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 2026  maggio 22 Venerdì calendario

Una soglia più alta per il premio. Trattativa sulla legge elettorale

L’accordo politico manca ancora, ma si tratta di dettagli. La direzione è imboccata: la proposta di legge elettorale depositata dalle forze di centrodestra, sarà modificata in 3 aspetti fondamentali, tanto che non si esclude un testo bis, anziché procedere con emendamenti condivisi. Via con ogni probabilità, nonostante le resistenze di FdI, l’ipotesi del ballottaggio, ritocco verso l’alto, dal 40 al 42%, della soglia che fa scattare il premio per la coalizione vincente, tetto al numero di parlamentari per evitare una maggioranza monstre, autosufficiente anche per l’elezione del presidente della Repubblica. «Stiamo provando a dare risposte alle obiezioni delle opposizioni – filtra dai piani alti di FdI —. Facciamo del nostro meglio, nonostante loro rifiutino anche di sedersi al tavolo».
La trattativa intorno allo Stabilicum è partita praticamente dal giorno uno. Perché, al di là dell’indisponibilità delle opposizioni a discuterne (a eccezione di Azione e Autonomie), ci sono punti sui quali anche le forze di centrodestra hanno dubbi e manifestano, riservatamente, resistenze. Proprio il ballottaggio è uno degli aspetti meno condivisi nell’attuale maggioranza. Il problema è sia tecnico – come normare un ballottaggio in un sistema bicamerale per il quale, dalle urne, potrebbero venir fuori anche maggioranze diverse? – sia politico: il doppio turno, infatti, favorisce tradizionalmente i partiti di area progressista. La nuova proposta potrebbe prevedere il ballottaggio solo nel caso, considerato residuale, di mancato raggiungimento della soglia per il premio in entrambi i rami del Parlamento. Oppure, più probabilmente, essere accantonato del tutto. Se nessuna coalizione raggiungesse la soglia in entrambi i rami del Parlamento, niente doppio turno e niente premio, ma attribuzione solo proporzionale dei seggi. L’altra modifica, la più significativa, riguarda proprio la percentuale che, se raggiunta da una coalizione, dà diritto al premio. Nella prima proposta depositata era stata fissata al 40% e poteva scattare anche in una sola Camera: troppo bassa, secondo molti costituzionalisti, distorsiva della volontà popolare. Ora, quindi, si prevede di innalzare questa percentuale dal 40 al 41 o (ipotesi più accreditata) al 42%. Ma poiché anche la consistenza del premio, stabilita in 105 parlamentari (70 alla Camera, 35 al Senato) incide sull’equilibrio tra maggioranza e opposizione, si lavora a un altro intervento: l’introduzione di un tetto (o cap, come l’hanno definito i tecnici mutuando il termine dal gergo economico) di 220 deputati e 113 senatori complessivi. Si otterrebbe mantenendo il premio di 105 seggi ma scalandoli dalla quota proporzionale.
La necessità di queste modifiche era emersa dopo l’ultimo vertice dei leader di centrodestra a Palazzo Chigi, in considerazione delle critiche emerse nelle audizioni, concluse proprio due giorni fa. Ora al nuovo testo – o agli emendamenti – i tecnici lavoreranno la prossima settimana. Il mandato dai dirigenti politici è quello di portare la legge all’approvazione alla Camera entro la pausa di agosto. Significa scrivere e depositare gli emendamenti a brevissimo e calendarizzare i lavori in Aula entro giugno.
A quel punto, in fase di discussione generale, arriveranno anche gli emendamenti delle singole forze politiche: quello per reintrodurre le preferenze non sarà certamente unitario del centrodestra. FdI e Noi moderati spingono per ripristinarle, ma Lega e FI sono del tutto contrarie.