornalismo d’inchiesta si trasforma in giornalismo di teorema e il giornalismo di teorema diventa un rischio cancerogeno per la democrazia e la Rai non può perseguirlo». Queste parole, pronunciate dall’amministratore delegato della Rai, Giampaolo Rossi, in occasione della presentazione della sesta edizione della campagna “Uniti contro la disinformazione”, condotta da Rai con Idmo, l’osservatorio sui digital media della Luiss, sono finite nel mirino dell’opposizione.
Secondo l’europarlamentare del Pd, Sandro Ruotolo, sarebbero state dirette a Report, la trasmissione di RaiTre condotta da Sigfrido Ranucci.
«È sempre la solita storia – dice Ruotolo -: il giornalismo d’inchiesta viene equiparato, dalla destra, al «giornalismo di teorema». Per loro il giornalismo dovrebbe essere una somma neutra di notizie, di virgolettati, di fonti ufficiali che non disturbino il manovratore». Ruotolo chiede le dimissioni di Rossi, seguito dal leader Avs Angelo Bonelli, coportavoce di Europa Verde, che sollecita le scuse dell’ad a Ranucci, e dai commissari M5S in Vigilanza Rai, che chiedono che a Report vengano rese le quattro puntate tagliate.
Nei fatti il riferimento a Ranucci della frase di Rossi esiste solo nell’articolo de Il Foglio che oggi ne parla. Chi ha seguito l’evento del 19 maggio scorso, ripreso ampiamente dalle agenzie, e tra questi anche consiglieri di amministrazione dell’opposizione, sa che Report non è stato mai nominato.
Così Rossi ha gioco facile a smentire l’attribuzione: «Leggo con divertito stupore le ricostruzioni che mi attribuiscono riferimenti a programmi o giornalisti che non ho mai menzionato. Il mio intervento, reso nel contesto pubblico di un convegno dedicato proprio al tema della disinformazione – e alla presenza di giornalisti, molti dei quali proprio impegnati nell’inchiesta all’interno del nostro servizio pubblico – non ha mai fatto riferimento a programmi della Rai o a suoi conduttori».
Secondo Rossi, che rivendica di aver moltiplicato i programmi d’inchiesta in Rai, «attribuire a quelle parole significati, bersagli o intenzioni diverse significa, paradossalmente, fare proprio ciò da cui si intendeva mettere in guardia in quell’occasione», cioè disinformazione.
Dai piani alti della dirigenza Rai fanno notare che l’attacco arriva all’indomani dei dati di bilancio che chiudono in utile per la prima volta dal 2017: «Vogliono oscurare questo successo» è la tesi.
Intanto oggi scadono i termini per le offerte agli immobili posti in vendita dalla Rai. L’interesse del ministero della Cultura per Palazzo Lavia e il Teatro delle Vittorie potrebbe essere oggetto di una trattativa privata.