Corriere della Sera, 22 maggio 2026
«Sanzioni Ue contro Ben-Gvir» Il passo (inedito) del governo
«Serve una reazione, ma non una ritorsione». Giorgia Meloni e Antonio Tajani si confrontano prima di pranzo e partono da questo assunto. Poi formalizzano la richiesta italiana alla rappresentante Ue Kaja Kallas di includere nella prossima discussione dei ministri degli Esteri l’adozione di sanzioni contro il ministro per la Sicurezza nazionale israeliano Ben-Gvir «per gli inaccettabili atti compiuti contro la Flotilla». Il via libera, a quella che il governo chiama «un’azione non banale», arriverà dopo un giro di telefonate anche da Matteo Salvini. Per la premier e per il titolare della Farnesina è «un primo passo». Tajani ne ha discusso ieri sera con l’omologo tedesco Johann Wadephul, a margine della ministeriale Nato. Berlino sinora si è sempre detta contraria a questa ipotesi, dibattuta già altre volte in sede di Consiglio. La richiesta ufficiale di Roma però cambia gli equilibri. Fonti europee fanno sapere che la questione potrà essere affrontata al Consiglio esteri informale, nel cosiddetto formato Gymnich, previsto la settimana prossima a Cipro, il 27 e il 28 maggio. Dettaglio non da poco per il congelamento dei beni e del divieto d’ingresso negli Stati membri: occorre l’unanimità tra i 27. La vicenda è complicata: tecnicamente esistono due strade per sanzionare il ministro. I tempi tecnici, al di là della strada diplomatica intrapresa, si attesteranno su circa due settimane. E servirà sempre un accordo politico di massima. Da parte di Bruxelles sono stati già sanzionati dal 2024 nove individui e cinque entità israeliane.
Allo stesso tempo, su un fronte più ampio, sembra reggere l’asse Italia-Germania che blocca la sospensione dell’accordo commerciale tra Ue e Israele. Dal governo tuttavia non escludono nulla, «un passo per volta», ma non ci sono smarcamenti clamorosi all’orizzonte su questo dossier. In mezzo c’è però anche un altro «piccolo» dettaglio: ieri sera a Palazzo Chigi ancora attendevano le scuse ufficiali di Tel Aviv per il trattamento riservato agli attivisti italiani della Flotilla.
In questo scenario il governo si muove con molta cautela. Per le opposizioni, in coro, è stato fatto troppo poco. Meloni però non la pensa così: non vuole entrare nell’imminente campagna elettorale israeliana, il suo obiettivo è evitare di ingrossare ancora di più le vele del partito ultranazionalista di Ben-Gvir, alleato del governo di Netanyahu. Allo stesso tempo, l’esecutivo sta cercando – per quanto sia complicato – di «elaborare una politica di confronto su canali diplomatici». Con questo intervento «selettivo», Meloni e Tajani provano anche a non gettare benzina su un sentimento antisemita che potrebbe incendiare il Paese. Argomento che non sfugge nemmeno al Viminale. Insomma, «il popolo d’Israele resta un amico». Lo fa capire anche Giovanni Donzelli, responsabile dell’organizzazione di FdI: «Una cosa però è il governo, che può fare degli errori e che è necessario sottolineare, un’altra sono le università, il mondo della ricerca, e andare a penalizzare un popolo per i suoi governanti è una scelta pericolosa, che non condividiamo». La pressione di Roma non finisce qui. Tajani in queste ore sta valutando la proposta francese e svedese di introdurre sanzioni commerciali dell’Ue contro i prodotti delle colonie israeliane in Cisgiordania, una misura presentata ufficialmente tramite un documento informale (non-paper). La proposta punta a verificare la fattibilità giuridica e pratica per poter applicare queste sanzioni in modo uniforme in tutti gli Stati membri. Il buon esito delle sanzioni a Ben-Gvir dipenderà dunque anche dalla risposta della Germania. La trattativa è appena iniziata, Tajani sa che non sarà delle più facili, ma un primo e inedito passo è stato fatto.