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 2026  maggio 22 Venerdì calendario

Salvini ribadisce ai parlamentari: pagate le quote alla Lega o siete fuori

Ora basta. Matteo Salvini è sempre più irritato. E lo si è sentito anche alzare la voce, durante l’ultima riunione con gli eletti un paio di settimane fa. Colpa della crescente insofferenza dei suoi parlamentari nello sborsare il contributo al partito. E così, nelle prossime ore arriverà una lettera a tutti gli eletti, Camera e Senato senza distinzioni. In cui si invita al versamento dovuto anche «per rispetto delle migliaia di militanti che lavorano e investono tempo per la Lega».
Attenzione: non si tratta soltanto di un richiamo etico. La lettera chiarisce in tono «ultimativo» che chi non provvederà entro dieci giorni dall’arrivo dell’ingiunzione al versamento dovuto, si ritroverà fuori dal gruppo parlamentare e dal partito. Espulsione, nientemeno. La missiva è destinata anche a fare il giro dei territori andando a colpire pure i consiglieri regionali morosi.
La Lega chiede ai suoi parlamentari, già da molto tempo, la bellezza di circa 3.000 euro al mese, suddivisi in alcune voci. Non poco, anche per uno stipendio da parlamentare. Il secondo partito che chiede di più agli eletti è il Movimento 5 Stelle: 2.500 euro. Di cui 1.000 destinati direttamente alle casse del Movimento per l’autofinanziamento e la gestione delle strutture del partito. Mentre 1.500 euro costituiscono la cosiddetta «restituzione», la quota di indennità parlamentare che viene versata su un conto per finanziare progetti «di preminente interesse pubblico, sociale o di beneficenza».
Ma, come già per i 5 Stelle, anche la Lega deve affrontare la sempre più frequente elusione di quella che tecnicamente si definisce una «erogazione liberale». Come del resto accade agli altri partiti, l’ultimo anno della legislatura è quello in cui più è difficile convincere i parlamentari a sborsare il mensile dovuto al quartier generale: chi è convinto di non essere rieletto, o peggio non ricandidato, i soldi se li tiene. Magari, per fare campagna elettorale con un altro partito. E qui entra in campo la campagna acquisti del generale Roberto Vannacci, calamita per i leghisti (e non solo) convinti di non risalire sulla giostra. Salvini prima di far partire le lettere si è confrontato con il tesoriere-deputato Alberto Di Rubba. Insieme hanno stilato la lista degli onorevoli dal braccino corto. Sono ore di tensione nel Carroccio, veleni annessi. Per esempio c’è chi sostiene che Laura Ravetto sia andata con Vannacci senza aver saldato (per il momento) diverse quote pregresse alle casse di Via Bellerio. Da Futuro nazionale si fregano le mani. I vannacciani sono pronti ad annunciare nuovi ingressi parlamentari prima dell’assemblea nazionale del 13 e 14 giugno all’Auditorium della Conciliazione a Roma. I deputati e senatori che bussano alle porte del generale, al momento, non pagano alcuna quota al partito: porte aperte, stipendi intonsi.